Archivi del mese: giugno 2011

Addio, caro amico

Quanti trilioni di volte l’ho detto che ho un rapporto di amore/odio con la blogosfera? E’ insidiosa: ti fa credere che stai cazzeggiando, perdendo tempo, facendoti gli affari degli altri, chiacchierando…. e invece ti immette nella vita delle persone, ché questi scambi li chiamiamo virtuali, ma dietro lo schermo c’è una persona che scrive, ed in qualche modo, anche se non te ne accorgi, finisci per imparare a conoscerla, pur non avendoci mai parlato, non avendo mai visto le espressioni del suo viso, i suoi piccoli tic. Hai letto però le sue confessioni, i suoi umori, i suoi sentimenti, i suoi sogni, le sue debolezze, le sue gelosie, i suoi ricordi, i suoi rimpianti, e sono tutte cose che magari non saprai mai del tuo collega di stanza che vedi ogni giorno per 5 giorni a settimana.

Ci sono persone particolarmente generose, che ti fanno entrare nella propria vita condividendo delle adorabili piccolezze: un bigliettino di auguri della figlia per la festa del papà, la maglietta che si mette quando gioca la Roma, la ricetta e la foto della torta di mele. Ma anche le foto in bianco e nero della madre appena scomparsa, di lui in calzoncini corti in campagna con lei che gli mostrava un coniglio. E poi le presentazioni di foto di quando erano piccoli, accompagnati da parole di amore e stima per loro e quello che erano diventati. L’ansia e la trepidazione e la malinconia nel vedere la figlia adolescente diventare donna sotto i suoi occhi.

Tutto questo e anche di più era Unodicinque, e ora questo cazzo di blog che gli sopravvive se ne sta lì, incurante e ignaro che tutta questa ricchezza sia solo un grande buco, e mi rifiuta pure un messaggio di cordoglio e di addio che ho voluto lasciare un po’ per i figli, un po’ “per lui”. Dice che deve prima essere approvato dal moderatore, quest’idiota.

Non sarà stato né in cima né in fondo alla lista dei suoi pensieri, ma purtroppo per me l’ultimo scambio che ho avuto con Unodicinque è stata una discussione, proprio nel post che precede questo. Mi aveva fatto davvero molto arrabbiare, e per un paio di giorni ce l’ho avuta con lui. Poi mi è passata, in fin dei conti per me ormai queste critiche al modo di crescere mio figlio sono il pane quotidiano. Più di una volta sono passata nel blog di Unodicinque per fare due chiacchiere e fargli capire che non ce l’avevo con lui, ma salvo quando dorme (e di solito mentre dorme faccio altro), mio figlio non mi lascia stare al computer più di trenta secondi, quindi non ne ho mai avuto occasione. Queste visite rapide e sporadiche mi avevano portato a conoscenza del fatto che scriveva poco e stava male, ma senza una lettura regolare e d’insieme non mi ero resa conto che fosse molto di più di un fastidioso acciacco.

E così le ultime mie parole ad Unodicinque sono state una stupida polemica. Perché non sappiamo mai quando una cosa sia l’ultima, e questa è un po’ la fregatura, un po’ anche il bello della vita.

Si dice spesso che bisognerebbe vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, ma io non sono d’accordo. Perché non potremmo mai affrontare la vita con quella leggerezza che sarà pure insostenibile come qualcuno aveva giustamente intuito, ma è l’unico strumento che abbiamo per godere delle piccole cose quotidiane e capitalizzarle, andando a dormire dando per scontato che domani ci sveglieremo ancora e nulla è perduto, e ci sarà un film ancora più interessante, una sera d’estate ancora più fresca, un bacio ancora più bello.

Ma questo Unodicinque l’aveva capito molto meglio di me, ed è proprio con le sue stesse parole che voglio ricordarlo.

Martedì 2 giugno 2009

Tempo

Al mattino scrivo dei post bellissimi. Poi mi alzo e lascio tutto lì sul cuscino, in disordine.

Stamattina ragionavo sul tempo, complice l’esilio forzato per un fastidioso raffreddore fuori stagione ed una condizione meteorologica disastrosa. Il tempo è come un conto corrente su cui puoi fare solo prelievi; in questi quattro giorni ho consumato un altro po’ del mio tesoretto e mi sembra di averlo sprecato, di non aver fato nulla.

Ma poi cosa vuol dire “sprecare” il tempo? Io sono stato con la mia famiglia, mi sono goduto il figlione che viene di rado, l’assai poco tranquillo menage familiare, fatto anche di feroci discussioni e di insulti irripetibili che lasciano però immutato l’amore e la stima reciproca. E’ sprecato questo tempo? Certo , vedere assottigliare quella dote che è il nostro tempo , lascia sempre una sensazione di disagio ma non perché si vorrebbe fare altro, si vorrebbe fare anche altro, si vorrebbe fare tutto.

Il fatto è che non so quant’è il mio credito; continuo a prelevare da questo ideale conto sul quale è versato il nostro tempo , ma non conosco il saldo.

Ma non voglio che questo pensiero mi turbi più di tanto, la vita è ora ed è la sola che ho; il futuro nessuno lo conosce e quello che viviamo nessuno ce lo può più togliere.

Lo so, qualcuno dirà che manca solo l’affermazione “che non esistono più le mezze stagioni”; può essere, sarò scontato , ma il patrimonio di affetti, esperienze, amore, che mi porto dentro è il nutrimento anche per il futuro ed è tutto mio.

Nel bene e nel male, non si cancella nulla.

Ciao Alessandro.

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