Una spazzatina

Il marketing non è mai stato il mio forte.

Scivolata in un’inattività blogghettara un po’ forzata ma in cui mi sono presto crogiolata, l’unico contributo di consulenza linguistica specifica in cui mi sono prodotta è stato ad uso e consumo di un altro blog, infinitamente più bazzicato del mio: si tratta di quello del buon Dario Bressanini, uno fra i maggiori responsabili dell’esistenza di questo sito. Dario mi chiedeva delucidazioni sul fenomeno che porta l’Amatriciana a diventare Matriciana, e un estratto dei nostri scambi elettronici/epistolari è stato pubblicato sul suo resoconto gastronomico di un viaggio a Roma. Ciò mi ha portato un numero di visite che il contatore di questo blogghetto di periferia non aveva mai registrato.

Miiiii, che figura! Tutta ‘sta bella gente viene e trovarmi e trova la serranda chiusa. E io me ne accorgo solo oggi, portata di forza per entrambe le recchie: una fra le dita di Enrico Bo, l’altra fra quelle di Unodicinque.

E vabbè, è così: mi piace star nascosta dietro le quinte.

Dice: “dai un segno di vita”. Ecchilo qua. E che vita! Ve ne ho mandati, di cenni, vi ho pensato, allungata sulla sdraio in terrazzo, a godermi i fiori appena piantati, a sonnecchiare e a leggere. Solo che era un pigro e lento ciao ciao con l’occhio socchiuso e la manina rasoterra, e concentrati sullo schermo come eravate, non m’avete visto.

Ma questa è solo cronaca degli ultimissimi giorni. In realtà a mia discolpa posso dire che prima sono stata impegnatissima, fra visite, prelievi, ecografie, le solite lezioni private, un po’ di burocrazie, un po’ di rognette da risolvere, e impegni saltuari ma praticamente imprevedibili e dell’ultimo minuto di una scuola in cui sono diventata il jolly, non ho fatto che correre…. e dormire per il tempo restante.

Ebbene sì, una scuola di lingue m’ha chiamato. Ma non c’è da entusiasmarsi, queste scuole di oggi sono per i rapporti occasionali. Sono un’insegnante oggetto. Mi chiamano oggi per domani, e l’orario è sempre un mistero destinato a risolversi nelle ultime 12 ore precedenti la lezione. Spesso non si sa quale sarà la classe, e quasi mai viene definito a quale livello del programma la intercetterò. Del resto il programma stesso è vago e quasi inesistente, e non c’è un libro di testo. Si vede l’improvvisazione come un valore, identificandola con un non meglio specificato “andare incontro alle esigenze dello studente”.

Ci siamo incontrati una sera di fine aprile, io e il direttore, ovviamente per una lezione da tenere la mattina successiva. Non mi dilungherò sul verboso scambio intercorso fra noi. Basti dire che le nostre idee sulla glottodidattica sono agli antipodi, ma per cieca fiducia o stringente necessità la relazione ebbe comunque inizio. Fra le nostre divergenze maggiori, la preferenza per i testi invece che per le frasi e l’uso di testi “autentici”. Come ho già specificato qui, io – in continuità con le mie ultime esperienze formative – lo ritengo uno dei punti più importanti da cui partire per l’apprendimento. Lui, invece, sostiene che allo studente alle prese con una lingua straniera va sottoposta come modello una lingua quanto più “neutra” possibile. Allora chiedo cosa intenda per “neutra”, e lui mi spiega che non deve essere marcata né in senso dialettale, né ironico, né giornalistico, ecc. Per quanto mi riguarda: un’utopia. Una lingua così non esiste. La lingua è sempre marcata perché ha sempre uno scopo comunicativo a cui rispondere. Ed è utile illuminare lo studente sul perché della scelta di una forma anziché di un’altra in relazione allo scopo comunicativo in esame.

Un giorno in classe trovo sulla cattedra del materiale autoprodotto rimasto lì dalla lezione precedente, delle frasi da completare. Si vuole esercitare il condizionale. Una delle frasi si presenta così

Il prossimo Papa (potrebbe) essere un negro.

Alla faccia della neutralità!

Ma d’altronde il valore di “neutro” dipende dal contesto di riferimento, e ognuno c’ha i neutri e i ministri dell’Interno che si merita. Però a questo punto io rifiuto la frasetta sospesa nel nulla, e la voglio mettere in bocca a qualcuno che vada ripetendo che l’Italia NON DEVE (puntando i piedini per terra), allora sì la posso presentare allo studente come rappresentativa. D’altronde si studia sempre “lingua e cultura”, no?

Non faccio il nome della scuola per ovvie ragioni. Ad ogni modo non sarà l’amore della mia vita professionale, ma si cresce anche attraverso esperienze come queste. Anche perché mentre scrivo mi comunicano un impegno più continuativo per le prossime due settimane.

Per il resto, tutto meravigliosamente bene. Si affaccia l’estate e il bikini non mi starà bene come l’anno passato, ma mi aspettano ben altre gioie.

Ho pure ricominciato il corso di pittura e mi sa che non me la cavo troppo male. Devo darci sotto con l’olio almeno finché posso permettermi di tenere fuori la trementina senza che una micromanina ci si tuffi dentro. Poi si passerà all’acrilico, all’acquerello, o molto più plausibilmente si tornerà… ai pastelli a cera!

Questa era solo una spazzatina per rendere il locale più presentabile. Lascio la serranda a mezz’altezza, così chi vuole entra e dà un’occhiata. La titolare sta nel retrobottega a leggersi “La storia” della Morante, stupita della sua ancora cocente attulità, ma se sente scampanellare magari riaccende pure le luci e ricomincia a trafficare. Un po’ di pazienza, però: si muove un po’ più pesantemente di prima.

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22 commenti

Archiviato in glottodidattica

22 risposte a “Una spazzatina

  1. coccoina

    Leggere il tuo quotidiano così ben letto e raccontato, mi ha fatto felice.
    Un ciao da mezza serranda e penombra—e senza potrebbe.

  2. coccoina

    Sì, ska: una minaccia stravagante e moderna, avanguardista col toppino a ciclista, in un campo di pericoli imminenti.
    Sciaguratamente, qualsiasi sia il suo colore – a strisce o anche a pallini – ‘potrebbe’ o no, sempre ci toccherebbe, Papa o papi che sia, mia cara amica.
    Per ora qui, almeno quelli in barca, li mandan via ‘civili’e a marcia addietro, motovedette e Ddl—certo, visto com’è che gli è venuto bene, a colori, il Presidente in USA – di un formato che qualche esaltato dice addirittura ‘socialista’, Guantanamo umano e altre cose – e con le ‘busciate’ del XVI, magari ci ripensano e decidono che anche il Cristo era negro, e il futuro prossimo gli va bene anche se musulmano o ebreo: basta che sia Monoteista SpA.
    Gli toccherà cambiare il colore della ‘fumata’ buona, quella che dice ‘Habemus’, che allora sarà quella nera—Gaudium Maximum eccetera, rimane uguale: almeno per loro.
    .
    A quel ‘qualcuno’ che sai, digli che ci sono anche il sole, le albe ed i tramonti, la luna, notti e giorni, da godere e dividere tra tutti. E sorrisi, invece che ghigni.
    Un abbraccio.
    Paolo

    • Coccoina: e che vuoi fare? Ci sono negri e più negri. Anzi, anche prendersela coi “negri” oggi non va più di moda, in effetti. Come i terroni, stanno passando di moda. Ora il nuovo bersaglio è “clandestini”. Se poi son profughi poco conta. Tanto peggio per loro. Son morti di fame e tanto basta. Comunque se continuiamo così in quanto a libertà e salari, mi sa che la vigilanza marina dovrà controllare che non ce ne andiamo noi.
      Riporterò il tuo messaggio al piccolo chi di dovere. Un abbraccio panciutino.

  3. orsopio

    ah, che voglia di mettere bocca su un campo che non mi compete, dalla matriciana alla neutralità della lingua. purtroppo il mezzo (un vecchio similblackberry) nol consente.
    dirò solo, dunque: bentornata – abbon’ora.

    • Orsopio: questa, poi! Se argomenti come “la (presunta) neutralità della lingua”, per non parlare della matriciana, non competono a un poeta dialettale romano! Grazie del “bentornata”: a mozzichi e bocconi perché per questa e la prossima settimana sono impegnatissima, però mi sa che appena posso riprendo. L’attività scolastica mi ha fatto venir voglia di ristraparlarmi addosso sull’argomento lingua e glottodidattica.

  4. gianca

    Ciao ska, mi affaccio per un saluto di ritorno da uno splendido fine settimana nella tua Roma, piedi gonfi ma con una ricarica di belle cose sia viste che mangiate da portare con me.
    Un abbraccio di proboscide ed un saluto a quello che vola e a quello che sguazza.

    • Giancone, ma potevi fare una capatina pure al lagi di Martignano, dove mi crogiolavo cautamente al sole? Non so se il panino con la salsiccia sia una specialità romana, ma come lo fanno là, con le cipollette, le zucchine e i friggitelli alla piastra, non lo fanno da nessuna parte.
      Ad ogni modo sta sicuro che hai scelto sia il periodo perfetto che i migliori giorni della settimana per goderti la mia città.
      “Quello che sguazza” è fantastico!

      • gianca

        Buono a sapersi skakkina, lo terrò ben presente nella mia prossima gita, sia il lago di Martignano sia il panino con la salciccia, con buona pace della mia dietista personale.
        Piacere di sentirti felice ed in forma tu e la tua piscina viaggiante.

  5. prima di tutto ti ringrazio per la citazione. In effetti non so perché ma sembra che tu sia quella che apprezza di meno il tuo blog; sarà che io sono un inguaribile narciso e leggo e rileggo i miei post beandomi della loro bellezza, arguzia, profondità ecc. ecc. Poi leggo il tuo e m’incanto ad ammirare la fluidità, l’argomentazione , l’ironia sottesa e manco tanto. Il Prossimo papa (potrebbe) essere un negro : intanto io spero sempre che non ci sia un “prossimo” papa, poi bisognerebbe ascoltare il tono di chi parla. “Il prossimo papa potrebbe essere un negro” disse minaccioso il lupo- nonna a Cappuccetto Rosso……”Il prossimo papa potrebbe essere un negro” sospirò con aria sognante Cenerentola rivolgendosi al Principe che le aveva appena calzato la scarpa. In somma ogni cosa è la faccia e il suo rovescio. Dalle parti dove abito i vecchi quando s’incontrano spesso esclamano “Te pijasse ‘n corpo quanto stai vene!” (Ti venisse un accidente all’istante, quanto stai bene!!) così per dire che, a volte , anche le ingiurie più violente possono nascondere un tono scherzoso e , perché no, affettuoso. Mi piacerebbe che tu, anche una sola volta, ascoltassi ciò che si rivolgono i miei figli, in specie gli ultimi due. Capiresti perfettamente cosa intendo.
    PS: felice che tutto vada bene.

    • Mio caro Uno, devi sapere che io ho da sempre un problema di autostima e di timidezza nei confronti dei miei “prodotti”. In terza media, selezionata dalla mia scuola, vinsi con un tema un concorso regionale. Così i miei compagni, incuriositi, volevano a forza leggere la “brutta” del tema, ma io, spaventata che ne venissero in possesso, lo strappai platealmente davanti a tutti… così che ora non ce l’ho nemmeno io! Non volevo neanche andare alla premiazione, e ancora oggi mi ricordo tutta l’esperienza con imbarazzo. Il fatto è che niente mi sembra mai… abbastanza ben fatto. L’unica eccezione sarà probabilmente “quello che sguazza”. 🙂
      Ma il discorso si farebbe troppo lungo, e mi sa che mi ci vorrebbe uno psicologo.
      Tornando al tema da te sollevato: certo, è tutta questione di tono. Eppure a me suona minaccioso lo stesso: sarà quel condizionale vicino a “negro”. E poi gli esegeti di Nostradamus sostengono che dopo il Papa nero verrà la fine del mondo. Mah, secondo me era un po’ leghista, comunque concordo: basterebbe non avere alcun Papa e punto. Per non parlare poi di altri “duci”. Ma pare che nello stivale non si riesca a fare a meno né dell’uno né dell’altro. La storia da noi non insegna.
      Ti mando un abbraccio solidale e comprensivo per ciò che sai. Forza, uno!

  6. Ciao, ska, come stai? Come state? Un abbraccione largone largone, formato famiglia!

    • Ciao Paola cara! Stiamo benone, un po’ indaffarati ma benone! Lavoro un sacco (la tempistica del mondo dell’insegnamento è terribile) e accaldati, ma in compenso, se è vero che già il piccolo inquilino può sentire, quando esce parlerà già italiano (almeno livello principianti) o saprà tradurre Cicerone. 🙂 Grazie della visita. Io come avrai visto non ce la faccio a “girare” per i vostri spazi, ma confido di tornare ad essere disoccupata molto presto…

  7. ilpandadevemorire

    “Il prossimo Papa potrebbe essere un negro” è assolutamente neutro.
    “Il prossimo Papa potrebbe essere un negro di merda”; ecco, così si nota un certo accento…
    Baci e bentornata, proprio mò che mi sono bloccato io causa settimana “tosta”…
    Dottordivago

    • Mah, veramente non sono proprio tornata:  questa settimana e la prossima anche per me sono terribili quanto a impegni e spostamenti. Sai che anch’io sono contro il politicamente corretto, ma in linea di principio. Di fatto il termine è ormai considerato offensivo e comunque certamente non può dirsi neutro. Io non lo metterei sulla bocca di studenti stranieri, così come non gli trasmetterei la parola “froci” senza le dovute avvertenze. Ma qua s’apre un discorso troppo lungo che c’entra con una mia personale divergenza di vedute col citato direttore, che oggi rasenterebbe la polemica e che non è tutto sommato molto interessante.

  8. è una delizia leggerti, sappilo (….quello che sguazza……eheheheheh)

  9. coccoina

    Mi sembra, cara ska, che niente possa essere neutro: un ‘può’ sottende che è il Potere che gli dà il permesso, un ‘poteva, avrebbe potuto’ che sia una cosa evitata ad essere, mentre un ‘potrà’ sta a significare, io penso, la stessa cosa di dare il permesso che sia e in più che è un esperimento desiderato, sempre dal Potere. Un ‘potrebbe’ è qualcosa che sfugge al controllo o tenta di farlo, imprevedibile e incontrollato, nuovo e sconosciuto e che magari vuole acquisirlo lui, il Potere—quindi, una minaccia.
    Una libertà che non può essere concessa e che va combattuta.
    .
    Un abbraccio a livello ‘bamburìn’, che qui a Milano vuol dire bamburìn.

  10. linodor

    Sono contento di aver lasciato tra i segnalibri questo blog, sperando che prima o poi ci avresti ripensato.
    Adesso farò una capatina ogni giorno per vedere se c’è qualcosa di interessante da capire e imparare.

    • Ti ringrazio molto, mi spiace solo di essere cos impegnata in questi giorni. E’ un periodo lavorativamente fecondo (graziaddio, dopo un inverno di magra), ma ci rileggiamo presto. Benvenuto e a presto! Simona

  11. ilpandadevemorire

    Niente di nuovo, solo un saluto: ciao Ska.
    Dottordivago

    • S, caro Enrico, benissimo. Qua il blog mi si gi rimpolverato tutto, ma domani finisce questo corso e credo che per qualche settimana avr tregua. A presto, allora, e grazie della visita. 🙂

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