14 Febbraio 2009

Dici queste, Gianca?

Cioè, le frappe? Quella che almeno a Roma si chiamano così, e che se pure son da leccarsi i baffi, guardo sempre con sospetto da quando da piccola mi dissero

 ”Ma è er naso tuo o te stai a magna’ ‘na frappa?”

Ma hanno un sacco di bei nomi: dalle tue parti, dice Wikipedia, dovrebbero chiamarsi galàni oppure cròstoli, a Genova bugìe, da Twiga cenci o crogetti, in zona emiliana rosoni o sfrappole, ma quello che preferisco è un nome in uso in parte del Lazio, in Sicilia, Campania, Puglia, Calabria, Sardegna e… parte del Milanese (stranissima distribuzione): chiacchiere. Forse perché sono poco impegnative e una tira l’altra.

Tante chiacchiere, tante frittelle, e tanti cioccolatini pure a te e a chi passa di qua. Vi annuncio che i vostri auguri lavorativi hanno avuto effetto, e che quindi, dopo il fine settimana, e non appena ritroverò l’ispirazione, se passate di qua troverete una ska meno isterica.

Grazie della pazienza, a prestissimo, amici!

9 Febbraio 2009

Libera

Ciao, Eluana.

(Grazie, signor Beppino, della lezione che ci ha dato).

9 Febbraio 2009

Un po’ di pubblicità /3

Momento di stasi per il blog, ma la Skakki vigila ed è sempre in cerca di continui stimoli.

Quando si trova qualcosa di bello è giusto condividere, e quindi vi mando a far visita all’Orsopio.

Astenersi non amanti del sonetto romanesco.

Buona lettura!

6 Febbraio 2009

Mulini a vento

Mi sto muovendo un po’ in tutte le direzioni.

Domani pomeriggio ho un colloquio che so già essere una sòla (per i non romani: truffa); forse qualcosa di buono uscirà dopo che avrò inviato a una scuola internazionale  – in cui insegna anche un mio amico – il mio CV in inglese, che è in fase di terminazione. Pare lì stiano cercando.

Fra un esca e l’altra che butto in mare, sono passata alla Caritas del mio paese, finalmente. Ho fatto la mia proposta e il direttore si è mostrato interessato ma mi ha detto chiaramente che non possono permettersi di pagarmi, cosa che non mi aspettavo, non da loro. Confidavo in un contributo del Comune, non un vero e proprio stipendio, ma un irrisorio rimborso spese. Probabilmente non ci sarà neanche quello, ché il Comune è in fase di commissariamento, quasi in bancarotta. Io e il direttore ci siamo salutati con l’impegno di restare in contatto, e da parte mia la disponibilità al corso per immigrati anche solo volontario, senza rimborso alcuno.

Poi torno a casa, e leggo che si vogliono invitare i medici alla delazione degli immigrati irregolari. E mi sento una Don Chisciotta ancora più ridicola, a pensare che qualcuno che non può curarsi l’influenza possa aver bisogno di lezioni di morfologia e sintassi.

30 Gennaio 2009

Se la violenza sulle donne è un buon testimonial

Davvero c’è da meravigliarsi di quanto accade, quando si deve vedere questo?

 

pubblicita-napoli1

Ditemi se esagero.

Intanto scusatemi: vado un attimo in piazza a bruciare il reggiseno.

29 Gennaio 2009

Una storia di pudore all’italiana e di emancipazione mancata

Tutti noi internettiani credo leggiamo repubblica.it. Tutti noi avremo notato che la colonna di destra è quella che sfoggia servizi fotografici “leggeri”, cazzate, curiosità o disimpegno in genere.

Il direttore di repubblica.it Vittorio Zucconi, che ritengo uomo intelligente e ottimo giornalista, teneva una rubrica di lettere al Direttore, in cui più di una volta si è trovato a rispondere alle critiche di chi gli rimproverava di far sfoggio, nella suddetta colonna, di tette, culi, e calendari di ogni sorta. Zucconi il più delle volte ha dichiarato che emancipazione è anche la possibilità per una donna di scegliere liberamente e in piena coscienza di mostrare le sue proprie chiappe. E devo dire che fin qui mi trovo tutto sommato d’accordo. Anzi, per me vale anche per la prostituzione “in proprio”: ognuna è liberissima di fare ciò che crede del proprio corpo. Fermo restando che ho il mio personale giudizio su chi sceglie questa strada. Certo, non si può dire che emancipazione e libertinismo coincidano perfettamente: lo dimostra il fatto che anche o forse soprattutto ai tempi in cui la condizione della donna era del tutto subalterna a quella dell’uomo, quando insomma a mogli, madri, sorelle, figlie si richiedeva la santità, la pornografia esisteva di già.

Poi è arrivato il femminismo.

E poi se n’è andato.

E le donne hanno continuato a mostrare tette e culi. E gli uomini si sono fregati le mani: evvai, abbiamo sdoganato il capezzolo esposto! Ora manco devi andartele a cercare nei sobborghi di disperazione, vengono loro a pregarti di dar loro una telecamera cui mostrare le proprie grazie! Anzi, te le portano direttamente le mamme! Quelle che si commuovono mentre le figlie sculettano sul palco di “Veline”, e danno di gomito per dire che è opera loro, tanto ben di Dio.

Accadde così che le puttane senza telecamere potevano venir arrestate, mentre quelle che operavano  nei luoghi del potere, a fianco di politici e uomini famosi, venivano erette a reginette della domenica televisiva, e addirittura sposavano magnati della formula 1, per poi venir fotografate mentre distribuivano biscottini ai bambini keniani come noccioline alle scimmiette alle zoo.

gregoraci

Insomma, ci si vuole convincere che emancipazione sia Buona Domenica, i servizi sui calendari al tiggì, le veline, le tettone che girano le cartelle alla Ruota della Fortuna, ecc. Secoli di lotte, per arrivare alla tetta che fa vendere, alla valletta nuda e muta, al Bagaglino, alle donne stuprate un giorno sì e uno no per strada, e tutti i giorni in casa, al premier magnaccia che dice che è che le donne italiane son troppo belle, agli amici del violentatore che a Fiumicino espongono striscioni solidali che degradano lo stupro a marachella (“Chi è che in una festa in discoteca non beve un goccetto?“). E alla Carfagna alle pari opportunità.

Ore le donne sono dappertutto: in tv, sui giornali, in Parlamento. Ma in una gabbia. Ci hanno dato quello spazio ristretto e vogliono convincerci che quella è emancipazione, che è pari opportunità. A patto di non uscirne.

Poi su Repubblica.it il direttore giustamente condanna le battutacce di Berlusconi, però lascia che venga etichettato come “Capello al Chiambretti show” questo servizio:

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/calcio/capello-chiambretti/1.html

E non vede il trait d’union.

Quando cerco di farglielo notare, nella sua rubrica che ora è diventato un blog, il messaggio non passa. Provo per 4 volte: niente. Poi mi domando: saranno mica le parole “tette” e “culo”? Metto i pudici asterischi e… voilà! Come per magia il commento viene pubblicato!

Oggi ho capito una cosa: sbattere un culo in prima pagina di fronte a un allenatore con la bava alla bocca ok, ma nominarlo, MAI! Ci vuole almeno un asterisco o un biiip.

27 Gennaio 2009

lapsus freudiano/2

La giornalista del TG5:

“Oggi si celebra la giornata della memoria: per non ricordare… pardon, per non dimenticare…”

Avrò preso scuola dal vescovo negazionista lefebvriano?

27 Gennaio 2009

maestra grigia

Girando e rigirando per blog, mi ha incuriosito ’sto ricorrente certificato col nick ancestrale, che non so cosa sia. Ho visto che Twiga è nuvola felice, Raperonzola pioggia incantata, altri che mi è capitato di leggere sono farfalle singolari (qualunque cosa voglia dire pare bello), lune bianche, ombre eteree, principesse danzanti e robe simili.

A me, ’sto screanzato, m’ha etichettato come MAESTRA GRIGIA, che fa tanto eminenza grigia o lato oscuro della forza. Oppure mi fa pensare a qualche noiosa e ripetitiva insegnante quale spero di non essere (mi basterebbe lasciare da parte gli aggettivi e fare l’insegnante e basta). D’altra parte, come leggo qui, c’è anche di peggio: rospo tossico sta sicuramente peggio di me.

26 Gennaio 2009

L’insostenibile leggerezza dell’Essere

Di questo Essere.

Che Kundera mi perdoni.

22 Gennaio 2009

Opinionista

Fra gli -ismi che meno sopporto, c’è opinionismo, da cui opinionista: come se fosse una particolare specializzazione, avere opinioni! Come se quelle di qualcuno fossero più titolate di quelle degli altri.

Ecco cosa riporta il mio Zingarelli ‘98 (e lo so, è ora di un’aggiornatina…. ma perché non fanno uno sconto sui dizionari nuovi se riconsegni quelli vecchi?)

-ista: 1. Forma aggettivi e sostantivi connessi coi termini in -ismo [...]; 2. Forma, per analogia, altri sostantivi indicanti attività, professioni aventi diversa derivazione, o che designano un sostenitore o un giocatore d’una squadra di calcio [...].

Potete trovare l’elenco degli -ista nel cosiddetto dizionario inverso o retrogrado che ho a lungo cercato (a lungo perché non mi ricordavo l’esatta definizione di questo tipo di dizionario). E’ uno strumento molto utile (vabbè, boh, almeno per me): si inserisce la terminazione di una parola, e ti viene fornito tutto l’elenco di quelle che terminano così: attenzione, sono in ordine alfabetico, sì, ma da destra a sinistra.

Comunque, dicevo: io ho un sacco di opinioni: perché nessuno mi paga per esprimerle?

La cosa mi fa riflettere da molto tempo, ma in questi giorni mi ha dato da pensare specialmente perché si è montato un polverone di astio nei confronti di un noto calciatore italiano impegnato a guadagnare trilioni a Madrid, che ha espresso un parere davvero qualunquista (aridaje! Mea culpa, stavolta!) e da Italietta su Gomorra. Non sto facendo la snob: ha fatto incazzare pure me! Ma poi mi son chiesta: ci incazziamo proprio proprio allo stesso modo col vicino di casa che esprime idee anche più bestiali? Cos’è che rende un’opinione D.O.C.? Il fatto di essere declamata da un spazio post-telegiornale, con l’etichetta “opinionista” in calce?

 [la trasmissione condotta da questo figuro qui accanto si chiamava - chissà perché - "secondo voi", un modo gentile per dire che le sue opinioni erano anche automaticamente le nostre, o comunque lo sarebbero diventate dopo quei 5 minuti di vani deliri e dopo un "sapiente" montaggio]

 

 O di campeggiare dalle colonne di un noto settimanale di gossip, molto venduto? O il fatto di provenire dalla bocca sensuale, scugnizza e arcinota di un titolatissimo pallonista o pallonaro che dir si voglia?

Alla fine il noto calciatore mi ha quasi quasi fatto pena. Tanto strepito per un’opinionetta detta distrattamente, per una figurina di merda, una cosina buttata lì così. Però tanto poi ha smentito, come si usa da queste parti.

A forza di sentire stronzate dette da chi DAVVERO non potrebbe permettersele (e non faccio nomi, ché non ce n’è bisogno e non saprei da dove cominciare), non riusciamo più a distinguere quelle deleterie per il nostro sociale, cioè quelle dette da chi – per fortuna o più spesso purtroppo – ha delle reali responsabilità in questo Paese, e quelle da bar dello sport. Diamo lo stesso peso a tutte: le sminuiamo tutte come opinioni personali, difendendo la democrazia, o le contestiamo tutte (anche quelle di un calciatore) quasi fossero una calamità, un virus endemico in grado di distruggerci.

Detto questo: se qualcuno vuole propormi un posto da opinionista, accetto al volo! Di questi tempi….

p.s.

Chiedo scusa per l’indecente formattazione di questo post come di quello precedente: ho ingaggiato una battaglia con WordPress e anche stavolta ha vinto lui.