Archivi del mese: maggio 2016

Annunciazió! Annunciazió!

Nuntio vobis gaudium magnum:
Habemus auctorem!

Dopo circa 8 anni (con lunghissime pause) di deliri autoreferenziali, Glottorellando acquisisce un controcanto esotico, nientepopodimenoché una corrispondente dal Giappone, che, quando avrà tempo e voglia, ci introdurrà a gioie e dolori del processo di apprendimento della lingua e cultura nipponica!

Mi casa es tu casa, Katia. 🙂

Annunci

3 commenti

Archiviato in Uncategorized

Proposte SolLevanti

Visitatore quotidiano dal Giappone, se sei un linguista e capisci l’italiano ti coopto (ma non ti pago).

4 commenti

Archiviato in Uncategorized

Laterali di centrale importanza, delizie palatali in salsa di ajo e ojo

L’insegnante più autorevole che io abbia mai avuto è Luca Serianni, ordinario di Storia della Lingua Italiana ed ex presidente dell’Accademia della Crusca.
Egli diceva che per quanto fosse tenuto ad essere un modello di lingua, la sua romanità veniva sempre tradita dalla sua c “strascinata”: per i tecnici che dovessero trovarsi a passare di qui, l’assibilazione dell’affricata palatale. In pratica la pronuncia di “cucina” come *”cuScina”, più o meno. Ogni suo tentativo di maggiore accuratezza suonava inevitabilmente affettato.
Ho lo stesso problema, ma la mia vera spina nel fianco è la laterale palatale, la “gli” di “figlio”, “voglia”, “meglio”, che, da romana verace, realizzo come “fijo”, “voja”, “mejo”, anche se mi ci metto di impegno. Non me ne sono mai data troppo peso fino all’esame di Storia della Lingua Italiana, che sostenni proprio con Sua Maestà Serianni.

– Ultima domanda: cos’è un trigramma?
– Un trigramma è un insieme di tre grafemi che concorrono a indicare graficamente un unico fonema.
– Molto bene. Un esempio?

A quel punto potevo dire “SCIame”, potevo dire “SCIopero”, e invece no. Dissi “aGLIo”, cioè, volevo dirlo, ma dissi “aJo”.

– “Ajo”? Ma come? Stava andando così bene… Ajo è un trittongo! [un insieme di tre fonemi vocalici, con quello centrale a fungere da semivocale, n.d.a.]
– No, no! Ajo! Ajjjjjo!
– …

Carta e penna mi salvarono l’esame, unitamente a una piccola dose di solidarietà fonetica capitolina.

Un secondo campanello d’allarme suonò quando cominciai a lavorare come insegnante di italiano per stranieri, e a gettarli nella confusione totale nel cercare di scrivere “maglione” pur sentendo “majone”.

Ora che mi trovo a cercare di erudire giovani menti, e che me ne trovo una in casa, ho deciso di sforzarmi, e complici 9 ore e mezzo di traffico di ritorno da un viaggio, ho raggiunto il traguardo, ho preso la BastiGLIa, proprio mentre il mio bambino più piccolo la spuntava sulla labiovelare, la Q, e riusciva a dire “acqua” invece che “appa”. Succede questo sul Grande Raccordo Anulare.

Se leggo, riesco a prepararmi per tempo e a pronunciare quasi perfettamente; se parlo e sono molto spontanea non c’è nulla da fare, ma se sono col mio figlio maggiore, che sarà un caso, ma scrive questo,

image

torno sui miei passi e ripronuncio: “vestaja…anzi, vestaGLIa”, spesso caricando un po’ troppo e facendola suonare come una L un po’ arrotolata.

A complicare il tutto c’è il fatto che anche la L seguita da dittongo a Roma faccia un po’ la stessa fine (infatti tutte le GLI italiane sono sviluppi secondari dal latino LI + vocale, dal che si deduce che io in realtà parlo latino, non romanesco), e che quindi “olio” diventi “ojo”, e che uno dei più semplici e gustosi piatti romani siano gli spaghetti “ajo, ojo e peperoncino”.

– L’ojo è finito?
– Mamma, volevi dire “oGLIo”?
– Tranquillo, tesoro, mamma oltre all’apparecchio ti paga pure il corso di dizione.

1 Commento

4 maggio 2016 · 17:10