pout-pourri

Queste righe sono per i pochi affezionati ed ostinati visitatori che ancora ripongono un po’ di fiducia nella mia capacità di gestire il mio tempo: vi annuncio che non avendo io letto l’apposito manuale “come riuscire a coltivare i propri interessi con un bimbo in età esplorativa in giro per casa”, non credo che questo post inaugurerà un nuovo periodo fertile di scrittura sul blog, ma mai mettere limiti alla provvidenza.
Flavio – e qui veniamo agli aggiornamenti familiari – ha compiuto da poco un anno, ancora non cammina ma gattona alla velocità dellla luce, su e giù per le scale, su e giù dal letto, su e giù dal camino, dietro ai gatti, si arrampica sul divano e in generale per arrivare dove i suoi 76 centimetri non gli consentono mette in atto strategie tipo spostare scatoloni occasionali in giro per casa e usarli come scalini. Ha una vera passione per le prese (ed in questo non è molto originale), cavi elettrici che ama staccare dall’elettrodomestico e mettersi in bocca quando sono ancora attaccati alla presa – il che conferisce alla sua lingua quel leggero friccichio che dà sapore alla giornata di un bambino – coltiva una misurata indifferenza nei confronti di tutto ciò che abbia le sembianze di un inoffensivo e rassicurante giocattolo per la sua età, ed in compenso si approprierebbe volentieri di quelli del padre o di coltelli e utensili da cucina. Capirete dunque che la mia occupazione principale, in questa fase del suo sviluppo, è far sì che arrivi vivo a sera, incorrendo in frequenti ed offesi pianti di frustrazione causati dai miei interventi deprivativi. Proprio in uno dei rari momenti in cui magari mi sto rilassando cinque minuti al computer mi suona nella testa un campanellino d’allarme che mi spinge a domandarmi per l’appunto come mai mi stia rilassando e non lo senta: allora lo cerco e lo trovo che sta mangiando i croccantini dei gatti (che gli vanno di traverso e gli fanno vomitare tutto il pranzo che io ho preparato con amore e lui ha mangiato controvoglia per farmi un favore), svuotando il vaso della pachira e spargendo la terra per tutto il salone, aggrappandosi al suddetto vaso molto pesante che venne rialzato al tempo in cui non ci arrivava e ora sarebbe forse tempo di rimettere giù se non voglio che lo seppellisca, eccetera, eccetera, eccetera.

Potrei continuare con l’elenco, ma anche se ogni bambino è speciale ed unico per sua madre, in realtà queste sono dinamiche che sono noiose per chiunque abbia figli perché le conosce fin troppo bene, e per chi non ne ha perché semplicemente non gli interessano.
Dirò solo che, anche se non voglio pasasre per la mamma patinata, rilassata, con la piega, truccata e depilata delle pubblicità (e che mi vedesse non avrebbe dubbi che non lo sono), mi sento molto a mio agio nel mio ruolo di madre, che ha sconvolto la mia vita infinitamente più di quanto avrei potuto immaginare: e questo sconvolgimenti me lo godo al 100%, anche nei momenti più difficili, che sono inevitabili. E’  che in fondo in fondo non è che mi convinca molto questa idea diffusa di poter fare tutto, lavorare e fare la mamma,  per cui non mi dispiace troppo che quella remota possibilità di insegnare in una nuova scuola di lingue (che avrebbe dovuto aprire a gennaio, ma che è esistita solo nella dimensione del condizionale passato) sia sfumata. Boh, lo so che non si campa di “soli” figli, però in una società in cui bimbi che ancora non stanno in piedi da soli vengano buttati giù dal letto all’alba, imbacuccati in pieno inverno, quando fuori ancora è buio, e parcheggiati in qualche nido, l’idea che mio figlio possa svegliarsi alle 10, vivere i propri ritmi naturali e trovare una mamma tranquilla (beh, oddio, questo dipende un po’ dai giorni… diciamo trovare una mamma, con tutti i suoi limiti e tanta buona volontà), che non sta scappando e magari è ancora in pigiama (come ora) e disposta a giocare sul tappeto con lui, insomma che non venga costretto anzi tempo a vivere i ritmi forsennati che sono estenuanti anche per noi adulti, mi sembra la cosa più sensata del mondo. Sento che sto… rallentando. Invecchiando, anzi, a rigor di logica ringiovanendo, perché sto andando indietro nel tempo:  un occhio mi guardo il marmocchio, e  l’altro ai biscotti che sto preparando, alla pasta all’uovo che sto impastando, al maglione che sto facendo, o alla macchina da cucire che ho appena comprato facendomi prendere per il culo da tutti i negozianti che nel dirmi che non hanno stoffe mi fanno notare che mi è venuto il ghiribizzo di mettermi a cucire quando non lo fa più nessuno. Insomma, i capelli bianchi già ci sono: basta smettere di tingerli e di farmi la ceretta, e la trasformazione in mia nonna sarà davvero completa. Mi sono messa persino a fare lo yoghurt fatto in casa. Ci sono momenti in cui penso che potrei davvero non andare a lavorare mai più (e perché sia chiaro, non sono tra coloro che ritengono che il lavoro nobiliti l’individuo a prescindere, e non me ne vergogno) e mettermi a cucire, sferruzzare e vendere qualche stupidaggine su ebay o al mercatino del paese. E magari piantare qualche pianta di  pomodori nei vasi, mettere un paio di galline in terrazzo e raggiungere così l’autarchia. Ho capito che nelle decrescita io ci sguazzo.

Ma forse è solo l’effetto del caffè che ho appena preso e che è l’unica droga che oramai mi concedo.

Ora del tutto gratuitamente aggiungerò qui di seguito alcune riflessioni senza alcuna connessione con quanto scritto sopra, decontestualizzate e del tutto avulse le une dalle altre. Perdonatemi, ma ho già provato a farmi invitare da Fazio e Saviano o a chiamare Ballarò, ma pare che per sparare cazzate sulla Rai in prima serata occorra un ruolo istituzionale, quindi mi tocca accontentarmi del mio piccolo pulpito.

Ecco il mio elenco di cose che volevo dire. Cominciamo.

Non ne posso più dei vecchi pescecani che mettono su trasmissioni per grandi con bambini che scimmiottano i grandi, cantano Michael Jackson con la mano sul pacco, o gorgheggiano di capelli imbiancati in “perdere l’amore”, o pongono domande impertinenti, fintamente ingenue e in realtà piene di adulta malizia a disgustosi personaggi dello showbiz.Poco fa in uno stacco pubblicitario ho visto la Gregoraci e Briatore pericolosamente vicini ad un gruppetto di bambini, io che gli toglierei pure il loro. Ma non ci vedete una vena pedopornografica in questo? Ma perché dei bambini devono recitare i bambini che recitano i grandi in tv? Ma non si usa più mettersi le scarpe e le collane della mamam davanti allo specchio dell’ingresso?

Ora che Il Giornale ha cominciato a demolire la Carfagna a colpi di poster del tempo in cui era più nota da dietro, mi pento di aver fatto altrettanto (per quanto, lo confesso, la maggior parte delle visite al mio blog vengono dalla chiave di ricerca “culo Carfagna”, cosa che non mi fa onore). Non è che ora lei sia diventata la mia eroina, è solo che avevano ragione i greci nel cogliere il valore catartico della rappresentazione dei vizi sul palco: quando vedi i tuoi errori da una certa distanza, ne cogli meglio la portata, e l’operazione ha un sapore vagamente masculo-squadrista, ed è davvero brutto che un’altra donna vi si associ. Ad ogni modo, tornando al gossip, come lo chiama il presidente telefonatore, lo so bene che dietro ai principii ci sarà senz’altro un’altra grossa fetta di torta da sbafarsi, ma devo ammettere che mi lascia abbastanza di sasso che ad alzare la testa sia stata proprio la pupilla, che si sia ribellata al suo pigmalione politico proprio colei che gli doveva tutto: dopo la Gelmini è davvero l’ultima da cui me lo sarei aspettato. Si vede proprio che quando la nave affonda le tope i topi si mettono in salvo. Ora manca solo che lo abbandoni anche Bondi ed è davvero finita.

Partito della libertà, Sinistra, ecologia e libertà, Futuro e libertà… c’è un’epidemia di libertà nei nomi di partiti: mi pare un’insistenza un po’ sospetta su un concetto che dovrebbe essere scontato. Un po’ come chiamare un partito “democratico”.

Detesto il termine “indignato” (ancora di più “speciale”) e chi si indigna. Ci si indigna a destra e a manca, è indegno.

Detesto anche tutto questo shock, spesso chiamato anche choc (che amo solo in forma di quadratini fondenti). Scioccarsi per ogni cosa è sciocco, oltre che linguisticamente di cattivo gusto.

Infine, veniamo alla nota linguistica di alibi per scrivere su questo blog.  E’ ora di urlarlo a chiare lettere al mondo intero: “piuttosto che” non è sinonimo di “o”, non è una congiunzione disgiuntiva, introduce il secondo termine di paragone negativo, eccheccazzo! Se stasera mangio la carne piuttosto che il pesce, decido di mangiare carne, non uno o l’altro indifferentemente! Tra l’altro il suo valore comparativo è trasparente già nella forma “più tosto”, “preferibilmente”. Qualcuno potrà obiettare che questo blog si proponeva di non essere prescrittivo o sanzionatorio, ma questo non è un errore in buona fede, una di quelle deviazioni che la lingua prende come un corso d’acqua che segua la conformazione del terreno e si scavi da sé il suo letto, no, no! Questa è una di quella odiose dighe artificiali che servono per darsi un tono, un antipatico latinorum, un po’ come l’abusatissima e pleonasticissima locuzione “quelli che sono” per amplificare il nome che segue, anzi per dilatare inutilmente la frase: si è discusso di quelle che sono le problematiche. E lo stesso dicasi per l’appunto del termine “problematica” in luogo del semplice “problemi”. Già è difficile risolvere i problemi, poi qua i problemi sono spariti, ci sono solo le problematiche, che sono gruppi, anzi SISTEMI di problemi. Non ne usciremo vivi.

Bene, ora posso tornare a tacere per i prossimi 6 mesi.

E voi come state? 🙂

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27 commenti

Archiviato in lingua e attualità, strafalcioni

27 risposte a “pout-pourri

  1. OH! bentornata, ti aspettavamo tutti. Intanto beato il piccino che può godersi in santa pce la sua mamma , invece di avere un essere stressato che arriva a casa stanca e disperata, benedette le casalinghe , se iesci , goditela fino in fondo l’amaro calice. Quanto al resto tutto regolare, tranquilla che anche la Carfagna è rientrata. fatti viva ogni tanto, compatibilmente col piccino, che ti teniamo d’okkio.

    • Ciao Enrico! S, ho letto della Carfagna! Purtroppo ho cominciato a scrivere la bozza del post l’altro ieri sera, e l’ho potuto pubblicare solo poco fa. Non straordinario che le crisi politiche abbiano ritmi pi serrati della giornata di una neomamma? E’ unacosa che d da pensare….

  2. devo fare un commento lunghissimo ed ora non ho proprio tempo. Quindi ti saluto con piacere e rimando al w.e.

  3. coccoina

    Che bella questa Ska ‘piuttosto che’ che anticipa il solo futuro che tolga di bocca l’osso cannibale e quello sofisticato al Coty che portiamo fieri infilato al naso

    Nessun altare e sacrificio e capro e sacerdote a nessun dio, ma una bella misurata all’ombra che ci racconta la presenza disegnata a terra e perché il sole è caldo

    Un grosso abbraccio mentre volentieri rinascerei morendo mai protagonista, cancellando ogni elenco che struscia giusto e cerca l’uomo nuovo a recita

  4. Ciao, Skakkina! Che bello sentirti di nuovo, pimpante e assertiva! Sono veramente contenta che ti trovi bene nel tuo ruolo di mamma a tempo pieno, anche se, con l’avanzare del tempo e la necessaria comparsa dell’asilo, il tuo entusiasmo per la casalinghitudine credo si affievolirà. Almeno, per me è stato così: sono stata a casa dal lavoro col pupetto fino al compimento di un anno e mezzo, poi l’ho lasciato un anno scolastico alla nonna materna, l’ho ripreso “in mano” in estate e l’ho iscritto all’asilo nido a due anni e mezzo, da cui fece frequenti assenze per i soliti malanni. Però all’asilo si trovava bene, essendo figlio unico familiarizzava coi compagnetti e giocava con le attrezzature del nido molto curate (sai, le scuole dell’infanzia dell’Emilia Romagna sono famose nel mondo), per non parlare degli ampi giardini e palestre in cui correre. Insomma, l’avrai capito, sono un’entusiasta delle scuole materne comunali, spero che ne trovi una bella vicino a casa. Ciao e buon lavoro di mamma!

  5. nicozbalboa

    adoro 🙂

  6. biba

    Sei molto fortunata a poter stare a casa col bimbo, molte madri vorrebbero ma non possono permetterselo davvero! Questo non è assolutamente un commento acido, anche io ai miei tempi l’ho potuto fare, ma appunto erano altri tempi e per un paio di anni si poteva senza troppi sacrifici fare a meno di un secondo stipendio. Ora nella maggior parte dei casi è veramente impossibile. Spero solo che quando, tra uno o due anni, un lavoro tuo comincerà a mancarti riuscirai a trovarlo!! Quanto alle derive linguistiche, condivido con te la loro insopportabilità (a monte di, nella misura in cui, piuttosto che…). Un saluto da biba

    • Ciao Biba, benvenuta!S, infatti non sono scesa nel merito, ma giusto sottolineare che la maggior parte delle donne non possono permetterselo, e ci sono situazioni veramente paradossali in cui alcune mamme sono costrette a tornare a lavorare dopo pochissimi mesi (3!) e investire tutto il proprio stipendio in un nido: in pratica non guadagnano nulla e non stanno con i propri figli, e tutto solo per “tenersi caldo” il posto in vista di quando i bambini andranno all’asilo vero e proprio. E’ ridicolo. Uno stato che tenesse davvero alla famiglia non solo a parole non permetterebbe mai questo: in Italia l’assistenza ai genitori affidata nel migliore dei casi ai nonni, che si ritrovano a fare i genitori. Ma di che parliamo, se qua un ministro appena dopo aver partorito torna al lavoro e parla di maternit come privilegio?Insomma, sia chiaro che scrivendo il mio post parlavo solo di una mia libera scelta che ho avuto la fortuna di poter fare, per molte non lo . Per a monte ci sono anche delle scelte di vita che me l’hanno reso possibile, tipo vivere secondo un “profilo basso” e trasferirmi fuori citt.Certo – e qui rispondo anche a Paola – non che la condizione di casalinga in s mi entusiasmi troppo: certi giorni il peso delle giornate lente ed uguali alle altre un po’ mi opprime, per ora come ora non ce la farei a separarmi da mio figlio. Ma mi faccio tante domande, se riuscir a rientrare in in circuito lavorativo dopo tanto tempo, e allora accolgo con gratitudine l’auguro di Biba, e speriamo bene! La vita fatta di scelte che vanno vissute sul breve termine, e ora va cos.Grazie di aver letto e riflettuto assieme a me, e a Paolo il solito abbraccio e un saluto alla mia amica Nicoz, una vera supermamma che mi sempre di grande ispirazione!

      • nicozbalboa

        una “super”mamma soprattutto nei casini che combino a voler fare tutte (troppe) cose contemporaneamente.
        mamma-lavoratrice-casalingUa etc.
        ovviamente, per tornare al tuo discorso, certe volte è dura ma come te io non ce l’ho fatta a stare lontana da mina. e quindi anche per noi (per il momento?) la vita gira intorno a lei…o MEGLIO, è lei a girare intorno alle nostre vite seguendoci nelle notre avventure!

        continua così skakkina, stai facendo un regalo enorme al tuo ciurillo :)))

  7. Martino

    Sono ripassato per caso e ho trovato notizie fresche.

    Sono così belli i bambini quando combinano tutti quei disastri…

    Martino

  8. Auguroni, Ska, a te, Flavio, papà e a tutti quelli che ami!

  9. ti avevo promesso un commento più articolato nel w.e. Di w.e. ne se passati un bel po’ e la cosa mi è un po’ passata di mente. Quasi quasi nemmeno ha più senso e poi in questi giorni non sto nemmeno benissimo . Però due cose te le volevo dire: la prima è che il nido non è un parcheggio a meno che tu non lo consideri tale nella presunzione di offrire al tuo bimbo un percorso formativo migliore. Non solo ma ha una funzione di socializzazione ed acquisizione di regole di comportamento che risulteranno indispensabili per la sua futura carriera scolastica che inevitabilmente dovrà affrontare. Con questo non voglia dirti che fai male a tenerlo a casa, ma stai attenta perché è un meccanismo perverso e ti sembrerà sempre troppo piccolo per stare fuori lontano da te nelle mani d persone sconosciute. Ci sono, se possibile, modalità medie che possono consentire a Flavio di godere del piacere di stare con i suoi simili ed a te di riprendere possesso di parte della tua vita.
    L’altra cosa, che in fondo è speculare a questa, è che mi sembra che sia tu ad avere bisogno di lui più che viceversa. Da quello che ci racconti sembra un bimbo molto molto attivo ed intraprendente ma quando pensi di cominciare adargli delle regole? perché si dice sempre : ma ora è troppo piccolo non capirebbe, poi arrivano a quarant’anni che ancora si divertono così e allora siamo costretti a cedere il problema ad un anima buona che se lo porti via, supposto che si abbia la fortuna (noi) di trovarla.

    • uh ho sbagliato, il mio commento dovevo scriverlo qui. scusa ska, se vuoi lo sposto. tant’è…unocinque, c’è posta per te qui sotto 🙂

    • Ieri ho ritardato la nostra gitarella in bicicletta per risponderti e ora mi accorgo che WP manco me l’aveva pubblicato. Per fortuna era nell’e-mail: prediligo le risposte de primo minuto (chissà cos’avresti scritto tu se avessi commentato subito anziché dopo molti week-end… tremo al solo pensiero!)

      Ciao Alessandro, leggo nemmeno troppo tra le righe un tono indispettito e polemico che sinceramente fatico a spiegarmi se non con la constatazione che le scelte di vita di una persona suonano spesso come accuse alle orecchie di chi ha fatto un percorso diverso, magari – ipotizzo – perché non erano scelte di cui si era davvero convinti.
      E’ una cosa che noto tutti i giorni, sull’allattamento, sul fatto che mio figlio non voglia stare nel passeggino e io – orrore! – lo tenga nella fascia, ecc.
      Dimmi, quando parli di “regole” intendi forse questo? Magari di lasciarlo piangere nel suo letto la notte? Lo “vizio” (odio questa parola) nel rispondere ai suoi bisogno? Oppure magari ti riferisci ai miei accenni sulla sua iperattività, allo svuotare le ciotole dei gatti, i cassetti, i vasi, ecc.? Perché in quest’ultimo caso, semmai te lo fossi scordato, si tratta di una fase normalissima del suo sviluppo: l’esplorazione del territorio. Ed è chiaro che intervengo, e cerco con pazienza di fargli capire cosa può fare e cosa non fare. Per esempio ci sono cassetti “innocui” con cose che lui può tirare fuori e altri no. Certo non è facile, ma vivaddio, è un bimbo vivace e curioso e ciò mi riempie di gioia. O magari ancora non ho colto il nocciolo del problema, allora dimmi tu a cosa ti riferisci quando dici che a “quarant’anni di divertirebbe ancora così“, in modo così perentorio e sicuro manco fossi uno zio, un visitatore abituale.
      Quanto all’avere bisogno io di lui, non lo nego e non me ne vergogno. Non so dirti però – noto invece che tu lo sai benissimo – se lui abbia meno bisogno di me che io di lui: a me sembra che lui abbia piuttosto bisogno della sua mamma, come ogni bambino di 14 mesi che non sia stato costretto a diventare grande anzitempo. Perché si sa: oramai è grande, non deve poppare, è un vizio! Oramai è grande, deve dormire nel suo letto, nella sua stanza da solo! Oramai è grande, deve fare a meno della sua mamma almeno 4 ore al giorno (sennò, diocenescampi, gli fa pure male!). Noi adulti, però, così completi, così sicuri di noi stessi, così autosufficienti, fumiamo, beviamo, non riusciamo a sopportare il silenzio e a fare a meno della tv o di guardare compulsivamente lo schermo del computer, e non riusciamo a passare una serata da soli.
      Dici che prima o poi invocherò un’anima pia che me lo tolga di mezzo: a parte il fatto che detto così suona proprio male (ma la scelta delle parole non è mai casuale, e lo sai bene quanto me), non c’è nulla di grave ad avere dei momenti di stanchezza e chiedere a qualcuno di occuparsi del bambino mentre ci si riposa, sappi che ci sono madri che lo fanno da subito o addirittura lo pretendono, mentre io finora mi sono presa le mie responsabilità di madre senza delegare ad altri l’accudimento di mio figlio, e se i nonni vogliono passare qualche ora con lui o portarlo a fare una passeggiata, lo fanno per il loro proprio piacere e non perché sia dovuto.
      Riappropriarmi della mia vita, dici: e perché, questa cos’è? Più vita di così! La vita non è sempre uguale a se stessa, ed in questa fase della mia vita ho deciso di non lavorare e dedicarmi a mio figlio e ad un eventuale altro prossimo che dovesse arrivare: quando i miei figli (e parlo al plurale inteso come progetto) andranno alla scuola materna riconsidererò la mia vita e ricomincerò a lavorare parte della giornata, se mi sarà concesso. Per fortuna posso permettermi di fare questa scelta, e sono convinta che la farebbero la maggior parte delle madri, se potessero.
      Sì, penso che la stragrande maggioranza dei nidi siano un parcheggio, e lo penso primo perché sento le esperienze di altri genitori, secondo per le testimonianze di persone che ci hanno lavorato, terzo per puro buonsenso: quando si hanno bimbi di pochi mesi tutti insieme, è la logica a suggerire che si tratti solo di accudirli, nutrirli, cambiarli, farli addormentare, e non AMARLI, che è la cosa di cui più necessitano. Io credo che qualunque pedagogo potrebbe dirti che fino circa ai 3 anni di età il bambino non ha così bisogno di “socialità” come si vuol credere, ma piuttosto di sviluppare la sua individualità e sentirsi protetto ed amato nel “suo” nido. Tant’è vero che se si osservano due bambini piccoli giocare insieme, magari un po’ si studiano, si toccano, si osservano, ma poi più che giocare insieme giocano vicini. Inoltre è la stessa immaturità del sistema immunitario, che giunge a completa funzionalità appunto attorno ai 3 anni, a suggerire che il nido è una soluzione che ci siamo inventati noi, ma che non è richiesta dal bambino. Molte mamme mi raccontano che dopo la prima settimana di nido hanno dovuto tenere i bambini a casa per due mesi perché ogni volta che ci tornavano si riammalavano.
      Flavio comincia appena adesso ad interessarsi agli altri bambini, e io lo porto al parco o da altri amici che hanno bambini. E poi me lo riporto a casa con me.
      La maternità non è una cosa che è capitata incidentalmente nella mia vita e che devo lasciarmi alle spalle o coltivare parallelamente ai miei interessi, ma è LA MIA VITA STESSA, è un aspetto che oggi merita la priorità su tutto il resto. E io me la vivo e me la godo, e se questo è un crimine perché non somiglia alla vostra vita o perché vi riflettere sulle vostre scelte, fatti vostri. Non entro in casa vostra a dirvi come vivere.
      Buona giornata.

      • non so dove tu abbia letto tutto ciò. Per sicurezza mi sono andato a rileggere il mio intervento e mi sembrava di aver sottolineato solo due cose , senza tranciare giudizi che nemmeno tua suocera darebbe (cattivo rapporto, eh?). E’ stata la definizione di nido come parcheggio piuttosto , che mi ha fatto scattare quelle considerazioni. Non c’era nessun giudizio negativo, non più negativo almeno di definire il nido un parcheggio con una accezione palesemente negativa. Per il resto, come credo di aver detto e scritto, da genitore ho commesso una notevole serie di errori , alcuni in buona fede altri probabilmente legati alla mia educazione. Ma poiché nella vita reale non siamo su “SOS Tata”, non c’è nessuno a chiamarci in disparte e suggerirci come fare bisogna arrangiarci un po’ ed i risultati si vedono solo dopo molti anni. E questo accade che tu abbia letto l’Enciclopedia del Bambino oppure nulla e ti assicuro che ho cercato di leggere prima e durante. Ma è un po’ come per le istruzioni, un conto è leggerle un altro è metterle in pratica. Sono davvero felice per te se hai trovato un giusto equilibrio che ti consenta di godere dell’immenso piacere di essere genitore e mi dispiace sinceramente che io non sia riuscito a dare al mio commento quel taglio leggero che voleva avere.
        Buona giornata a te.

      • In realtà il rapporto con mia suocera è piuttosto buono, era solo per citare l’esempio di una persona che è molto vicina alla nostra famiglia e che potrebbe essere naturalmente portata ad ingerenze sulla crescita del piccolo, e invece non lo fa, prende sempre le misure con delicatezza e se vuole dire qualcosa lo fa con le pinze e con tutte le premesse del caso, perché anche lei ricorda quanto si è trovata in difficoltà alla nascita del primo figlio, quando pareva tutti sapessero meglio di lei cosa si dovesse fare. Avrei potuto benissimo dire anche “mia madre”, ma purtroppo non ce l’ho, non ho avuto la fortuna di conoscerla ma credo di essere comunque una brava persona, equilibrata, e mi sono persino laureata 😀 Questa è solo una battuta per dire che si cresce comunque, anche bene, ma che sarebbe stato meglio se avessi avuto mia madre e mio padre al mio fianco.
        Non c’è bisogno di arrivare ad esempi così estremi, lo so, perché qua non si tratta di abbandono o di assenza per morte, solo di poche ore al giorno, che però, a mio parere, al meglio il bambino dovrebbe comunque passare con sua madre.
        Fai offesa alla mia intelligenza, Alessandro, se dici che il tuo commento non voleva essere negativo: prima di tutto se così fosse chiediti perché due persone con due teste diverse ne hanno dato la stessa interpretazione (e bada che ho scritto la mia reazione contemporaneamente a quella di Nicoz, solo che non è stata pubblicata), poi sei sicuro che non sia un giudizio invitarmi a “cominciare a dargli delle regole”, asserendo implicitamente – non so su che basi – che io non lo faccia? O che io abbia più bisogno di lui che lui di me, quindi che lo tenga accanto a me per il mio egoismo e non per il suo bene?
        La realtà è che ti sei sentito toccato dalla mia definizione di nido come parcheggio, perché i tuoi figli ci sono andati e quindi sillogisticamente ho affermato che tu li hai parcheggiati. Io non conosco la tua esperienza, le vostre necessità, l’età a cui ce li avete mandati, ma ti spiego meglio il mio punto di vista: non parlo di bimbi di due anni, due anni e mezzo, che spesso chiedono loro per primi di andare “a scuola con gli altri bimbi”, desiderio che credo vada esaudito anticipando così di un pochino l’ingresso nel sistema scolastico, ma di bambini poco più che neonati, che magari sonoa ncora alimentati integralmente a latte materno e devono farne a meno, che magari ancora neanche gattonano e quindi devono starsene sdraiati nelle loro cullette a guardare il soffitto o le apette, e non credo vengano presi in braccio e consolati se piangono, e con cui sinceramente fatico ad immaginarmi un qualsiasi “percorso formativo”. Questi bambini vengono lasciati nei nidi con un peso sul cuore, fra lacrime e sensi di colpa, per necessità, perché le madri devono tornare al lavoro pena la perdita dello stesso, e quindi tornano alla loro scrivania con un doloroso pensiero fisso, facendo il proprio lavoro malissimo, non aspettando altro che ricongiungersi col proprio bambino che giustamente sentono ancora come parte di sé. Di qui la definizione di parcheggio, che ho sentito anche in bocca a madri e padri che i figli al nido ce li portano ma che auspicherebbero una soluzione diversa.
        Il fatto è che il nido è la risposta più “facile” (non per le famiglie ma per il sistema lavorativo) e redditizia alla questione delle madri lavoratrici, ma secondo me non la più adeguata, In paesi che dimostrano la propria assistenza alle famiglie diversamente che con un family day o col bonus bebé, è qualcosa che nemmeno esiste. Una amica che vive in Finlandia mi ha raccontato che lì le madri possono stare lontane dal lavoro senza perderlo e stipendiate per non ricordo che percentuale (comuqnue buona) per ben 3 anni, e che nessuna si sogna comunque di tornare prima di minimo 2 anni, e che se qualcuno lo facesse sarebbe considerato un po’ strano, perché il consesso civile lì considera per l’appunto che per i primi anni di vita per il bambino sia INDISPENSABILE stare coi genitori, specie con la madre, e che perciò anche lei che non ha un lavoro stabile percepisce 500 euro al mese per il solo fatto di prendersi cura personalmente del suo bambino e di crescere dunque con maggior probabilità un individuo equilibrato, che è considerato un bene per la società tutta. Sempre poi perché questo non significa vivere reclusi e perché di parchi giochi in Finlandia è difficile servirsi, ci sono centri diurni in cjui i genitori con i piccoli possono andare ed incontrare altri genitori e altri bambini, in cui si fanno attività rivolte a ogni fascia di età, ma con i genitori vicini. Ci sono poi paesi in cui sono molto diffusi gli asili aziendali, dove una madre con un figlio piccolo può accedere liberamente più volte durante la giornata lavorativa ed evitare così un distacco totale ed improvviso.
        Qui invece ieri una collega del mio compagno è tornata al lavoro lasciando per 5 ore il suo piccolo di 4 mesi allattato al seno (e continuare ad allattare al seno quando si riprende a lavorare è possibile ma spesso fallimentare perché bisogna essere motivate e passare le pause tirandosi il latte in piedi chiuse dentro un gabinetto che puzza di piscio), mentre una mia amica si è rifiutata di lasciare la sua bambina a 3 mesi e per questo ha perso il lavoro.

  10. unodicinque non è che io sia d’accordissimo col tuo discorso.

    primadittutto trovo che definire “meccanismo perverso ” il fatto di nn mandare il pupo al nido mi sembra un tantino violento. soprattutto su un bambino di meno di 2anni (nel caso di flavio) e comunque in generale per un bambino meno di 6, se proprio mi devo allargare. infatti, guardacaso, la scuola resta facoltativa proprio fino a quell’età. oltretutto “non mandare al nido” non significa murarlo vivo in cantina. significa solo vivere con lui il quotidiano come le nostre nonne e bisnonne e ancora più indietro hanno sempre fatto, persino lavorando nei campi. perdire. (infatti non portrare il pupo al nido nn vuol dire murarlo vivo ma non vuol dire nenahce aver bisogno di lui più di quando lui abbia bisogno di noi. quest’affermazione è FALSA perché un bambino HA oggettivamente BISOGNO DELLA MADRE.)

    mi piacerebbe sentire i racconti della sociabilizazione e dell’infanzia in generale di quei puponi 40enni che citi e sono quasi sicura che ne rimarrei sorpresa. e anche tu.

    perché un discorso è occuparsi del proprio figlio e un discorso è, come dici tu, non dargli regole.
    è proprio conoscendo il proprio bambino a fondo che si potrann dargli le regole GIUSTE, cioè le regole di una vita sana e rispettosa degli altri. e non delle regole rigide e bigotte solo perché l’adulto è più grande e deve quindi vincere con prepotenza.

    ti consiglio un libro di un pediatra spagnolo, Carlos Gonzàlez, che si intitola BESAME MUCHO. ti si POTREBBE aprire un mondo. o magari no, ma almeno parlerai con cognizione di causa 🙂

    • Cara Nicoz, ti ringrazio del consiglio ma penso, peccando forse un po’ di presunzione , di aver scoperto il mondo di cui tu parli direttamente sul campo. Avere tre figli non significa in se essere bravi genitori però ti offre l’opportunità di migliorarti, sempre che uno lo voglia fare. Il” meccanismo perverso” di cui parlo non riguarda il non mandare il bambino al nido ma piuttosto il pericolo che si corre di ritenerlo sempre troppo piccolo fin quando si arriva alla soglia della scuola dell’obbligo, con conseguenze spesso drammatiche sia per il bambino che per le sue insegnanti. Ed anche questo, ti assicuro, pur non avendolo letto su alcun libro l’ho scoperto direttamente sul campo. Certo che il bambino ha bisogno della mamma, come ha bisogno del papà, dei nonni e, affermo con serenità, di fratelli perché questa sarà certamente la sua prima comunità; ma ha certamente bisogno di orientarsi in una comunità che non sia esclusivamente circoscrivibile nei confini familiari, sebbene ampi.
      Il discorso sui quarantenni era, qualora ti fosse sfuggito, ironico; sono convinto che i bambini che non vanno ne al nido ne alla scuola materna non avranno nulla di meno di quelli che ci sono andati, almeno da un punto di vista di sviluppo della personalità e delle conoscenze. Ma anche andare in vacanza a Rimini non mi renderà diverso da una vacanza in Salento. ma ti assicuro che il Salento è molto molto più bello.

      • Alessandro, avere tre figli non è certo una passeggiata e sono sicura tu abbia imparato moltissimo, ma è sempre e solo la TUA esperienza, e non una patente per elargire giudizi in modi che peraltro nemmeno mia suocera oserebbe mai. Tutti sanno andare in bici, ma nessuno può insegnartelo a parole.
        Se i primi genitori avessero tramandato IL modo di essere tali, e se questo potesse garantire risultati certi, oggi saremmo una massa indistinta di replicanti. Senza contare che i primi figli, stando a quanto si dice, si son fatti secchi l’un l’altro, e non mi pare un bel modo di cominciare.
        Io penso che 3 anni sia un’età adeguata per cominciare ad avere orari rigidi, frequentare altri bambini tutti i giorni, ed imparare le regole di una comunità altra da quella familiare. Si comincia a quell’età e si ha tutta una vita per condividere – volenti o nolenti – spazi e tempo con altre persone. Mentre si ha davvero poco tempo per stare intensivamente con la mamma, svegliarsi secondo i propri ritmi e restare a giocare sul lettone prima di alzarsi, sapere che quella persona è lì e ci puoi contare, affrontare le prime paure sapendo si potersi rivolgere subito ad un porto sicuro. Io questo tempo ho scelto di regalarlo a mio figlio, e a me stessa. Se per te questo è paragonabile a Rimini, per me invece sono le cascate di Iguazù, il posto più bello che ho visto in vita mia. Non è meravigliosa, la diversità?

  11. è bellissimo tornare a leggerti e sentirti vicina nel pensiero e nelle emozioni.
    ho fatto il tuo stesso identico percorso.
    e non mi sono pentita. nemmeno una volta.
    spero tu possa continuare a fare ciò che più desideri.
    un bacione a te e al piccolo !
    simo

    • Ciao Japhy, ti ringrazio! Spesso quando ero incinta mi sono commossa alle tue riflessioni sulla maternità, sul “costruire ricordi” e ricordo con un sorriso il racconto sul rituale del thè e sul leggere un libro insieme sul divano coi piedi che si toccavano.
      Mi sa che è pure un po’ colpa tua se mi trovo a difendermi dalle accuse di soffocare la crescita di mio figlio 😉

  12. coccoina

    Solo un limerick con acrostico rigidamente nonsense
    prudente da imbucato e l’elmetto in the trenches
     
    C’è chi la gira di destro o mancino
    In quanto di misura di bambino
    Ci son di kinderheim
    Chi che ‘n lo molla mai
    Aspetto che diventi un soldatino

  13. Ciao, Ska, è da un po’ che non passo a trovarti e cosa vedo? Una vibrante difesa della mamma casalinga e chioccia! Ma santo cielo, se te lo puoi permettere, se soprattutto ti fa piacere, che problema c’è? Goditelo, il tuo cuccioletto, che giorni come questi, così coccolosi, non torneranno più. Hai ragione a mandarlo alla scuola materna a tre anni, ma prima è davvero poco più di un parcheggio. Mio figlio ha frequentato qualche mese di nido, ma non molti perché era spesso ammalato e stava con la nonna. Vedi, l’alternativa era la nonna, che non era il massimo. Ma la mamma credo invece che lo sia 😉 Un abbraccione circolare a entrambi.

    • Ciao Paola, grazie della visita e scusa la scarsa reattività nel rispondere 🙂
      Sì, certo che me la godo, ho fin troppo chiaro il concetto del tempo che fugge: lo vedo ogni giorno, ha già 16 mesi, e mi sembra ieri che me lo mettevano tra le braccia per la prima volta. Ad ogni modo qualcosa è cambiato, perché nonostante io non cercassi il lavoro, il lavoro ha cercato me! Da lunedì, per 3 mesi, insegnerò italiano agli immigrati, due sere a settimana, per un totale di ben 4 ore settimanali 😀 Scherzi a parte, lo so che è da ricovero, ma già così mi fa strano lasciare il mio bambino nelle ore del tardo pomeriggio (non proprio nelle mani di uno sconosciuto: sono quelle del suo papà), quando comincia ad essere piagnucoloso e a cercare la mamma di più, ma è il mio lavoro, mi piace un sacco, è praticamente dietro casa (oddio, non proprio… diciamo a due paesi da qui, ma qui le distanze sono queste, se senza traffico sono percorribili in poco tempo), e sputarci sopra mi pareva da pazzi. Poi vedremo: si sta aprendo un discorso più ampio, con eventuale insegnamento ai bimbi di elementari e medie a partire da settembre, però è tutto da definire perché non voglio impegnarmi troppo. E’ che proprio non mi ci vedo come mamma lavoratrice, mentre se riesco a contenere il tutto entro un certo numeri di ore diventa quasi un hobby, e visto che a settembre mio figlio avrà quasi due anni e probabilmente ne avrà le scatole piene di sua madre sempre attorno 😀
      Bah, insomma, vedremo.

      Ricambio l’abbraccio

      Simona

  14. Ciao,
    sono capitata qui per caso e mi sono molto divertita leggendo i tuoi post.
    Peccato tu non scriva più spesso…

  15. Cara Skakkina,
    la triste occasione dell’addio ad unodicinque mi ha fatta tornare sul tuo blog, che da tanto non leggevo.
    Questo tuo vecchio post è magnifico e mi trovo d’accordo in tutto.
    A partire dal fondo, quel “piuttosto che” e le “problematiche” che ne derivano, su su fino alle libertà diffuse e soprattutto al fastidio per tutte le trasmissioni di bimbetti che cantano canzoni da adulto mascherati da adulti.
    Sono d’accordo su tutto quanto scritto anche a proposito di figli e mamme a casa (se possono). Non sto a dilungarmi sui perché e sulle mie esperienze (un figlio da mamma lavoratrice e un figlio da mamma a casa), ma sono completamente d’accordo.
    Un saluto e scrivi ancora, ché è un piacere leggerti.

  16. Ciao, Ska, come stai? sai che è tornata twiga? http://twiga52.blog.kataweb.it/
    Ciao!
    Paola

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