Non calpestate i Froci

Dalla convivenza con Henning, il tedesco alle prese con l’italiano, e mio primo “alunno”, è nata una bella amicizia che ci ha fatto incontrare diverse volte negli ultimi 7 anni, e in diverse parti dell’Europa.

La prima volta che lui giocava in casa, ero in interrail per la Germania, ed ero stata invitata un paio di giorni a casa della sua famiglia, nella campagna vicino Hannover. Benché fossimo in Germania e io già studiassi tedesco, continuavamo a conversare in italiano… perché è così che abbiamo parlato dall’inizio, e tutt’ora è la nostra lingua comune, nonostante ormai il mio tedesco – credo – non sia peggiore del suo italiano.

L’abilità di Henning con le lingue non  sta tanto nella correttezza o nel grande talento nell’apprendere, quanto nella faccia tosta, nella comunicatività e nel coraggio di provarci, e scrutare l’effetto delle sue frasi nella faccia del proprio interlocutore, per poi provare eventualmente con qualche variante, in caso di reazione di sbigottimento.

Mentre passeggiavamo per il grande giardino intorno a casa, vedo un ampio prato con l’erba piuttosto alta, e da cittadina quale sono, che si stupisce del contatto sensoriale con la natura, mi viene voglia di ficcarci i piedi dentro… vado estasiata godendomi il fresco dell’erba sulle caviglie, quando Henning mi prende per un braccio:

H.: Hey, attenzione, non calpestare i froci!

S.: Come, scusa?

H.: I froci, ci sono i froci nell’erba!

Ranza danzante. Ted. Frosch.

 

 

Annunci

11 commenti

Archiviato in interferenze linguistiche

11 risposte a “Non calpestate i Froci

  1. matteo

    ma quanti froci ci sono in germania??

  2. matteo

    e poi Ska, mi dici se li hai raccolti o calpestati 🙂

  3. Ho posto la domanda al mitico Pavlo, che ha risposto che non lo sapeva, ma immaginava che in Germania di fossero altrettanti “froci” quanti i “pesci” in fiore, coi fiori rosa proprio come in Italia

  4. Martino Benzi

    Tanti, tanti anni fa, la mia insegnante inglese di Inglese ci raccontò che, durante la sua prima permanenza in Italia, ordinò al ristorante una zuppa di “pisce”.

    Il piatto servito fu comunque molto buono 🙂

  5. coccoina

    Giust0: eresia è calpestare un suono che riempie e fa da spalla alla notte.
    E che è, la notte.
    E anche le stelle, senza di esso, magari non ci sarebbero , attaccate sul cielo.
    Somiglia come pulirsi le scarpe coi lembi della giacca di Mozart, nel mentre regala al nostro orecchio un Menuetto di Clavicembalo Ben Temperato.

  6. matteo

    Coccoina, a ciascuno il suo 🙂

  7. Cazzo come sono avanti questi germanesi! Pure le rane gay hanno!!!

  8. coccoina

    Un po’ fuori sacco, ma in fondo c’è anche qualche rospo.
    Non so se l’hai visto [penso proprio di no], ma anche questo ‘ne vale la pena’.
    Alla vecchia sede della Fiera, a Milano, hanno azzerato di microcariche l’edificio più grande, quello della ‘Meccanica Salvapopoli’ che usava nel’60, per farci sopra un edificio più GRAAANDE.
    Eran tutti lì che chiacchieravano tra loro aspettando il morto, sulla terrazza di un edificio prudentemente abbastanza distante, dando le spalle alla ‘vittima sacrificale’: tirava vento e non hanno sentito la sirena ‘ruffiana’ che li avvisava ‘ora scoppia’.
    Stacco immagine Telegiornale e si vede solo la coda polverosa dell’ultimo atto dello scoppio: sì e no tre secondi.
    Adesso viene il bello!
    Lo stesso vento di prima, che penso si fosse già dal principio messo d’accordo col Servizio Meteorologico e le sirene perché fossero meno ruffiane e si facessero mancare un po’ la voce, soffia ridendo tutto il polverone, un polverone tipo ‘Ground Zero’ che lo potevi spalmare sul pane, sui distratti e sordi giornalisti, che magari s’eran portati anche un fiasco di vino, per festeggiare.
    Un fuggi fuggi generale: cavalletti, chiappe, lacrime agli occhi, mal di gola e tutto – meglio di una comica di Max Sennett.
    Mi puzza all’italiana di complotto: chissà perché c’era qualcuno che riprendeva il gruppo, prima, quando chiacchieravano beoti, culo a muretto e spalle a tutto il resto?
    Neanche un rospo sotto le macerie, tranquilli!
    Loro, la sirena ammaliosa, l’avevano sentita!

  9. @ Coccoina: ai rospi non la si fa! Ai telespettatori drogati di tv catastrofista sì. Mi sarebbe piaciuto vederlo! 😀 Ma forse raccontato da te è più gradevole.

    @Martino: sarà stato pure molto buono, il piatto, ma non indagherei sugli ingredienti! 😀
    Un’altra mia ex coinquilina, americana, confondeva “scoprire” con “scopare”… anche questo, lapsus molto pericoloso.

    @Matteo: mai calpestato froci in vita mia, sempre raccolti. Infatti proprio in quell’anno conobbi uno dei miei migliori amici, gay conclamato ora, ma di cui al tempo mi presi pure una bella cotta. Prima di fare due più due, e che lo facesse anche lui, che ancora non se ne era accorto. Comunque a me la scena gay piace molto, e ripeto spesso che in realtà, in fondo al cuore, non sono una donna etero ma un uomo gay.

    @Twiga: ma davvero l’hai chiesto a Pavlo? Ma lui che intende per “froci”?

    @ Lupo Sordo: i tedeschi sono molto avanti in tema di diritti civili. Ci sono i pacs anche per rane gay, e al momento si discute sull’opportunità dell’adozione dei girini. Ovviamente larghe fasce della popolazione ritengono che crescere con due rane dello stesso sesso sia altamente fuorviante per l’educazione del piccolo girino ed il normale sviluppo delle zampe, e che il cartone animato Ranaplan, con i suoi messaggi subliminali, sia responsabile della decadenza dei costumi nel mondo ranesco. Per fornire dei modeli comportamentali ai giovani girini, si narrano invece le gesta di altre rane e rospi famosi: la storia del rospo che “ce la fece”, rigorosamente straight, al punto da trasformarsi in principe e sposare quella gran topa della principessa, o di alti esempi morali come quello della rana che ebbe tanta fede nella riconoscenza da traghettare uno scorpione da un lato all’altro del fiume, pagando con la vita la sua ingenuità. Quest’ultima storia naturalmente mira anche a instillare il gene del sospetto nelle giovani rane in potenza, naturalmente e per diritto naturale fiduciose nel prossimo, anche se diverso.

  10. coccoina

    Ho pescato questa cosa da ‘The New Yorker’, ska – e non ce l’ho fatta a non appiccicartela su.
    E’ di un signore arabo.
    Peccato che il TNY non usi pubblicare poesia ROM – tanto per farla leggere un po’ al signor Mezzatinta de Decreto y Amazonas.
    Eccola, e penso tu te la goda assieme a tutti, come io ho già fatto:

    Chair (A Dream)
    by Adonis

    Long ago I screamed at the city:
    Husk of the world,
    I’m holding you in my hand.
    Long ago I muttered at the ship,
    my song in a rose-red blaze:
    all or nothing.

    As for you, my grandchildren, I’m tired,
    tired of myself, tired of the seas.
    Bring me that chair.

    (Translated, from the arabic, by Michael Beard and Adnan Haydar.)

  11. Grazie, Coccoina. Bellissimi toni elegiaci. Un po’ triste… o forse no, è solo la vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...