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Lupululà

 Uno dei grandi problemi del doppiaggio (così come della traduzione in genere) è quello di rendere al meglio battute e giochi di parole che, se tradotti letteralmente, perderebbero nella lingua ricevente il proprio senso e la vis comica. Il difficile compito del traduttore è dunque quello di inventare in pratica un’altra battuta che abbia un effetto comico analogo a quello originale.

Prendiamo come esempio una scena da uno dei miei film preferiti, Frankenstein Jr., di Mel Brooks.

Questa è la scena originale in inglese:

Inga: Werewolf… 

Doc. FrankenstEen: Werewolf?

Aigor: There!

Doc. FrankenstEen: What?

Aigor: There wolf!

Doc. FrankenstEen: Why are you talking that way?

Aigor: I thought you wanted to!

Doc. FrankenstEen: No, I don’t want to!

Aigor: Suit yourself. I’m easy.

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E questa la versione italiana:

Inga: Lupo ulula…

Dott. FrankenstIn: Lupululà

Aigor: Là?

Doc. FrankenstIn: Cosa?

Aigor: Lupo ululà, castello ululì…

Dott. FrankenstIn: Ma come diavolo parli?

Aigor: E’ lei che ha cominciato!

Dott. FrankenstIn: Noo, non è vero!

Aigor: Non insisto, è lei il padrone…. vede? eccululà: caaaasa…

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In inglese lo scambio di battute ha un senso proprio dato dal fraintendimento del termine werewolf, “lupo mannaro”, che viene interpretato da Aigor come “where wolf?”

In italiano il gioco di parole è chiaramente intraducibile, perciò il traduttore deve escogitare un altro trucchetto: in rumeno (siamo infatti in  Transylvania) l’articolo determinativo si pospone al nome cui si riferisce, quindi “il lupo” si traduce “lupul”, dove “l” finale è per l’appunto l’articolo. Quando Inga dice “Lupu ulula”, il Dott. FrankenstIn segmenta forse la frase come “lupul(u) là”, dove però resta da piazzare ancora una u centrale. Aigor lo prende come un gioco e vi si presta rispondendo “Lupo ululà, castello ululì!”.

Non era affatto facile rendere il senso di quella battuta, ma a me pare tutto sommato che vi siano rispettati tre criteri dell’originale:

  • la segmentazione errata della frase originaria
  • l’interpretazione dell’enunciato in criteri spaziali (there = là)
  • la totale sottomissione dell’assistente Aigor al suo padrone 😀

Il gioco di parole in inglese è perfetto, quello in italiano un po’ tirato per i capelli… eppure è una delle batttute del film più celebri ed amate dal pubblico italiano: è una specie di nonsense che, anche se non limpido nel senso, in effetti fa ridere,  un po’ perché sta bene in bocca ad un personaggio così improbabile come Aigor, un po’ perché un’espressione di fantasia come “ululà” risveglia la nostra memoria infantile, ricordi di tempi in cui inventavamo le parti delle canzoni che non riuscivamo a decifrare. Credo che il riso e la paura siano dei relitti del nostro io bambino. Il riso più sincero e scanzonato è spesso provocato da cose che non capiamo appieno.

Ciononostante: se sapete un po’ d’inglese, vedete il film in lingua originale. 😉

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