Mulini a vento

Mi sto muovendo un po’ in tutte le direzioni.

Domani pomeriggio ho un colloquio che so già essere una sòla (per i non romani: truffa); forse qualcosa di buono uscirà dopo che avrò inviato a una scuola internazionale  – in cui insegna anche un mio amico – il mio CV in inglese, che è in fase di terminazione. Pare lì stiano cercando.

Fra un esca e l’altra che butto in mare, sono passata alla Caritas del mio paese, finalmente. Ho fatto la mia proposta e il direttore si è mostrato interessato ma mi ha detto chiaramente che non possono permettersi di pagarmi, cosa che non mi aspettavo, non da loro. Confidavo in un contributo del Comune, non un vero e proprio stipendio, ma un irrisorio rimborso spese. Probabilmente non ci sarà neanche quello, ché il Comune è in fase di commissariamento, quasi in bancarotta. Io e il direttore ci siamo salutati con l’impegno di restare in contatto, e da parte mia la disponibilità al corso per immigrati anche solo volontario, senza rimborso alcuno.

Poi torno a casa, e leggo che si vogliono invitare i medici alla delazione degli immigrati irregolari. E mi sento una Don Chisciotta ancora più ridicola, a pensare che qualcuno che non può curarsi l’influenza possa aver bisogno di lezioni di morfologia e sintassi.

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8 commenti

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8 risposte a “Mulini a vento

  1. sono proprio dei vigliacchi.
    io conto sul buon senso dei medici e penso a quei vecchi manifesti del regime fascista…quelli dove c’era scritto “stai attento, il nemico ti ascolta”.

  2. Di lezioni di Italiano ne hanno bisogno eccome, come e più del pane. E quanto ai medici spioni, tranquilla, non credo proprio che ce ne saranno. Forse qualche stronzo (ops) leghista, ma pochini pochini. Almeno, mio marito e tutti i suoi colleghi la pensano così. IN BOCCA AL LUPO per il lavoro!

  3. Per pensierini e per lasimo: anch’io sono fiduciosa nella deontologia della maggior parte dei medici, però il problema è l’effetto pratico che un tale proclama può fare su un immigrato irregolare timoroso di esser identificato e cacciato. Ricordiamoci della difficilissima campagna di informazione sulla possibilità di partorire anonimamente e lasciare il neonato in ospedale. Era scritto su metro e autobus in tutte le lingue, e ciononostante i bambini morti nei cassonetti erano all’ordine del giorno.
    A costruire ci vogliono anni, a distruggere un secondo, un decreto e una cassa di risonanza. Nessuno vorrà rischiare.
    E poi a forza di seminare odio qualcosa cresce. A far leggi simili, qualcuno si convince che quel razzismo strisciante che c’hanno dentro è pure giusto. Perché diciamoci la verità: sotto sotto siamo tutti un po’ razzisti, nel senso che tendiamo a generalizzare e siamo pieni di idiosincrasie e stereotipi. Solo che alcuni si rendono conto di avere un problema di questo tipo e lavorano su se stessi, altri non aspettano altro che di essere confermati nella propria idiozia. E fare massa.

  4. Pensierini: crepi il lupo!

  5. gianca

    E se non basta il lupo, anche la balena skakkina, anche la balena.
    alle 16:16

  6. coccoina

    Sì cara Don Chisciotta, sì che ce n’è bisogno.
    Sia per buona creanza che per educazione. Come segno di misericordia e anche per evitare che uno che passa di lì tentenni e possa tranquillamente buttar via la carcassa senza avere dubbi: un cosa pulita, insomma. Se non altro per dire ai tuoi mulini a vento che li hai visti, che sai che ci sono e che non mulinino rodendo troppo. I piccoli giganti bugiardi.
    Perché la fellonia abbia una sua fellonica ragione di accoglienza e di ospitalità e non sembrino dette solo con la lingua, ma di lingua.
    Almeno un disgraziato già strizzato al pomodoro o un po’ rotto perché meno male il tetto era basso o che non è morto di freddo perché gli ha preso fuoco la baracca e che c’ha la polmonite fulminante che lo porta via con una febbre a quarant’uno al vapore, può gorgogliare df’ultimo fiato in buon’italiano, che lo sentano tutti, anche quelli distratti o frettolosi, anche i suoi curiosi e zelanti assassini, ‘sto morendo contento, non vi state a preoccupare: non è nulla, grazziaddio! Mi aggrada che voi genericamente e senza storia alcuna mi buttiate via, perché sono un clandestino e me lo merito. Me la sono cercata. Addio!’. Che frase! Da scolpirla sulla spazzatura, da scolpirla: te lo immagino come sarebbe venuta male in arabo o in armaico o in cinese o in qualsiasi altra lingua?
    Vedrai che non c’e n’è uno. nonostante, che gli dice – magari, toh!, con una punta di melodrammatico – ‘che gelida manina, se la lasci riscaldare’.
    Ciao ska, un abbraccio cavalleresco e un saluto dal mio Sancho Panza! E anche dal Ronzinente e l’asino, Quello a quattro zampe d’asino, s’intende.

  7. coccoina

    Lasimo, me li ricordo quei manifesti dei quali i muri e i treni erano pieni, oltre che di sfollati, bimbi in fasce e fagotti.
    C’era un tipo inglese in divisa e con l’elmetto a scodella in testa, con una mano a crescersi un già enorme orecchio, e che diceva scritto non un gentile e accorto ‘stai attento’ – perdona lasimo – ma:
    Taci! Il nemico ti ascolta.
    Un taci come tutti i taci di sempre: anche questo, di taci—che anch’esso non dice premuroso di stare attenti: ti da la spinta.

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