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La conchiglia di tua sorella

Visto che il mio post preferito è quello che ha riscosso meno successo di tutti (come era prevedibile), per mettervi un po’ più a vostro agio, e considerando la predilezione per gli apologhi emersa su queste pagine, ve ne regalo uno molto profondo ed illuminante, che servirà a riflettere sulla natura umana (spesso ben allegorizzata da storielle del mondo animale), ed anche ad alleggerire il peso specifico del post cui esso si ricollega. Buona lettura!

 

La almejita en problemas:
Una pobre almejita es pisada a la orilla del mar por un muchacho,que al verla la escupe, la pobrecita tuvo que salir de su concha y caminar y caminar a la deriva en pleno invierno y muy desprotegida.Luego de 17 horas de caminata se encuentra con otra almeja, se acerca, le golpea la caparazón y la otra almeja abre:
“Hola amiga almejita, tuve un problema, un muchacho me piso y no tengo donde vivir, podríamos compartir tu sitio?”
“No, ni en pedo, salí de acá loca!”
La pobre almeja siguió su rumbo y se encontró con otra almeja amiga, golpeo, la otra almeja abrió:
“Hola amiga almejita, tuve un problema, un muchacho me piso y no tengo donde vivir?,podríamos compartir tu sitio?”
“No me jodas que estoy cagada de frío, andate!”
La pobre almejita siguió y siguió hasta que se encontró con su hermana:
“Hola hermanita, un muchacho me piso, puedo vivir contigo?”
“Si, como no, pasa.”
MORALEJA…Cuando tengas un problema andate a la concha de tu hermana.

 Fonte: questa

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Traduzione italiana:

La conchiglietta nei guai:

Una povera conchiglietta viene calpestata sulla riva del mare da un bambino, che quando se ne accorge la tira fuori. La poveretta dovette uscire dalla sua conchiglia e camminare, camminare alla deriva in pieno inverno e senza alcuna protezione. Dopo 17 ore di cammino incontra un’altra conchiglia, si avvicina, le dà due colpi sul guscio e l’altra conchiglia apre:

“Ciao amica conchiglietta, c’è stato un problema: un ragazzino mi ha pestato e non ho dove vivere, potremmo condividere il tuo spazio?

“No, non se ne parla nemmeno, vattene, pazza!”

La povera conchiglietta continuò il suo giro e s’imbatté in un’altra conchiglia, bussò, l’altra conchiglia aprì:

“Ciao amica conchiglietta, c’è stato un problema: un ragazzino mi ha pestato e non ho dove vivere, potremmo condividere il tuo spazio?”

“Ma non rompermi le palle, che mi sto cagando sotto dal freddo! Vattene!”

“La povera conchiglietta camminò e camminò finché s’imbatté in sua sorella:

“Ciao, sorellina, un bambino mi ha pestata, posso vivere con te?”

“Certo, come no, vieni!”

MORALE DELLA FAVOLA: … Quando hai un problema, vai alla conchiglia di tua sorella [Traduzione “equivalente”: “Vattela a pia’ ‘nder culo!”]

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Non l’avete capita? E’ perché dovevate leggere l’altro post, lavativi! 😀

Se vi siete fatti quattro risate, vi rimando ad un’altro bellissimo apologo, non meno godibile ma molto, molto più serio ed importante, che trovate qui. Aribuona lettura!

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Lupululà

 Uno dei grandi problemi del doppiaggio (così come della traduzione in genere) è quello di rendere al meglio battute e giochi di parole che, se tradotti letteralmente, perderebbero nella lingua ricevente il proprio senso e la vis comica. Il difficile compito del traduttore è dunque quello di inventare in pratica un’altra battuta che abbia un effetto comico analogo a quello originale.

Prendiamo come esempio una scena da uno dei miei film preferiti, Frankenstein Jr., di Mel Brooks.

Questa è la scena originale in inglese:

Inga: Werewolf… 

Doc. FrankenstEen: Werewolf?

Aigor: There!

Doc. FrankenstEen: What?

Aigor: There wolf!

Doc. FrankenstEen: Why are you talking that way?

Aigor: I thought you wanted to!

Doc. FrankenstEen: No, I don’t want to!

Aigor: Suit yourself. I’m easy.

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E questa la versione italiana:

Inga: Lupo ulula…

Dott. FrankenstIn: Lupululà

Aigor: Là?

Doc. FrankenstIn: Cosa?

Aigor: Lupo ululà, castello ululì…

Dott. FrankenstIn: Ma come diavolo parli?

Aigor: E’ lei che ha cominciato!

Dott. FrankenstIn: Noo, non è vero!

Aigor: Non insisto, è lei il padrone…. vede? eccululà: caaaasa…

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In inglese lo scambio di battute ha un senso proprio dato dal fraintendimento del termine werewolf, “lupo mannaro”, che viene interpretato da Aigor come “where wolf?”

In italiano il gioco di parole è chiaramente intraducibile, perciò il traduttore deve escogitare un altro trucchetto: in rumeno (siamo infatti in  Transylvania) l’articolo determinativo si pospone al nome cui si riferisce, quindi “il lupo” si traduce “lupul”, dove “l” finale è per l’appunto l’articolo. Quando Inga dice “Lupu ulula”, il Dott. FrankenstIn segmenta forse la frase come “lupul(u) là”, dove però resta da piazzare ancora una u centrale. Aigor lo prende come un gioco e vi si presta rispondendo “Lupo ululà, castello ululì!”.

Non era affatto facile rendere il senso di quella battuta, ma a me pare tutto sommato che vi siano rispettati tre criteri dell’originale:

  • la segmentazione errata della frase originaria
  • l’interpretazione dell’enunciato in criteri spaziali (there = là)
  • la totale sottomissione dell’assistente Aigor al suo padrone 😀

Il gioco di parole in inglese è perfetto, quello in italiano un po’ tirato per i capelli… eppure è una delle batttute del film più celebri ed amate dal pubblico italiano: è una specie di nonsense che, anche se non limpido nel senso, in effetti fa ridere,  un po’ perché sta bene in bocca ad un personaggio così improbabile come Aigor, un po’ perché un’espressione di fantasia come “ululà” risveglia la nostra memoria infantile, ricordi di tempi in cui inventavamo le parti delle canzoni che non riuscivamo a decifrare. Credo che il riso e la paura siano dei relitti del nostro io bambino. Il riso più sincero e scanzonato è spesso provocato da cose che non capiamo appieno.

Ciononostante: se sapete un po’ d’inglese, vedete il film in lingua originale. 😉

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