Errore e norma, oggetti della linguistica

André Martinet: “La linguistica, disciplina non prescrittiva

“La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Uno studio si dice scientifico quando si basa sull’osservazione dei fatti e si astiene dal proporre una scelta fra i fatti in nome di certi principi estetici o morali. “Scientifico” si oppone dunque a”prescrittivo”. Nel caso della linguistica è particolarmente importante insistere sul carattere scientifico e non prescrittivo dello studio: poiché l’oggetto di questa scienza è un’attività umana si sente spesso la tentazione di abbandonare il dominio dell’osservazione imparziale per raccomandare un certo comportamento, di non notare più ciò che si dice in realtà, ma di prescrivere ciò che bisogna dire. La difficoltà che si trova nel separare la linguistica scientifica dalla grammatica normativa richiama quella che si incontra nella separazione di una vera scienza dei costumi dalla morale. La storia ci mostra che fino ad un certo periodo molto recente, la maggior parte di coloro che si sono occupati del linguaggio o delle lingue l’hanno fatto con scopi prescrittivi, esplicitamente proclamati o comunque evidenti. Oggi ancora il pubblico italiano, ad esempio, anche colto, ignora quasi l’esistenza di una scienza del linguaggio distinta dalla grammatica scolastica e dall’attività normativa di chi scrive trafiletti linguistici sui giornali. Ma il linguista contemporaneo di fronte a espressioni come ai miei amici (o alla mia amica) gli (o ci) ho detto, la cosa che ti ho parlato, spero che viene, non prova né la virtuosa indignazione del purista né l’esultanza dell’iconoclasta. Il linguista vede soltanto dei fatti che vanno notati e spiegati nel quadro degli usi in cui compaiono; il linguista non andrà al di là delle sue funzioni se prenderà nota delle proteste e della derisione di certi uditori e dell’indifferenza di altri; ma, da parte sua, egli non si schiererà da una parte o dall’altra.”

André Martinet

“Elementi di linguistica generale”, trad. it. Laterza, Bari, 1987 

Cari visitatori, l’idea di aprire questo blog mi ha stuzzicato ma preoccupato al tempo stesso. Ma è un mio problema, perché resto sempre bloccata nel timore di non riuscire a far bene ciò che mi propongo. In questo senso aprire questo blog potrebbe essere quasi terapeutico. 

In questo blog parliamo di lingua, in tutte le sue accezioni, specie nelle sue devianze dalla cosiddetta regola. Di lingua, dunque, non di grammatica.

I concetti di “norma” ed “errore” (o meglio “innovazione”) sono fondamentali in linguistica, sono rispettivamente il freno e il motore dell’organismo lingua. Sono entrambi necessari, poiché essendo la lingua – come vedremo – uno strumento flessibile all’uso dei parlanti, dunque per forza di cose relativo, l’innovazione/errore di un singolo parlante può configurare un uso linguistico più appropriato rispetto ai mezzi a disposizione fino a quel momento riconosciuti come appartenenti al livello standard della lingua.

Non c’è da scandalizzarsi, a questo punto. Chiaramente, un insegnante correggerà l’errore, la devianza, perché la riterrà personalistica, e se ognuno di noi cominciasse a “cambiare le regole” della lingua in modo arbitrario e personalistico, verrebbe presto meno la funzione primaria della lingua, che è quella della comunicazione. Ma se l’errore  si dimostra più funzionale alla comunicazione del messaggio, viene presto “adottato” dagli altri parlanti, finché entra a buon diritto nello status ufficiale della lingua. Ecco che il cosiddetto errore è dunque divenuto norma. La norma, la regola, è l’argine, il freno alla perdità di funzionalità comunicativa. La lingua oscilla in modo sempre equilibrato, anche nei periodi considerati linguisticamente più bui, fra errore e norma.

Ma il grande deficit della nostra percezione della lingua è dovuto al fatto che a scuola impariamo SOLO la norma., che è oggetto di studio della grammatica, non della linguistica. E cadiamo dunque nell’equivoco di considerare la nostra lingua odierna come qualcosa di acquisito e perfetto in sé (nonostante le molte irregolarità, le cosiddette eccezioni, siano istruttive in senso contrario), da non “contaminare con germi malati“, come ho letto in un commento sul blog di Lavinia. In realtà non si tratta di germi… ma di fermenti!

In questo blog faremo dunque continuo riferimento alla norma, poiché da essa non si può prescindere, ma esalteremo le differenze linguistiche, le varietà (ci sono molti tipi di varietà, come vedremo), le contaminazioni e interferenze linguistiche. La lingua viva, insomma. La lingua in movimento. Perché già oggi parliamo una lingua differente da quella di ieri. 

Vi faccio solo due raccomandazioni: la prima è di tenere a mente che la linguistica non è matematica, ma osservazione e interpretazione di un fenomeno irrazionale, e quindi di non pretendere il verbo, ma un parere, che sta a voi giudicare quanto qualificato; la seconda è di considerare che questo blog potrebbe subire paralisi improvvise. Finché esisterà, lo controllerò sempre, ma potrei non postare a lungo perché presa da un improvviso revival di interesse per gli organismi unicellulari, la tettonica delle placche, le più inverosimili (inverosimile non è sinonimo di impossibile) teorie di cospirazione internazionale, o per per qualche assurdo dibattito etico che non porta a nulla. Oppure perché impegnata a guardare fuori da una finestra. :)Sono la persona più pigra e discontinua del mondo, ma provo a prendere questo blog come una sfida.

Ho cominciato a riscartabellare i miei testi universitari nell’immane tentativo di “acchittare” una specie di minicorso… poi mi son detta: “se non ti va di aprire il blog dillo e basta, non c’è bisogno di torturare i tuoi visitatori già da prima di cominciare!” 😉

 Programmare non mi sembra una buona idea, salire in cattedra. Meglio “insegnare” che “segnare”, magari con la penna rossa, bleah!. E quando dico “insegnare” quasi arrossisco perché si tratta di mestiere nobilissimo che in molti fanno ma pochi sanno davvero fare. E non è detto che io sia tra questi. Per questo dico: meglio che questo blog si sviluppi spontaneamente, in fieri, improvvisando a partire dalle vostre curiosità. Se poi ci sarà spazio e voglia per gli approfondimenti, ben vengano.

Comunque scartabellando mi sono imbattuta in quello che io definirei il “manifesto del linguista”, ovvero l’introduzione del grande linguista André Martinet al suo “Elementi di linguistica generale”. L’ultima volta che l’ho letta è stata almeno 6 anni fa, e mi sono stupita di quanto sia in linea con la posizione che ho assunto sul blog di Lavinia a proposito del rafforzativo “a me mi”: si vede che ho studiato bene! 😉

Ma una domanda a questo punto si starà spontaneamente articolando sulle vostre labbra: “che c**** di nome è glottorellando?”Chiamarlo neologismo mi pare un po’ ardito (dubito che figurerà sulla prossima edizione dello Zingarelli :D), magari nonsense. Una formazione assurda, illogica, apparentemente priva di significato. Ma allora perché glottorellando e non supercazzola? Ditemelo voi: cosa vi suggerisce questo termine fresco fresco di conio?

Oh, benvenuti, eh? 😉

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49 commenti

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49 risposte a “Errore e norma, oggetti della linguistica

  1. Ma allora l’hai aperto il blog!
    adesso lo metterò nei miei blogroll

  2. skakkina

    Ciao Lavinia! 🙂
    Sei la mia prima commentatrice, che onore!
    Hai vinto un dizionario di sanscrito! 😀

  3. giu

    Ehilà Ska!
    Complimenti per il nuovo blog: saggia decisione!
    Provo a rispondere alla tua domanda…
    Glottorellando: prendendo spunto dal termine “poliglotta”, il che se non erro significa “più di una lingua/linguaggio”… se dovessi dargli un senso direi che possa essere definito come: “trottorellando con la lingua”!
    🙂

  4. giu

    Scusa, ho perso un pezzo per strada…
    Poliglotta dovrebbe significare “che parla più di una lingua”.

  5. max78

    Auguri per il nuovo blog Skakkina! 🙂 Che la forza delle energie sotterranee, dei cristalli e della grande piramide sia con te!

    Però anch’io vojo il dizionario di sanscrito! 😦

  6. skakkina

    Brava Giulia! Tu ne hai vinto uno di greco antico! 🙂
    “Trotterellare con la lingua” nel senso di saltellare da un argomento all’altro senza tanti programmi, senza troppe velleità di “corsi” o roba simile, e soprattutto cercando di scoprire il lato divertente, il lato vivo della lingua, nella sua irregolarità, che – come avrai capito – è quello che mi interessa maggiormente. Ed è quello che vorrei cercare di far capire.
    Per questo ho scelto un titolo così demente. 😉

    Max, per te ho pensato ad un corso di decifrazione di geroglifici, che può sempre tornare utile! 😉

  7. max78

    Ma ce l’ho già quello dei geroglifici, non ricordi? LOL 🙂 Va beh mi accontenterò di glotterellare su Glotterellando.

  8. Messo subito nei preferiti 🙂

    ciao Dario

  9. Martino Benzi

    Divertente, ci si ritrova sui blog scientifici, ci si ritrova su quelli letterari.

    A me mi non dispiace.

    Subito nei preferiti anch’io -:)

    Ciao Martino

  10. Martino Benzi

    Grazioso errore.

    Mi sono accorto di aver sbagliato l’emoticon: ho messo il naso al di sopra degli occhi, eppure mi sarebbe bastato copiare il testo presentato da quello lasciato da Dario subito sopra.

    Anche questo è un problema linguistico, ma forse le cose sono tanto avanzate da dover dire ortografico.

  11. Skakkina

    Benvenuti, Dario e Martino! 🙂
    Anche la linguistica è una scienza, solo non è esatta… come le altre scienze, d’altronde, solo che i linguisti lo sanno, e gli altri scienziati no. 😀

    Che tipo di problema è quello della faccina?Linguistico non direi, al massimo semiotico (la semiotica è la scienza dei simboli, e investe anche la linguistica, che è un sistema semiotico) oppure ortografico, come dici tu.
    Mettiamola così: aver sbagliato il trattino non ha inficiato la comprensione del simbolo, tant’è vero che non me ne ero neanche accorta. Quindi l’elemento trattino/naso non è distintivo, solo accessorio, complementare. Infatti io ad esempio non lo metto, e la faccina sorride ugualmente.
    Si può quindi equiparare ad un problema ortografico, perché se scrivo “celo” anziché “cielo” si capisce ugualmente, ancor più se lo pronuncio soltanto.

    Se invece tu avessi sbagliato la parentesi/bocca, usando quella aperta anziché quella chiusa, io avrei capito l’esatto contrario di ciò che volevi trasmettere: cioè che per te era un dispiacere e un obbligo mettermi tra i preferiti.
    Il trattino bocca è dunque distintivo, e anche quello degli occhi: il punto e virgola fa l’occhiolino 😉 🙂

    Chiara la distinzione di tratto distintivo e accessorio?
    Bene, perché è fondamentale in linguistica per distinguere fra errori veniali ed errori che compromettono la comprensione.

    Grazie per l’assist! 😉

  12. giu

    Cavolo, che errore madornale che ho fatto!
    Come hai scritto giustamente tu è “trotterellare”: quanto sono ignorante! ;-p

  13. skakkina

    Ma va, Giu! 😀
    Colpa mia che t’ho suggerito l’assonanza: glotterellare in effetti avrebbe suggerito di più l’idea di trotterellare, ma la vocale di giunzione nei grecismi è sempre “o”. Glotto-logia, psico-somatico, astro.nomia, e via dicendo…

    E poi, tu non lo sai, ma la tua mente ha stabilito subito il collegamento con la trottola.

  14. Martino Benzi

    Cara skakkina,

    in effetti ritengo che il mio sia stato un errore ortografico.

    Volevo ottenere la generazione automatica della faccina e ho sbagliato l’ordine in cui inserire i tre simboli, che vengono tradotti dal programmma che gestisce il blog.

    È come se, sapendo che la “i” di “cielo” è muta ma necessaria, avessi scritto “ceilo”.

    Non amo gli emoticon e li uso pochissimo, mi sono trovato nella condizione di chi deve tradurre in una lingua che ha studiato poco e riesce a farsi capire benissimo ugualmente.

    Considererò “-:)” come la mia “vuota bottiglia” 😉

  15. skakkina

    Bravo Martino! Magari hai inventato una nuova emoticon che potremmo chiamare “lo snorky felice”! 🙂

  16. giu

    Tu dici? Ma la trottola non c’entra niente con quello che intendevo io. Non lo so…

  17. skakkina

    Ah no? Non insisto, certo lo sai meglio tu. 🙂
    Mi premeva solo introdurre il concetto di etimologia popolare, ovvero dei collegamenti etimologici solo presunti che portano a “storpiare” qualche parola non proprio di uso quotidiano. Questi collegamenti spesso agiscono anche in maniera inconscia.
    Forse allora “trotto”?
    Vediamo:
    “trotterellare” viene da “trottare”, con suffisso frequentativo (cioè che indica che l’azione viene ripetuta, reiterata)

    “trottare” viene dall’antico alto tedesco *trotton (l’asterisco indica che è una radice non documentata bensì supposta, ricostruita), forma frequentativa di “treten”, che in tedesco moderno significa “andare, camminare”.

    “trotto”, naturalmente, viene da “trottare”

    “trottola” è un deverbale (nome che è derivato da un verbo) di “trottolare”

    “trottolare” è di etimologia discussa: si pensa ad un incrocio fra “trottare” e “rotolare”.

    Le mie fonti dicono che H. Federli, autore addirittura di una monografia (!) sui nomi romanzi della trottola, ipotizzi una derivazione dal lat. “TORQUERE” (“torcere”), dal cui participio passato, “tortus” si avrebbe avuto “tortula”, su cui si sarebbe poi innestato il francone (germanico) “trotton”.

    La lingua è tutto un trottolare! 🙂

    Quindi “trotto” ha senz’altro a che fare con “trotterellare”, “trottola” forse. Ma in generale l’etimologia popoalre (o paretimologia) tende a sovrapporre a parole non familiarissime, altre di uso più familiare e forma simile.

    Oppure più banalmente si è trattata di un’assimilazione vocalica dovuta alla prima “o”.

    (oppure hai solo digitato male e io straparlo come al solito :D)

  18. giu

    Dunque… nello scrivere erroneamente “trottorellando” avevo pensato proprio al trotto del cavallo, il quale consiste (a mio parere) in un saltello elegante… Perciò, almeno consciamente, non lo avevo collegato ad una trottola, un vortice o ad un trottolino amoroso du du da da da. ;-P
    Credo di aver semplicemente sbagliato a scrivere… hai presente quando hai un dubbio su come si scrive una parola, provi a pensare da cosa deriva e poi la scrivi, convinta di scrivere bene mentre invece hai scritto una cavolata?! No, tu dirai, perchè una persona normale consulta il dizionario! Ok, non sei l’unica persona pigra della blogosfera…! 😛
    Cmq mi piace dialogare con te: sei un pozzo di sapienza ed un’eterna scoperta… riesci a farmi riflettere su cose che non avevo mai preso in considerazione, facendo sembrare tutto come un gioco (probabilmente perchè sono argomentazioni che ti appassionano)… e questo per me è davvero molto stimolante!
    Hai fatto bene ad aprire questo blog. 🙂

  19. giu

    Ok, ho riletto il mio commento: ma quante volte ho scritto “scrivi”?! 😛

  20. skakkina

    Giu, quando dici che riesco a farti riflettere sulle cose facendolo sembrare un gioco, mi fai un enorme complimento… sarà la pratica con le due ragazzine pestifere! 🙂
    Quando però dici che sono un pozzo di sapienza, dici un’enormità. E non è falsa modestia, è la pura verità: questa al massimo è un po’ di erudizione universitaria applicata, ma la Sapienza (lo scrivo maiuscolo come il nome della mia università) è tutt’altra cosa, anzi, la Sapienza è più qualcosa cui si tende che qualcosa che si possa davvero possedere. E’ praticamente un’astrazione.
    Dante si avvicinava alla figura di Sapiente… e manco sapeva che l’italiano proviene dal latino, senza contare la concezione davvero bislacca del cosmo che aveva 😀
    No, scherzi a parte, in realtà io faccio quello che posso ma sono un’ignorante. Però mi vanto di saperlo, e questo non è poco. 🙂

    “hai presente quando hai un dubbio su come si scrive una parola, provi a pensare da cosa deriva e poi la scrivi, convinta di scrivere bene mentre invece hai scritto una cavolata?! ”

    E come no! In primo liceo, durante un tema ero alla disperata ricerca di una parola, che era “litania”. Solo che mi venne “titania”, e me ne resi conto all’improvviso, e con grande imbarazzo, solo una volta a casa. Il bello è che però la professoressa non ne se era neanche accorta! Lei non sapeva di non sapere! 😀

  21. giu

    Ok… allora considerati un pozzo di sapienza (con la minuscola) solo rispetto a me!
    Buona giornata…

  22. skakkina

    Su questo argomento, giu, su questo argomento…. sarà servita una laurea almeno a tenere un blog, no? 😉

    Comunque grazie dei complimenti e buona giornata anche a te! 🙂 (anche se per te mi pare sia cominciata da un pezzo!)

  23. giu

    Nel senso che ti sei svegliata a mezzogiorno?!
    Naaaa… non ci credo! O meglio, mi rifiuto di crederlo…
    A questo punto, ti auguro anche buon weekend.
    Ciao…

  24. skakkina

    Ahaha! LOL:) Che figura! Ma no, dai mezzogiorno no!
    Anche se non si può dire che sia propriamente mattiniera… è il lato positivo della disoccupazione.
    Anzi, ho deciso di non ricominciare mai a lavorare, preferisco sposare un milionario, come mi è stato consigliato da qualcuno che sa come si sta al mondo…

  25. Grazie Ska. Hai rotto gli indugi dinque. Hum… glotterellando. Tu avessi scritto glUtturellando avrein pensato ad un tacchino felice nell’aia. Ma la glottologia, cioè la scenza che studia le malattie dell’epiglottide, è stata uno dei miei amori 🙂

  26. giu

    Va beh Ska…. sul nano di Arcore possiamo stendere un velo pietoso…

  27. giu

    @Twinga: stavo giusto pensando a te mentre facevo le solite mega-pulizie settimanali… giusto per la cronaca, volevo che tu sapessi che Lavinia non è l’unica a leggere il tuo blog! Al massimo potrebbe essere l’unica a riuscire a commentare…

  28. @giu: E rieccoci… stavo quasi in pensiero. Da quando ho adottatto questo nick (10 anni almeno) tutti quelli che mi contattano sulle prime mi scambiano per una Renault ed aggiungono una “n” che non c’è.
    Potenza degli spots! Twiga è semplicemente il nome del mio animale preferito in lingua swahili, solo giraffa. Il fatto che Lavinia sia la sola a poter commentare non so se attribuirlo alle mega-pulizie o al fatto di essere terribilmente criptica o estremamente sciocca :)).
    E’ vero, per chi è a corto di tempo il sabato diventa un giorno da lavori forzati. E quando all’una è quasi tutto decentemente reincanalato, si aspetta il lunedì per trovarsi “aggottati” nel solito, invincibile, familiare casotto di sempre.:)

  29. skakkina

    Ciao Twiga! Che piacere vederti da queste parti! 🙂
    Non posso che sottoscrivere quantro detto da Giulia: ho seguito le tue vicissitudini sul tuo blog fin dall’inizio, ma… non riesco a commentare! Mi dice di registrarmi, e quando ci provo, mi vuole dare per forza un blog, se non sbaglio… Boh..
    Ah sì? Twiga è “giraffa” in swahili? Tu sai lo swahili?

  30. skakkina

    Bello “aggottati”! 🙂

  31. no Ska non so lo swahili, ho solo passato un paio di mesi da brava turista in Kenya e Tanzania ma ci ho dato dentro per imparare a comunicare con una lingua che non mettesse troppo in difficoltà. Tutti bravi in Kenya a parlare un orribile inglese. I Masai dell’inglese se ne freghicchiano. Meglio i gesti o gli occhi per capirsi. Più efficaci e diretti. Le giraffe apparentemente, così ridicole e fuori misura, come me del resto, acquistano un’eleganza di movimenti nel loro ambiente che una sproporzione tale nelle misure non lascerebbe neanche immaginare.
    Disoccupata Ska?
    Pongo un problema ridicol-serio sul blog.
    Mi spiace per queste difficoltà che pone e che non so come correggere.
    “Aggottati”… sai Ska io son mezzo livornese e mezzo senese, con lunghe frequentazioni bolognesi e fiorentine … ogni tanto una irriverenza tosco-labronica mi ci scappa 🙂

  32. sai ska ho scarafugliato in casa un vecchissimo dizionario di bagitto. Ti interessa?

  33. coccoina

    Anche lo spirito di una preziosa bottiglia credo soffra concedersi ad essere sturato – mi sono gaiamente ubriacato, e il buon vino mi galleggia l’anima.

  34. skakkina

    @ coccoina: doveva essere buono, a quanto leggo! 😀 Mi piace troppo l’espressione “mi galleggia l’anima”!

    @ Twiga: ti giuro che non sapevo cosa fosse il bagitto, per un attimo ho pensato di averlo rimosso e sono andata a controllare sui miei testi, ma vi si parla solo di spagnolo sefardita… molto, molto interessante davvero, devo approfondire. Oppure se vuoi contribuire direttamente tu, da brava livornese glottologa per passione, dimmelo, ché ti pubblico stravolentieri!
    Il bagitto, hai capito…
    (hai visto, giu? Altro che pozzo, al limite una pozzanghera…) 😀

  35. contribuirò, ska, contribuirò… a patto che tu mi aiuti a rispondere a Pavlo se San Giuseppe si scrive con due palle od una palla sola..

  36. giu

    Twiga, ti chiedo infinitamente scusa…. la “n” mi era proprio partita… che figuraccia!!
    Comunque, a casa mia, il solito, invincibile, familiare casotto di sempre, regna sovrano già alla domenica mattina: purtroppo con due uomini per casa sembra proprio inevitabile!!!
    Chissà, forse quando riuscirò ad andare ad abitare per conto mio (il che dipende da quanto si protrarranno i lavori nella nuova casetta 🙂 ) l’ordine riuscirà a perdurare per qualche giorno in più!

    Ska… ma se tu sei una pozzanghera a me cosa resta?! Mi sento sempre più ignorrannte… 😉

  37. Ma nooo… io ci scherzo volentieri sul fatto della renault.. Che vuoi che sia?. La nuova casetta? sicura che poi non ti mancherà il caro inevitabile casotto?

  38. giu

    Non so, può darsi… ma sono comunque abbastanza tranquilla, poichè in ogni caso la porta dei miei resterà comunque sempre aperta. Sai, a dire il vero fino a un paio di anni fa vedevo la possibilità di uscire di casa come una soluzione molto molto remota: proprio non mi ci vedevo sola per conto mio… Poi però, col passare del tempo, mi sono anche resa conto degli enormi vantaggi che l’indipendenza ti da, e la convivenza con i miei mi è diventata sempre più stretta…
    Cioè, diciamocelo: il non avere orari (nel mangiare ed in tutto il resto), poter tornare a casa all’ora che ti pare senza il timore di svegliare nessuno, poter decidere che stasera proprio non hai voglia di lavare i piatti e posticipare l’incombenza all’indomani mattina senza che nessuno ti stressi e ti faccia sentire in colpa… volendo questo discorso potrebbe valere anche per le pulizie domestiche!
    E comunque credo che sia arrivato il momento per me di crescere: avere la mamma che ti lava e ti stira tutto fa molto comodo, è vero, ma così poi tu non impari mai (specie se sei pigra quanto me!)… e mai ti verrà la voglia di imparare! Trovare sempre la pappa pronta è troppo comodo e facile… In fondo ho 25 anni ormai, ed è ora che inizi a camminare con le mie gambine… tu non trovi?

  39. Gesù, giu… Pensavo che tu stessi per mollare marito e figli. E mica sapevo che eri cosi giovane! Allora tutto cambia… mettiti un fuoco di artificio fra le chiappe e vai, che aspetti? Va beh… La casina appunto. Auguri Giu.
    Riscorrevo i commenti a proposito degli svarioni consci o meno e mi sono ricordata che al termine di una buona interrogazione di storia conclusi icendo chee sul finir della vita Napoleone si era “pervertito” al cattolicesimo ovvia. Ecco questo sconta tutte le faccine mal riuscite, le Renault ed i tratti sovrasegmentali confusi. :))

  40. giu

    Ahahah! Cavoli, però in effetti è vero: rileggendo quanto ho scritto, la cosa poteva benissimo essere mal interpretata…! 😛

  41. coccoina

    Lo stile del condurre, apparentemente puntiglioso e irresistibilmente divertente ed inebriante nella sua rara acutezza, rende questo blog, così limpidamente tenuto di morso da una misurata signora, un’opera d’arte – che più che possedere una ragione d’essere, é ed emoziona.
    E’ di questo vino timido ad essere sturato che mi ubriacai e continuerò ad ubriacarmi.

  42. skakkina

    Messer Coccoina, il Vostro parlar cortese sì mi punse lo core tutto, che li spirti sento venir a lo viso a portar festosa rubrezza, di che io sempre Vi sarò grata. 😉

  43. skakkina

    Giu, tanti auguri per questa nuova pagina della tua vita: goditela fino in fondo. Stai per scoprire il sottile piacere della solitudine, talvolta misto a malinconia. Il compiacimento nello startene sdraiata sul divano di casa ad ascoltare la musica, persa nei tuoi pensieri, ed a domandarti quale sia il modo migliore di ricavare una cena da due uova e un pomodoro. Il divertimento di personalizzare e vivere uno spazio che non sia solo la tua cameretta.
    Poi arriverà il momento in cui sarà bello vedere come la quotidianità possa essere espressione dell’unione di due anime diverse. Anche questo è molto bello.
    L’importante è divertirsi, sempre e comunque. 🙂

    Twiga, “pervertito al cattolicesimo” merita addirittura l’oscar di platino dello svarione! 😀 Sarà mica freudiano? 😉

  44. coccoina

    Gia lo sapevo che la risposta sarebbe stata un’invenzione superba, con più luce di ciò che l’ha provocata! La prendo come un accenno di gentile ‘pac pac’ sulla spalla, melodioso e ‘novo’ nel suo stile. Un grazie poliglotta e un po’ grafico – non son capace di far faccine.

  45. giu

    Ti do pienamente ragione, in quanto quello da te descritto è esattamente lo stato d’animo che provo nelle settimane in cui i miei sono in ferie ed io a casa per i fatti miei… Il tempo per una convivenza purtroppo è ancora lontano, ma forse tra qualche anno… chissà?! 🙂

  46. coccoina

    Alla gentile ska, che diverte così compiutamente con le sue cose e adoratrice della pigrizia, che la deve di rimbalzo anch’essa adorare, lentamente – questa piccola cosa vista da un piccolo buco, che ha voglia di giocare scherzosamente e che necessita di ulteriori arricchimenti qualsiasi. Modestamente. E che spero faccia almeno sorridere – chi ne abbia voglia.

    La reale pigrizia gode non definire se stessa e l’ignoto è luogo assolutamente pigro nel suo celarsi: guai a coloro che con moto lo vogliono annullare conoscendolo.
    Sublime suicidarsi con lentezza tale da essere eterni e nutrirsi così adagio che un millimetro di spaghetto basti per sempre, sugo e tutto.
    Porre domande con piana dolcezza, ché le risposte le possano anticipare e ridere senza fretta, in modo tale che il dolore del pianto possa cadere solo tra le parole senza e fretta.
    Crociare il voto con calma, ché i risultati abbiano il tempo di mostrarsi prima di poter uscire dalla cabina.
    Quale dinamico dirigente d’azienda è mai capace di godere l’estasi di udire il canto dell’erba che cresce e quale veloce atleta ricompensa la fatica soporifera del venditore di materassi TV, donandosi nella capacità di sentire la differenza tra una morbidezza e l’altra? Quale donna perennemente spolverante potrà mai penetrare l’immagine calda della polvere che con poetica lentezza cade soave e quale puntuale frettoloso godrà mai il piacere di sbagliare tram e di trovarsi smarrito nell’ignoto, lasciandosi scendere all’inferno sotterraneo del Metrò per cominciare a ridere riagganciando l’usta fumosa della strada di casa?
    L’Oscarone caro al cuore o suo cugino dicevano: ‘La polvere: nessuna preoccupazione – solo la pazienza di non annoiarla quattro anni lunghi. Allora la preziosa vorrà amica restare tale e quale eternamente.’
    E la piacevole differenza tra la pigrizia femminile, graziosa, tiepida e carnalmente carnosa e quella maschile, un po’ legnosa, barbuta e stupita? Cantatemi il nome di un poeta super-attivo; ditemi chi, se non la pigrizia, tenga le chiavi della curiosa conoscenza!
    Morire in un bagno turco, quasi invisibili, indefiniti e carezzati dal caldo del leggero vapore – mai di sauna atleticamente corridora e sfidante.
    Svenire a morte su di un letto di piume donate, annodati amanti ad altre pigre membra; far l’amore con dimenticante lentezza, regalandosi il potersi attendere sdraiati sull’attimo dopo e morire sgonfiandosi con lentezza, per sentirsi vivi fino allo sgonfio assoluto.
    Accidenti alle pietre rotolanti, agli spartani pugnaci e ai bersaglieri, alle loro biciclette assurde, incardinate da spalla e spaccatutto e alle loro petulanti, pedalose e vibrose trombette.

  47. skakkina

    Ho quasi timore di commentare per non contaminare la grazia e la poesia di queste parole.
    Meravigliosa ode alla lentezza.
    Grazie, Messere.

  48. @giu: Non ti cullare. L’impensabile avviene in un baleno talvolta

  49. “Errore e norma, oggetti della linguistica | Glottorellando” in fact causes myself
    contemplate a somewhat more. I really admired each
    and every particular section of this blog post. Thank you
    ,Mark

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