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Errore e norma, oggetti della linguistica

André Martinet: “La linguistica, disciplina non prescrittiva

“La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Uno studio si dice scientifico quando si basa sull’osservazione dei fatti e si astiene dal proporre una scelta fra i fatti in nome di certi principi estetici o morali. “Scientifico” si oppone dunque a”prescrittivo”. Nel caso della linguistica è particolarmente importante insistere sul carattere scientifico e non prescrittivo dello studio: poiché l’oggetto di questa scienza è un’attività umana si sente spesso la tentazione di abbandonare il dominio dell’osservazione imparziale per raccomandare un certo comportamento, di non notare più ciò che si dice in realtà, ma di prescrivere ciò che bisogna dire. La difficoltà che si trova nel separare la linguistica scientifica dalla grammatica normativa richiama quella che si incontra nella separazione di una vera scienza dei costumi dalla morale. La storia ci mostra che fino ad un certo periodo molto recente, la maggior parte di coloro che si sono occupati del linguaggio o delle lingue l’hanno fatto con scopi prescrittivi, esplicitamente proclamati o comunque evidenti. Oggi ancora il pubblico italiano, ad esempio, anche colto, ignora quasi l’esistenza di una scienza del linguaggio distinta dalla grammatica scolastica e dall’attività normativa di chi scrive trafiletti linguistici sui giornali. Ma il linguista contemporaneo di fronte a espressioni come ai miei amici (o alla mia amica) gli (o ci) ho detto, la cosa che ti ho parlato, spero che viene, non prova né la virtuosa indignazione del purista né l’esultanza dell’iconoclasta. Il linguista vede soltanto dei fatti che vanno notati e spiegati nel quadro degli usi in cui compaiono; il linguista non andrà al di là delle sue funzioni se prenderà nota delle proteste e della derisione di certi uditori e dell’indifferenza di altri; ma, da parte sua, egli non si schiererà da una parte o dall’altra.”

André Martinet

“Elementi di linguistica generale”, trad. it. Laterza, Bari, 1987 

Cari visitatori, l’idea di aprire questo blog mi ha stuzzicato ma preoccupato al tempo stesso. Ma è un mio problema, perché resto sempre bloccata nel timore di non riuscire a far bene ciò che mi propongo. In questo senso aprire questo blog potrebbe essere quasi terapeutico. 

In questo blog parliamo di lingua, in tutte le sue accezioni, specie nelle sue devianze dalla cosiddetta regola. Di lingua, dunque, non di grammatica.

I concetti di “norma” ed “errore” (o meglio “innovazione”) sono fondamentali in linguistica, sono rispettivamente il freno e il motore dell’organismo lingua. Sono entrambi necessari, poiché essendo la lingua – come vedremo – uno strumento flessibile all’uso dei parlanti, dunque per forza di cose relativo, l’innovazione/errore di un singolo parlante può configurare un uso linguistico più appropriato rispetto ai mezzi a disposizione fino a quel momento riconosciuti come appartenenti al livello standard della lingua.

Non c’è da scandalizzarsi, a questo punto. Chiaramente, un insegnante correggerà l’errore, la devianza, perché la riterrà personalistica, e se ognuno di noi cominciasse a “cambiare le regole” della lingua in modo arbitrario e personalistico, verrebbe presto meno la funzione primaria della lingua, che è quella della comunicazione. Ma se l’errore  si dimostra più funzionale alla comunicazione del messaggio, viene presto “adottato” dagli altri parlanti, finché entra a buon diritto nello status ufficiale della lingua. Ecco che il cosiddetto errore è dunque divenuto norma. La norma, la regola, è l’argine, il freno alla perdità di funzionalità comunicativa. La lingua oscilla in modo sempre equilibrato, anche nei periodi considerati linguisticamente più bui, fra errore e norma.

Ma il grande deficit della nostra percezione della lingua è dovuto al fatto che a scuola impariamo SOLO la norma., che è oggetto di studio della grammatica, non della linguistica. E cadiamo dunque nell’equivoco di considerare la nostra lingua odierna come qualcosa di acquisito e perfetto in sé (nonostante le molte irregolarità, le cosiddette eccezioni, siano istruttive in senso contrario), da non “contaminare con germi malati“, come ho letto in un commento sul blog di Lavinia. In realtà non si tratta di germi… ma di fermenti!

In questo blog faremo dunque continuo riferimento alla norma, poiché da essa non si può prescindere, ma esalteremo le differenze linguistiche, le varietà (ci sono molti tipi di varietà, come vedremo), le contaminazioni e interferenze linguistiche. La lingua viva, insomma. La lingua in movimento. Perché già oggi parliamo una lingua differente da quella di ieri. 

Vi faccio solo due raccomandazioni: la prima è di tenere a mente che la linguistica non è matematica, ma osservazione e interpretazione di un fenomeno irrazionale, e quindi di non pretendere il verbo, ma un parere, che sta a voi giudicare quanto qualificato; la seconda è di considerare che questo blog potrebbe subire paralisi improvvise. Finché esisterà, lo controllerò sempre, ma potrei non postare a lungo perché presa da un improvviso revival di interesse per gli organismi unicellulari, la tettonica delle placche, le più inverosimili (inverosimile non è sinonimo di impossibile) teorie di cospirazione internazionale, o per per qualche assurdo dibattito etico che non porta a nulla. Oppure perché impegnata a guardare fuori da una finestra. :)Sono la persona più pigra e discontinua del mondo, ma provo a prendere questo blog come una sfida.

Ho cominciato a riscartabellare i miei testi universitari nell’immane tentativo di “acchittare” una specie di minicorso… poi mi son detta: “se non ti va di aprire il blog dillo e basta, non c’è bisogno di torturare i tuoi visitatori già da prima di cominciare!” 😉

 Programmare non mi sembra una buona idea, salire in cattedra. Meglio “insegnare” che “segnare”, magari con la penna rossa, bleah!. E quando dico “insegnare” quasi arrossisco perché si tratta di mestiere nobilissimo che in molti fanno ma pochi sanno davvero fare. E non è detto che io sia tra questi. Per questo dico: meglio che questo blog si sviluppi spontaneamente, in fieri, improvvisando a partire dalle vostre curiosità. Se poi ci sarà spazio e voglia per gli approfondimenti, ben vengano.

Comunque scartabellando mi sono imbattuta in quello che io definirei il “manifesto del linguista”, ovvero l’introduzione del grande linguista André Martinet al suo “Elementi di linguistica generale”. L’ultima volta che l’ho letta è stata almeno 6 anni fa, e mi sono stupita di quanto sia in linea con la posizione che ho assunto sul blog di Lavinia a proposito del rafforzativo “a me mi”: si vede che ho studiato bene! 😉

Ma una domanda a questo punto si starà spontaneamente articolando sulle vostre labbra: “che c**** di nome è glottorellando?”Chiamarlo neologismo mi pare un po’ ardito (dubito che figurerà sulla prossima edizione dello Zingarelli :D), magari nonsense. Una formazione assurda, illogica, apparentemente priva di significato. Ma allora perché glottorellando e non supercazzola? Ditemelo voi: cosa vi suggerisce questo termine fresco fresco di conio?

Oh, benvenuti, eh? 😉

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