Il modo di chi non può

A Coccoina

Caro amico mio, credo che Gianni Rodari abbia spiegato in modo esemplare con questa filastrocca le ragioni che ti fanno odiare il condizionale. Sono sicura che lui era (non sarebbe stato) d’accordo con te. Un piccolo omaggio a te e a tutti coloro che non amano sospirare educatamente seduti in poltrona, ma piuttosto alzano volentieri la voce, a costo di esser definiti “sguaiati”.

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Sospiri

Vorrei, direi, farei…
Che maniere raffinate ha il modo condizionale,
mai che usi parole sguaiate,
non alza la voce per niente
e seduto in poltrona, sospira gentilmente:
Vorrei andarmene nell’Arizona, ohh
meglio, potrei fermarmi a Lisbona!
Volerei sulla Luna in cerca di fortuna…
E voi ci verreste?
Sarebbe carino, dondolarsi sulla falce
facendo uno spuntino!
Vorrei suonare!
Che ne dite?
…il pianoforte a coda…
Dite che è giù di moda?
Pazienza, ne farò senza, del resto non
so suonare…
Parlerei se volessi
Volerei se potessi
Mangerei dei pasticcini se ne avessi!
C’è sempre un SE chissà perchè,
questa sciocca congiunzione c’è l’ha tanto
con me!

Gianni Rodari, “Filastrocche in cielo ed in terra”

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11 commenti

Archiviato in lingua e vita vera

11 risposte a “Il modo di chi non può

  1. carina, se me la sarei ricordata prima l’avevo messa sul mio blog (inorridisci ora! :o))

  2. Risponderei come Coccoina se potessi, direi cose sorprendenti, se in lui fossi, scriverei fiumi di parole se dentro tante ne avessi… 🙂

  3. coccoina

    Se mi guardi il colore delle gote, ti sembra addirittura che il PCI – io anarchico bandiera nera a straccio – sia rinvivito, sia di rosso e colorato risorto, cara ska.
    Coi suoi vizi, i suoi intellettuali, i suoi voltagabbana e socialisti a riforma a scoppio ritardato. Ma anche pieno d’operai e dal basso, e tanti, e che urlano senza condizionali. E che la nomenclatura se la strafanno a colazione e grappa.
    Anarchico individualista sì, utopista, fuori di cervello, sì. Ma scemo no: meglio rossi prepotenti di rabbia e di riscossa mai sazia e mai bevuta, che nani, che cretini e leccaculo.
    Meglio ritti e con l’urlo su un panchetto sbilenco che vigliacchi, riverentemente lusinganti, una mano al cappello e quell’altra al bastone.
    Che non è per, ma del padrone.
    _________________________
    .
    Prosaicamente poetastro mi trasformi, con queste chicche dolci che tu mi regali, ska: un abbraccio. Paolo

  4. ilpandadevemorire

    Primo: bentornata, pensavo mi avessi sedotto ed abbandonato.
    Secondo: potrei portare un po’ di prosa in tutta questa poesia? Sì-ì?
    Allora vado: ‘Azz… che bravi che siete.
    E non è ironia: è invidia.

  5. Caro Dottordivago: io e te ci conosciamo da poco, quindi ancora non sai del mio difficile rapporto con questo blog, a cui penso ogni giorno di staccare la spina. In Parlamento se le suonano col testamento biologico, e pare che sarò obbligata a nutrirlo contro la mia e la sua volontà. Però ogni tanto lo lascio vivacchiare così, a pane e acqua, e manco dagli amici mi faccio vedere. Con la conseguenza che poi mi ritrovo decine di post divaganti dei tuoi arretrati… devo mettermi in pari col “lavoro”! Lascia perdere l’invidia, perché se ne parliamo sono io che invidio la tua prolificità, stante quanto detto sopra.
    Senti un po’: il panda dovrà pure morire… ma anche il panda rosso???? Ieri ho visto una galleria fotografica su repubblica.it, e ho deciso che è l’aniamle più carino del mondo: uno che dorme su un ramo con le zampe penzoloni e si arrotola con la codona per non cadere e ci si copre pure gli occhi… pare che lo fa apposta per far vedere quant’è carino!

    Coccoina: sì, dai, rossi come Rodari va bene. Uno che è riuscito a farsi bruciare i libri in piazza dai preti doveva essere uno che rompeva le palle assai. Comunque ancora devo riprendermi dallo shock della scomunica di Rodari e della damnatio memoriae di Rodari: ma ti rendi conto? Il Rodari che leggevo in seconda elementare! Quello delle filastrocche! Da non credere.
    Forse non dovrei meravigliarmi della riabilitazione di preti lefebvriani, o dell’indifferenza di fronte a preti neofascisti che benedicono i “ragazzi” di Forza Nuova con le spranghe e asseriscono che Mussolini andrebbe beatificato.

    Un saluto ai cari Unodicinque e Pensierini.

  6. coccoina

    Mia cara e simpatica girovaga pigra e vagabonda – che ora, in fondo in fondo a questo spazio, ti riappiccico il vecchio ‘Elogio alla Pigrizia’ – è risaputo che preti e precettuosi e chi lo fa di mestiere a voler bene, s’incazza quand’è che gli dicono che non è vero nulla quello che dice; che Amore è una pianta selvatica che cresce anche sui muri di pietra, tra fessura e fessura.
    L’innocenza della quale si paludano i rappresentanti, i commessi viaggiatori sedentari dell’ente supremo, è solo una stoffina da magliari, che viene da Prato. Fatta di stracci, come si diceva una volta.
    Quella vera, quella del Fanciullo Rodari che con la Bontà e con l’Amore si davano del tu, che quando lo leggi sembra la risposta a una domanda di tuo fratello più piccolo, quello che gli vuoi tanto bene e che se hai fortuna te lo porti dentro, protetto e che ti difende dal suicidio; quella Innocenza lì, quella leggera e che sembra fatta da tessuto di vigogna. Quella che scalda fino dentro e ti fa cotto a fuoco lento, lentissimo. Quella lì, insomma: quella sì che gli rode, così com’è che non gli riesce neanche a essere eretica, neanche disobbediente. Quella che è così viva e piena di sé, che gliene importa una sega dei loro racconti. Quella che è anche, nella sua sterminata innocenza, più pericolosa di un terremoto. Di una rivoluzione, di uno scisma: di una improbabile sovversione.
    E’ un NO. Un semplice, dolce, misero e fiero NO.
    _________________________________
    .
    Tu m’hai affiancato e che c’ho il fiatone, a un uomo così, a un Rodari così. A un Gianni che arricca un po’ questo povero Paolo che sono.
    E allora, e a lode, arrieccoti ‘Elogio alla Pigrizia’, perepé perepé. Un abbraccio a manica: a manichino.
    .
    .
    ELOGIO ALLA PIGRIZIA
    .
    La reale pigrizia gode non definire se stessa e l’ignoto è luogo assolutamente pigro nel suo celarsi: guai a coloro che con moto lo vogliono annullare conoscendolo.
    Sublime suicidarsi con lentezza tale da essere eterni e nutrirsi così adagio che un millimetro di spaghetto basti per sempre, sugo e tutto.
    Porre domande con piana dolcezza, ché le risposte le possano anticipare e ridere senza fretta, in modo tale che il dolore del pianto possa cadere comodo tra le parole senza e fretta.
    Crociare il voto con calma, ché i risultati abbiano il tempo di mostrarsi prima di poter uscire dalla cabina.
    Quale dinamico dirigente d’azienda è mai capace di godere l’estasi di udire il canto dell’erba che cresce e quale veloce atleta ricompensa la fatica soporifera del venditore di materassi TV, donandosi nella capacità di sentire la differenza tra una morbidezza e l’altra? Quale donna perennemente spolverante potrà mai penetrare l’immagine calda della polvere che con poetica lentezza cade soave e quale puntuale frettoloso godrà mai il piacere di sbagliare tram e di trovarsi smarrito nell’ignoto, lasciandosi scendere all’inferno sotterraneo del Metrò per cominciare a ridere riagganciando l’usta fumosa della strada di casa?
    L’Oscarone caro al cuore o suo cugino dicevano: ‘La polvere: nessuna preoccupazione – solo la pazienza di non annoiarla quattro anni lunghi. Allora la preziosa vorrà amica restare tale e quale eternamente.’
    E la piacevole differenza tra la pigrizia femminile, graziosa, tiepida e carnalmente carnosa e quella maschile, un po’ legnosa, barbuta e stupita? Cantatemi il nome di un poeta super-attivo; ditemi chi, se non la pigrizia, tenga le chiavi della curiosa conoscenza!
    Morire in un bagno turco, quasi invisibili, indefiniti e carezzati dal caldo del leggero vapore – mai di sauna atleticamente corridora e sfidante.
    Svenire a morte su di un letto di piume donate, annodati amanti ad altre pigre membra; far l’amore con dimenticante lentezza, regalandosi il potersi attendere sdraiati sull’attimo dopo e morire sgonfiandosi con lentezza, per sentirsi vivi fino allo sgonfio assoluto.
    Accidenti alle pietre rotolanti, agli spartani pugnaci e ai bersaglieri, alle loro biciclette assurde, incardinate da spalla e spaccatutto e alle loro petulanti, pedalose e vibrose trombette.

  7. ci è stata data la parola proprio per esprimere quello che è il nostro pensiero
    purtroppo al mondo ci sono molti sordi (sicuramente conosci il detto…non c’è miglior sordo di uno che non vuol sentire..)
    quindi è giusto e soprattutto umano alzare la voce
    e far in modo che anche coloro che il nostro grido arrivi anche a coloro che fingono
    bellissimo post.

  8. ilpandadevemorire

    Nessun panda, di qualsivoglia colore, morirà mai per mano mia: è solo un’icona sfigata, anche se simpatica.
    Devono morire “i panda”, cioè quelle categorie, e tante altre, che ho citato in “Perché il panda deve morire”; e mettiamoci pure la categoria che citi tu, quella che -ma davvero o stai scherzando?- ha scomunicato Gianni Rodari.
    È più assurdo un orso di due quintali che mangia come una pecorella, si riproduce una volta ogni era geologica e pretende di sopravvivere o una categoria che pretende di ascoltare i tuoi peccati e perdonarteli, dopo che per secoli ha bruciato epilettici considerandoli indemoniati o streghe la cui unica colpa era di non volerla dare al curato di turno?
    Il panda faccia quello che può, “i panda” devono morire.
    Dottordivago

  9. Caro Paolo, il tuo “elogio alla pigrizia” (e alla lentezza) me lo merito tutto, visti anche i tempi con cui ti rispondo. E sapessi che buon sapore che ha, a distanza di un anno. Ora che non solo so che sapore ha la torta, ma anche chi l’ha impastata. E in questi giorni di lentezza, di attesa che si farà sempre più lunga, e che deve essere così, e non c’è modo di tagliarla più corta, perché c’è bisogno esattamente di quel tempo per reinventarsi la vita, gli spazi, i sogni, arricchendoli.
    A te che mi capisci, un abbraccio multiplo.

  10. non so ma ultimamente trovo questo vagamente somigliante ai verbi del colui grande fratello
    ne azzeccassero uno….
    l’italiano volò sul nido del cuculo
    caddette e si fece male…

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