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Senni che filano via

Una delle prime cose che ho imparato al corso di tedesco, tanti anni, fa, da quel fricchettone del mio insegnante, Herr Senf, è che Spinner significava “il matto”: Ce lo spiegò nel suo solito modo originale da comune hippye anni ’70, facendoci ascoltare Der Spinner, di Nina Hagen. Aggiunse che die Spinne, al femminile, significava invece “il ragno”, e ricordo che mi interrogai a lungo sulla connessione tra le due cose: semplice omonimia accidentale? Perché un ragno dovrebbe essere folle? O un folle avere qualcosa di aracnide?

In casi come questi, è più utile cercare il tratto comune da cui entrambi i termini possano discendere, seguendo poi sviluppi semantici indipendenti: spinnen, spann, gesponnen, significa “filare”, “tessere”, cioè l’attività del ragno, ma primariamente significa “far ruotare, avvitare, girare”. Quindi spinnen , tessere, è far ruotare una spola, e per estensione il tessere del ragno. E’ interessante notare, a questo punto, che il gesto dei tedeschi per indicare la pazzia è diverso dal nsotro: laddove noi picchettiamo il dito indice sulla tempia, loro lo tengono alzato verso l’alto, sempre all’altezza della tempia, e con esso descrivono un movimento a spirale ascendente. SI tratta di un gesto del tutto simile a quello con cui noi indichiamo la dipartita di qualcuno, l’anima che si invola verso il cielo. Solo che in questo caso a volarsene via non è la vita, ma il senno. E se l’Orlando Furioso l’avesse scritto Goethe anziché Ariosto, Astolfo sarebbe andato a riprendere il senno di Orlando a cavallo di un ipporagno.

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In tedesco, il genere del nome “ragno” è femminile, così come era femminile il personaggio mitologico da cui il ragno prende nome, Aracne. Dante usa appunto il femminile “ragna”:

Dante Alighieri (Purgatorio, XII, 43-45):
O folle Aragne, sì vedea io te
Già mezza ragna, trista in su li stracci
De l’opera che mal per te si fé
.

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Aracne, straordinaria tessitrice della Lidia, mutata in insetto da Atena per la sua superbia di averla sfidata e vinta nell’arte della tessitura:

Ovidio, Metamorfosi, libro VI:

Ma la bionda dea guerriera si dolse del successo,

fece a brandelli la tela che illustrava i misfatti degli dei

e, con in mano la spola fatta col legno del monte Citoro,

più volte in fronte colpì Aracne, figlia di Idmone.

La sventurata non lo resse e fuor di senno corse a cingersi

il collo in un cappio: vedendola pendere n’ebbe pietà Pallade

e la sorresse dicendo: “Vivi, vivi, ma appesa come sei,

sfrontata, e perché tu non abbia miglior futuro, la stessa pena

sarà comminata alla tua stirpe e a tutti i tuoi discendenti”.

Poi, prima d’andarsene, l’asperge col succo d’erbe

infernali, e al contatto di quel malefico filtro

in un lampo le cadono i capelli e con questi il naso e le orecchie;

la testa si fa minuta e così tutto il corpo s’impicciolisce;

zampe sottili in luogo delle gambe spuntano dai fianchi;

il resto è ventre: ma da questo Aracne emette un filo

e ora, come ragno, torna a tessere la sua tela.

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