Giocarello

E vabbè. Aprire un blog vuol dire anche partecipare ai meme. Lo sapevo, ed il momento è giunto: sono forse così altezzosa da tirarmi indietro? Giammai.

Le regole:

– indicare il blog che vi ha nominato: quella toscanaccia di Twiga 

– Inserire le regole

– Scrivere sei cose che vi piace fare

-Nominare altre sei persone che proseguano il meme

-Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici memati amici .

COSA MI PIACE FARE:

1. Dormire fino a tardi. Quando però sei disoccupata e diviene la norma, non è più tanto divertente. Ragion per cui negli ultimi giorni ho cominciato ad alzarmi presto. Così, per protesta.

2. Restare alzata la notte fino a tardi, pure se non ho nulla da fare. Sono una vampira e c’ho pure un pipistrello gonfiabile appeso al soffitto. Oltre a quelli veri che mi porta il gatto in casa.

3. Respirare a pieni polmoni l’odore della terra bagnata quando smette di piovere.

4. Mangiarmi il paninozzo con la salsiccia al chioschetto sulla spiaggia di Martignano, accompagnata dalla musica reggae. Vabbè, visto che non si può evitare, pure gli immancabili cani che vengono sotto la panca a elemosinarne un pezzetto, e ai quali ovviamente non do niente.

5. Prendere una lumaca, quando ne trovo una una, e metterla su una foglia bagnata per vederla far capoccella e allungare lentamente e cautamente le “corna”. Mi facevano pena quelle che trovavo nell’insalata quando abitavo in città e non sapevo dove liberarle. Così una volta ne ho messa una piccina sulla mia potus e ho pensato di allevarla lì. D’inverno l’ho lasciata dormire indisturbata su una foglia, e alla primavera successiva era… svanita. 😕

6. Ovviamente, uno dei sei punti non può che essere.. leggere. Sì, lo so, lo dicono tutti. Ma chiedete al mio ragazzo nonché convivente: i libri stanno praticamente pure nel frigo ormai. SOno una bibliofila, di quelle feticiste che aprono un vecchio libro e ne gustano pure l’odore della carta mezza ammuffita.

7. …

No, scherzo, mi fermo, anche se ci avevo quasi preso gusto. Il brutto ora è trovare 6 blog a cui scassare gli zebedei (sarà che ho fatto troppo telemarketing in passato, ma mi sembra sempre di disturbare). Oh, memeambasciator’ non porta pena! A chi tocca nun s’engrugna, ecc. ecc.

I fortunati vincitori sono: Lupo Sordo, Oreste, Coreyreggae, e… oh, sapete che vi dico? Io mi fermo qui, non ce n’ho altri tre (altri candidati a cui avevo pensato hanno già dato). E lo so, faccio un po’ come mi pare, ma vivo in un paese dove Berlusconi è presidente e rivendico anch’io il diritto di cambiare le regole come piacciono a me. Voi però non prendete esempio.

Concludendo: ma che diavolo vuol dire “meme”?

Annunci

9 commenti

Archiviato in post non linguistici

9 risposte a “Giocarello

  1. twiga52

    ma ci puoi giurare mi è arrivata la seconda nomina e ti arrinomino ecco

  2. Io ci feci anche la storia del meme, le origini e le implicazioni storiche…
    P.s. non posso che rispondere al tuo meme, ma lo faccio a modo mio e peggio di Berlusconi

  3. skakkina

    Ah sì, mi ricordo qualcosa! Aveva a che fare con piramidi, faraoni e schiavi, se non sbaglio! 😀
    Devo andare a rileggermelo.

  4. coccoina

    Con questo meme, che non immagino neanche cosa vuol’essere, e il tuo passaggio dalla solida torre skakkika alla lumachina a aperta ‘capoccella’ annusatoria di primavera, non è mica che, abberlusconata e come la lumachina che carezzavi da piccola, in pieno asimmetrico ‘inverno bossistico’, inforchi il tuo principe azzurro, cambi nome, e te la sparisci anche te?
    E noi chi s’accarezza, poverini?

  5. Caro Coccoina, la tentazione di sparire sarebbe forte. Mi pare ci sia da parlare di tutt’altro che di linguistica, sebbene non sia necessario lo faccia io, visto che lo fanno tutti.
    E’ che mi sento un po’ demotivata, ultimamente, per un sacco di motivi, in primis quelli che riguardano tuti gli italiani. Cercherò di trarre nuova linfa da questo marciume, ma come sai… sono lenta, anche nelle reazioni. Per questo ho preferito la lumachina, che mi pare mi rappresenti meglio della regina skakkiana, immeritata, tra l’altro, visto che ieri ho perso vergognosamente a Scacchi. Ero in difficoltà e sotto attacco, poi l’ “illuminazione” e la mossa geniale. Ho messo il re sotto attacco con due cavalli, una torre e un alfiere e costretto l’avversario (il mio ragazzo) a difendersi. E’ arrivato il momento in cui ho intuito che avevo la vittoria in tasca e avevo due o tremosse da considerare: solo una era quella giusta, ma ho scelto quella sbagliata ed ho perso. Come al solito, ho avuto “paura” di vincere. Sembra stupido, ma mi ha fatto riflettere. Perché è davvero una metafora della mia vita: mi fermo sempre un metro prima del traguardo.

    Ad ogni modo la lumachella mi è sempre piaciuta. Pensa: riesce a strisciare su una lama affilata senza tagliarsi! E non ha mai il problema di ritrovare la strada di casa.

  6. coccoina

    Avevo fatto un disegnino buffo che volavi a cavallo del tuo principe azzurro, ma non mi si appiccica – maremmina incollata! Ci volevo attaccare tutti i fili dei discorsi da volare da te.
    Fossi giovane, e senza voler far dispetto a qualcuno, schizzerei anch’io da qualche altra parte – col difetto che, fugandoti, quello che devi mollare sul posto insieme ai rifiuti è proprio quello che ti porti dietro: te stesso. E siccome no, ricominci inevitabilmente da capo. La frase mi è venuta così arzigogolata, perché odio adoperare i condizionali: mi sembra di prendermi in giro.
    Il tuo ‘lui’ sarà stato per amore costretto volentieri da buon maschietto DOC, lenta come ti confessi e non ci credo mica tanto, a imparare a difendersi al ‘rallentì’, tipo filmacci ninjaHongkong.
    La ‘paura di vincere’ mi si attacca proprio bene: mi rammenta una vecchia ombra nemica e amica del ‘gioco al massacro’, che da sempre mi segue; e che ho tentato di disegnare qua e là, sui vari blog, per difendermi dalla volontà di ‘schiacciarmi in alto’ volitivo della toscanaccia, che insiste perché mi totemizzi blog anch’io; che mi sento meglio quando svolazzo su e giù, qua e là.
    La lumachella, inventiamo che non si taglia in due camminando sul rasoio, sia perché il taglio, zac!, ama esser veloce – e poi perché emafrodita: non può essere posseduta né dal dolore, né dal piacere di essere un uno di due; o forse, a sua misura, mah?
    Poi, tanto per farti un po’ dispetto in campagna, simpatica ‘pulzella’ di costassù “ho messo il re sotto attacco con due cavalli, una torre e un alfiere”, quasi un esercito – tu sapessi che fiori nascono e fieri crescono sul marciume.
    Ciao ska che, per me, oggi vola!

  7. Oh Coccoina, ma che m’hai insegnato! La lumaca è ermafrodita, e chi lo sapeva! Se Giu fosse qui, che una volta m’ha dato del pozzo di sapienza!
    Non ti s’appiccica il disegnino? Sarà mica scaduta la colla?
    Mi perdonerai, Coccoina, se ci metto tanto a rispondere e non lo faccio come meriterebbe: ma ogni tuo commento è un tripudio di immagini e metafore che ora pian pianco capisco meglio (o mi sono abituata, o ti sei limitato), e a rileggerlo vi si trova ancora di più.
    Mentre mi godo dunque l’immagine di me in volo in cielo a cavallo del mio lui 😀 con tutti i pensierini appiccicati, rifletto sul fatto che ad usare i condizionali ti sembra di prenderti in giro. Non sto scherzando, è davvero curioso.
    Anche a me, egoisticamente, piacerebbe trovare un luogo virtuale dove messer Coccoina armato di pennellino appiccica sogni, ma non oso rischiare di definirlo. Forse il Don Chisciotte a cavallo di una metafora ronziante deve vagare di luogo in luogo in cerca dei mulini a vento della razionalità e della banalità.

  8. coccoina

    Son scaduto ma io me, tutt’intero!
    Sarebbe opportuno (ahi ahi che dolor!) addirittura immaginare, con un po’ di ulteriore fantasia che voglio dividere con te, che in quel luogo che non c’è, ma che tu guarda caso vedi, siano i mulini a vento a infilzarsi felici, come in un profumato antico culturoso saporito lento e frettoloso Kebap, sulla lancia di Don Chisciotte.
    Ti immagini, ska, cosa succederebbe (arrihai!) ai libri di storia e alle varie ricorrenze guerraiole calendariate?
    Io domani però, invitato da un amico che ha costruito e ricalcato immagini, camminerò presente a soffrirmi, corso di Porta Vittoria 43 Milano Camera del Lavoro sezione ANPI salone Di Vittorio, per l’ennesima e non ultima volta una cosa che urla: ‘Un Treno per Auschwitz’; immaginati un po’ dove abita la mia coerenza!
    Ora per intanto, salgo al piano di sopra dove ho intravisto una allettante ‘Primavera’ botticelliana.
    Ci si risente, ska che se non ci fosse (questo è addirittura autolesionismo!) bisognerebbe (arridai!) inventarla.

  9. twiga52

    Oh mamma, questi son partiti per figure retoriche di dolcissimi duellanti linguistici e stilistici. Achille, Patroclo, Ettore … tutto c’è. Colma di gioia per esser stata solo l’enzima di questo miscuglio che sempre mi consola e rasserena. E vacca miseria non c’è un condizionale e neanche un congiuntivo. Ovvia!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...