Archivi tag: cinema

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

Sere fa, come al solito alla solita impossibile ora tarda, hanno passato questo film godibilissimo e amaro, con due mostri sacri in stato di grazia. Come al solito, mi son ficcata gli stuzzicadenti fra le palpebre, e ho resistito fino a notte tarda, per veder ancora una volta realizzarsi i fondati timori di Gennarino Carunchio.

Per chi non conoscesse il film, è la storia del sunnominato Gennarino, rozzo mozzo siciliano e comunista a servizio su uno yacht di lusso, e la signora Raffaella Pangetti, ricca industriale milanese e socialdemocratica. Durante un’uscita in gommone, il motore si rompe e costringe i due a uno sbarco di emergenza su un’isola deserta. Deserta soprattutto dalle barriere e convenzioni sociali.

Laddove il denaro non vale niente, è il lavoro puro, quello manuale, quello di sapersi procacciare il cibo a determinare le nuove gerarchie. E dove gli argini sociali vengono abbattuti, ecco che erompe la passione, pura e feroce, perfino sadomasochistica.

 Come Alice, vado a leggermi il Morandini che scrive che “l’incapacità di L. Wertmüller nel lavoro di lima e nel controllo della materia le impedisce ancora una volta di lasciare un segno duraturo.” Mi sembra un giudizio severo e davvero troppo poco argomentato. In me invece è rimasto il segno duraturo della trasfigurazione dei volti ad opera dell’amore,  dell’essere umano che esce pian piano dal bozzolo dei suoi clichées, del senso di rivalsa sociale negli schiaffoni di Gennarino a Raffaella, dell’amarezza della disillusione negli occhi di Gennarino.

Ed ecco che le barriere sociali si manifestano anche nel linguaggio, strumento privilegiato di discriminazione sociale:

– Oh amore…il primo, è vero sai: avresti dovuto essere tu il primo.
– Il primo? Si chiama “primo” uno che poi dopo ci sta il secondo eh!
– Il primo e l’unico…voglio dire che mi dispiace non esser vergine, perché dovevi essere tu ad aprirmi, a mettermi il tuo marchio…amore, ti prego…sodomizzami…sodomizzami…ti prego amore…sodomizzami!
– Mmmhh…nun lo so…nun me va!
– Sì ti prego amore, tu sei il mio primo vero uomo…sodomizzami!
– Senti un po’, brutta fitusa borghese carugnona: ma tu lo fai apposta per farmi sentire ignorante con ‘ste parole difficili! Ma questa cosa che porcheria è, che nun te capisco? ! Che caspita sarebbe?
– Scusa amore…
– Ma scusa ‘na cippa de minchia, che maniera de parlare! Sissignore, io sono ignorante e me ne vanto!
– Te lo giuro amore, te l’ho detto così perché è una cosa difficile da dire.
– Ma poi io ‘ste porcherie vostre non le conosco…che è ‘sta cosa: sotorizzami, sotorazzami…checchè è?!?!

(Qui finisce la citazione testuale trovata in rete, ora vado “a braccio”)

– E’ una cosa d’amore…. sodomizzami è… questo (si gira)

– Ahhh… questo è? Ma ti pare il modo di parlare a un uomo come me?

– Ma amore, te l’ho detto… è’ una cosa d’amore, ho detto così, per non essere volgare!

– La volgarità! Nell’amore non c’è volgarità. Ve la siete inventata voi ricchi, la volgarità.

________________________________________________________________

Gennarino conosce solo un modo di esprimersi: quello di chiamare le cose col loro nome. Se non è sconveniente la cosa in sé (e l’amore non lo è), non lo è neanche la parola. Non c’è soluzione di continuità fra le cose e i nomi che le designano. “Volgare” è propriamente il “parlare del popolo”: non può essere riconosciuto come tale da chi del popolo fa parte. Lo scollamento tra l’oggetto e il termine, che si fa metaforico e astratto, è frutto di quella stessa opera di astrazione e presa di distanza che spinge a dire ” di colore” o “diversamente abile”. E’ la trasposizione linguistica del gesto di prendere qualcosa con le pinze per disgusto, per non sporcarsi le mani. Le pinze sono appunto la metafora, il ricorso all’immagine di Sodoma.

p.s.

Cercando i video, ho scoperto che esiste un remake del film diretto da Guy Ritchie e interpretato nientepopodimenoche da Madonna e Adriano Giannini, figlio di Giancarlo Giannini. Ora io mi domando:  era qualcosa di cui il mondo sentiva il bisogno?

Comunque Adriano Giannini è bello quasi quanto il padre… però non ha il suo fuoco negli occhi…

 

19 commenti

Archiviato in sociolinguistica