Archivi tag: inciucio

Evoluzione di uno slogan

 

In principio fu Barack Obama, testimonial del sogno americano, per la speranza che in America qualcosa stia cambiando, che un nero possa divenire presidente, e quindi la gente afro-americana possa essere maggiormente rappresentata, e non solo chiamata alle urne quando può fare la differenza. 

Lo “Yes we can di Obama si veste degli echi lontani di “I have a dream“. Sarà la storia a dirci se il paragone è fondato o meno.

Walter ascoltò l’inno e vide che era cosa buona. 

Wartere è amico dell’ammericani… forti st’ammericani! George Clooney, Russel Crowe, Il Gladiatore, Indipendence day, Rambo… sì, lo stile americano è vincente: l’eroe solitario che lotta contro il mondo, che corre da solo…. allora: Yes, we (also) can!

… o forse no? Magari l’americano è indigesto agli italiani. Gli italiani preferiscono i maccaroni. Allora “yes we can” lo damo ar gatto, come er latte, e “yes we can” diventa “si può fare!”

Epilogo: 14 maggio 2008. Dopo ripetuti scambi di cortesie, reciproci riconoscimenti, difese bipartisan dell’intoccabilissimo presidente del Senato, ormai è pace fatta (ma quando mai c’è stata guerra?). Trionfo dell’armonia: l’antipatico “yes we can” ha compiuto la sua evoluzione, ammantandosi della forma dell’ inciucio alla romana, consumato a Montecitorio: SE PO’ FFA’!

Godi, popolo! Oramai è pax romana! La guerra civile è finita. Deponi le angosce per il futuro, vai pure al circo a vedere i Gladiatori, hai visto mai che i compagni di Spartacotti all’ultima giornata dovessero spuntarla e dare il benservito ai gladiatori extracomunitari nerazzurri di Mediolanum?

Buonanotte, popolo, dormi tranquillo, pacatamente, che a li zingari ce pensamo noi.

 

 

Annunci

11 commenti

Archiviato in lingua e attualità