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	<title>Glottorellando</title>
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	<description>Il blog linguistico e linguaiolo</description>
	<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:10:52 +0000</pubDate>
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		<title>(Ennesima) comunicazione di servizio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[post non linguistici]]></category>

		<category><![CDATA[comunicazioni di servizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Cambio casa: per qualche settimana, fino alla consegna delle chiavi, sarò in una domus transitoria; poi, tra lavori, tinteggiature, allaccio del telefono e dell&#8217;adsl (che l&#8217;ultima volta mi fece penare non poco), non so per quanto tempo questo luogo resterà trascurato.
Farò delle brevi sortite, quando possibile, per togliere le ragnatele.
&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;     ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://www.generalservicetorino.it/Images/imballaggi_traslochi.jpg" alt="" width="211" height="207" />Cambio casa: per qualche settimana, fino alla consegna delle chiavi, sarò in una domus transitoria; poi, tra lavori, tinteggiature, allaccio del telefono e dell&#8217;adsl (che l&#8217;ultima volta mi fece penare non poco), non so per quanto tempo questo luogo resterà trascurato.</p>
<p>Farò delle brevi sortite, quando possibile, per togliere le ragnatele.</p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/140/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=140&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La battaglia delle parole: un articolo di Bartezzaghi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[lingua e attualità]]></category>

		<category><![CDATA[anti-antifascisti]]></category>

		<category><![CDATA[politicamente scorretto]]></category>

		<category><![CDATA[provocazioni]]></category>

		<category><![CDATA[simboli]]></category>

		<category><![CDATA[tolleranza zero]]></category>

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		<description><![CDATA[
Qualche giorno fa è apparso su R2 di repubblica questo interessante articolo di Bartezzaghi, che manco a farlo apposta tocca una tematica che mi sono trovata più volte ad affrontare in questo blog, negli ultimi mesi: il politicamente corretto. Qui contrapposto però al suo opposto, il politicamente scorretto, in una battaglia delle parole che rischia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div style="border-right:medium none;border-top:medium none;border-left:medium none;border-bottom:windowtext 1.5pt solid;padding:0 0 1pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;padding:0;"><em><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Qualche giorno fa è apparso su R2 di repubblica questo interessante articolo di Bartezzaghi, che manco a farlo apposta tocca una tematica che mi sono trovata più volte ad affrontare in questo blog, negli ultimi mesi: il politicamente corretto. Qui contrapposto però al suo opposto, il politicamente scorretto, in una battaglia delle parole che rischia di lasciare sul campo molto più che qualche sfumatura semantica. Rimando il mio commento alla fine dell’articolo, di modo che possiate agevolmente ignorarlo. Vi invito però a leggere l’articolo, ricco di spunti di riflessione ad ogni rilettura. Le parole che usiamo sono importanti. E usate da qualcuno che ha a sua disposizione un grande uditorio lo sono ancora di più.</span></span></em></p>
</div>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><em><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></em></p>
<h1 style="text-indent:0;margin:12pt 0 3pt;"><em><span style="color:#ff0000;font-family:&quot;"><span style="font-size:large;">L’era del politicamente scorretto</span></span></em></h1>
<p class="MsoSubtitle" style="text-indent:0;text-align:justify;margin:0 0 3pt;"><span class="MsoSubtleEmphasis"><span style="font-family:&quot;"><em><span style="font-size:small;"><span style="color:#808080;">Le conseguenze del vocabolario egemone instaurato dalla destra</span></span></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span class="MsoBookTitle"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:&quot;">di Stefano Bartezzaghi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">E quindi, pane al pane e negro al negro? Il vergognoso incidente di Parma – con i vigili urbani a cui, come scrive l’inviato di Repubblica, “scappa la frizione” – mette in primo piano gli effetti pratici delle campagne politiche e mediatiche sulla sicurezza. Ha anche risvolti linguistici non marginali, però, poiché mostra cosa stia in fondo all’ideologia così apparentemente pacifica del “parlare chiaro”. Del resto, la stessa crescente brutalità dei tutori dell’ordine, gli stessi “incidenti” capitati in città anche ritenute civilissime come Parma e Ferrara (dove in questura tre anni fa mori Federico Aldrovandi), sono un effetto neppure troppo distorto di espressioni linguistiche d’ordine come “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">tolleranza zero</span></em></strong></span>” martellate a ogni dichiarazione ai tg.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Parole che plausibilmente si traducono in istruzioni o quanto meno contribuiscono a creare un clima. Distinguere le parole dai fatti non è così agevole quando i fatti le parole lo diventano.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">La categoria dei format produttori di consenso, individuata recentemente da Edmondo Berselli, andrà estesa anche a quelle abitudini linguistiche che si stanno affermando in maniera quasi impercettibile: un consenso fondato su un apparente buonsenso, divenuto opinione pubblica e cioè senso comune grazie ad alcuni semplici schemi. Lo schema è appunto il format: apparentemente serve a organizzare l’esperienza, ma in realtà la precede e la costruisce.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">I linguisti hanno incominciato a studiare il linguaggio “politicamente corretto” (PC), ed è senso comune che il PC sia la malattia principale della comunicazione italiana odierna. Il PC imporrebbe di usare caute perifrasi, di chiamare le cose non con il loro nome ma con eufemismi codificati e aggiornati in continuazione (“<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">handicappato</span></em></strong></span>”, poi “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">disabile</span></em></strong></span>”, poi “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">diversamente abile</span></em></strong></span>”, poi chissà). Quanto questa diffusa convinzione sul PC abbia a che fare con l’esperienza che chiunque può fare, nella vita quotidiana o leggendo giornali e guardando la tv, è misterioso. In Italia il PC non ha mai prodotto norme, penalizzazioni, censure giudiziarie, amministrative e neanche sociali, come invece è accaduto negli Stati Uniti. Gli esempi clamorosi di PC sono infatti tutti americani, per esempio la proposta sostituzione di “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">herstory</span></em></strong></span>” a “history” (storia) in quanto “history” contiene il pronome maschile “his”. In Italia nessuno pare turbato dal fatto che “storia” contenga la sillaba “’sto”, che spesso abbrevia gergalmente il dimostrativo “questo” (maschile: “’sto pezzo di imbecille”), e nessuna campagna per la correttezza di gender ha mai proposto di sostituire “storia” magari con “staria”. In Italia, piuttosto, un ministro vergò su carta intestata del suo ministero la parola “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">culattoni</span></em></strong></span>”: se il tribunale del PC fosse stato così potente ed efficiente non sarebbe stato privo di conseguenze e neppure possibile. Per PC, in Italia, si intende una cosa diversa: il linguaggio che si sforza di distinguere, frequentare sfumature anziché raggruppare e pensare per categorie già formattate altrove, magari offensive per gli interessati. Chi userebbe la parola “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">zingaro</span></em></strong></span>” solo cantando un vecchio successo di Nicola di Bari è peraltro meno propenso a bere la panzana che “gli zingari rubano i bambini”: bravo, e ben documentato; ma è meglio che sia altresì consapevole di essere fuori dal senso comune. Il senso comune, come ha messo in chiaro oltre a Berselli Michele Serra, non ama le distinzioni e la complessità, ma ama le categorie-format e la semplificazione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">E’ probabile che il vero problema del linguaggio pubblico italiano invece che il PC sia proprio il suo contrario, il PS (Politicamente Scorretto): quel decisionismo linguistico che mette o rimette in circolazione termini bruschi e immediati, parole-ringhio e turpiloquio. Oggi “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">comunisti</span></em></strong></span>”, per dirne una, è un termine che non ha più una definizione semantica possibile: è puramente pragmatico. Il richiamo alla classica dottrina economica, politica e sociale è presente solo in gruppi minoritari all’interno della sinistra radicale e antagonista (minoritaria essa stessa). Chi si definisce “comunista”, oggi, perlopiù usa il lessico di una tradizione politica italiana che si è progressivamente allontanata dalle sue radici ottocentesche. Chi definisce “comunista”, oggi, la ben più consistente opposizione di centrosinistra (a cui vengono sommati giornalisti, magistrati, showman e a volte anche allenatori di calcio) sta usando la parola come se fosse una sberla. Da “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">fannullone</span></em></strong></span>”, a “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">froci</span></em></strong></span>”, passando però anche per termini compassionevoli come “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">poveri</span></em></strong></span>” o apparentemente neutri come “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">gente</span></em></strong></span>”, il vocabolario oramai egemone della destra e della maggioranza dei mass-media non si dà preoccupazioni di esattezza tassonomica, ma divide la società secondo linee di forza e fronti di scontro fra un “noi” sempre mutevole (noi gente di buon senso, noi contribuenti tartassati, noi maschi, noi mariti, noi che lavoriamo) e un “quegli altri” sempre generico. Non è anche il modo di salvare le aziende disastrosamente governate? Si costruisce una “good company” di virtù e si scaricano i vizi in una “bad company”. In questo format il centrosinistra e le diverse appartenenze culturali che lo sostengono, magari anche un po’ di malavoglia, costituiscono indistintamente la bad company della politica e della società italiana.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Sarebbe infine sbagliato, però, concludere che il PC è di sinistra e il PS di destra. L’arte del distinguo raffinato, dell’eufemismo consolatorio, della sfumatura gradevole travalica ogni confine, e nessun potere potrebbe mai farne a meno. I divertiti censori del PC di sinistra dovrebbero prima o poi farci sapere cosa ne pensano delle missioni di “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">peace keeping</span></em></strong></span>” che richiedono l’uso di bombardieri, dei licenziamenti chiamati “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">esuberi</span></em></strong></span>”, dei tagli ai servizi sociali chiamati “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">riforme</span></em></strong></span>”, dei reati chiamati “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">errori</span></em></strong></span>”, degli insulti chiamati “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">battute</span></em></strong></span>”, dei repubblichini chiamati “<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">ragazzi</span></em></strong></span>”, dei pasticci societari coperti dalla tecnicamente inconsistente mitologia dell’”<span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;">italianità</span></em></strong></span>”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Quando Berlusconi rifiuta di definirsi antifascista (o meno) perché “ha da lavorare” o quando Giulio Tremonti ripete “Dio, Patria, Famiglia” l’impressione che danno queste frasi è quella del vuoto. Non è un’impressione erronea, ma dobbiamo ricordarci che ogni format è di per sé vuoto: l’esperienza lo troverà disponibile e invitante, e presto si incaricherà di riempirlo.</span></span></p>
<div style="border-right:medium none;border-top:medium none;border-left:medium none;border-bottom:windowtext 1.5pt solid;padding:0 0 1pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;padding:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Da <em>Repubblica</em> del 2.10.2008</span></span></p>
</div>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">La prima premessa che mi sento di fare, benché risaputa da quei pochi che mi leggono abitualmente, è che sono contraria al politically correct. “Herstory” per “history” è semplicemente ridicolo, istericamente femminista nonché etimologicamente infondato, la ricorrente e prolissa specificazione di “studenti e studentesse” nei tadze-bao dell’università mi è sempre risultata pedante. Eppure non posso non riconoscere che certe forzature, che possono sembrare estreme e tirate per i capelli, sono la spia di un equilibrio mancato. Quell’aggiunta “e studentesse” ringhiata a denti stretti da ragazze mascoline e incazzate, imposta con piglio perentorio, è una rivendicazione. In Germania probabilmente sono già oltre questa fase: Student-en (“studenti”) più Student-innen (“studentesse”) si è mutato in un’unica parola, dal suffisso sincretico: Student<strong><span style="color:#ff0000;">Inn</span></strong>en, proprio scritta così, coll’infisso evidenziato in rosso: togliendolo, si legge “studenti”; mantenendolo, si legge “studentesse”. E’ un politically correct non più sentito come forzoso o ipocrita, non più percepito. Ciò che sentiamo – o non sentiamo - dentro quando una determinata parola viene pronunciata, è la traccia della tappa del cammino sociale che abbiamo raggiunto. Individualmente o come senso comune.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Mi infilo dunque per un attimo nel calderone della comunità, sebbene mi ripugnino le generalizzazioni o gli ossimori quali “senso comune”: come si può <em>sentire</em> tutti allo stesso modo? Eppure, c’è un filo sottile che unisce il nostro sentire, oggi, in Italia. Anche di quelli che come me si sentono dissidenti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Qualche post fa, mi ribellavo ai divieti di usare la parola “negro”, o “frocio”. Era il corollario del mio <em>no</em> a “diversamente abile”, che confermo e ribadisco. Ma “negro” e “frocio” erano una provocazione. Quello che affermavo, in sostanza, si può riassumere in questi due punti:</span></span></p>
<ul style="margin-top:0;" type="disc">
<li class="MsoNormal"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Non si può prescindere dal contesto in cui una parola viene pronunciata e dall’intenzione: le parole sono segni, simboli in tutto e per tutto. Se sono irlandese e mi reco al cimitero dai miei cari estinti, le loro croci saranno di tipo celtico senza che ciò sia portatore di significati politici. Se la stessa croce celtica campeggia sul portone di un centro sociale di destra, in Italia, difficilmente sarà plausibile ricorrere a giustificazioni di tipo religioso. Allo stesso modo posso usare “frocio” coi miei amici gay perché sorretta da un rapporto di reciproca fiducia e in virtù di un codice comunicativo scherzoso ben definito e tutto nostro. E posso usare “negro” con chi mi conosce e sa come la penso, cioè che la parola in sé non mi pare offensiva, anzi la sento più schietta e mi sa di orgogliosa rivendicazione. Più che altro mi infastidisce che una parola così semplice, che solo indica il colore della pelle, sia oggi divenuta effettivamente dispregiativa per l’uso dispregiativo fattone per secoli. </span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Il politically correct, cioè “di colore” o “omosessuale”, non ha spessore se non è seguito dai fatti e da determinati comportamenti conseguenti, quali il rispetto per chi da queste definizioni è toccato. Star lì a usare le pinze linguistiche con i gay e poi dire che i loro diritti non sono prioritari non ha alcun valore.</span></span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Queste sono mie personali prese di posizione. Quello che mi preme ribadire è che <strong>io, dal basso del mio non contare nulla, e manco rappresentata in parlamento, esento dal diritto di usare termini con sfumature semantiche ormai inquinate chiunque occupi cariche istituzionali e abbia il dovere di usare un linguaggio chiaro e non affettivamente connotato</strong>, dacché si rivolge ad un pubblico fin troppo vasto e variegato, impossibilitato, poiché “massa”, a riconoscersi in un codice comunicativo in cui la sola parola non è sufficiente, ma richiede la fiducia reciproca e la personale conoscenza dell’interlocutore. Le istituzioni <em>devono</em> essere anonime, hanno il <em>dovere</em> del politically correct. Non sono nella posizione di poter operare scelte “stilistiche”: Quando Bossi parla di “fucili caldi”, non sono tenuta a conoscerlo personalmente e a decifrare “il suo modo”. Perché lui in quel momento non rappresenta se stesso. Quando un vigile urbano scrive sulla busta con gli effetti personali di un cittadino pestato a sangue senza alcuna ragione, “<strong><span style="color:#ff0000;">Emmanuel negro</span></strong>”, non ha il diritto di giustificarsi dicendo che “non sapendo il cognome [<em>non hanno avuto il tempo di chiederglielo mentre gli spaccavano la faccia</em>], era un modo per identificarlo”. Non ne hanno il diritto, perché le istituzioni sono tenute a usare un linguaggio che non abbia bisogno di contestualizzazione, parole la cui portata semantica sia ancora cristallina. Io che ho sostenuto quanto ho sostenuto, mai userei parole come “negro” o “frocio” in un articolo di giornale, in un discorso pubblico, o semplicemente con gente che non mi conosce. Questo perché so che i simboli mantengono lo stesso significante a lungo (la parte materiale del simbolo: il cartello stradale, il verde del semaforo, o nel nostro caso la sequenza di fonemi o quella delle lettere scritte), ma cambiano col tempo e coll’uso il significato, ovvero il messaggio che quel simbolo veicola. Hai voglia a dire che la svastica era per gli indusiti un simbolo sacro e ben augurante: oggi è interpretato da tutto il mondo in ben altro modo. La Germania ha cancellato un verso del suo inno, “Deutschland ueber alles”, perché dal Reich usato come slogan, benché quel verso non sia stato scritto in prima battuta con quelle intenzioni. Il senso comune di cui anche io faccio parte è la summa delle esperienze culturali comuni che porta a riconoscere la stessa prima accezione fondamentale di significato in un determinato simbolo, come il significato politico e di intolleranza della svastica,<span>  </span>che ognuno conosce. Il simbolo di per sé è innocente, ma per ciò che ci è stato versato dentro, non è più neutro, quindi non usabile in un contesto ampio. Anche la croce originariamente era un patibolo, ma portare al collo appesa a una catenina una ghigliottina non è la stessa cosa, evidentemente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Ho scritto che le parole sono strumenti e lo ribadisco: strumenti che qualcuno, ben consapevole di tutto ciò, ha usato come coltelli per intagliare la nostra mente, per riempire il format dei loro bassi contenuti, delle loro semplificazioni piene di odio, dividendo, come dice Bartezzaghi, la società in “linee di forza”. No, non è parlar chiaro, il loro: è la creazione di categorie di pensiero in cui un popolo, o meglio “la ggente” possa facilmente riconoscere sé e il nemico, possa trovare un’identità comune contro “quegli altri” citati da Bartezzaghi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Forse Bartezzaghi mi ha aiutato a capire la radice della mia antipatia per il politically correct: se da una parte il PS, accende le parole come insegne al neon, facendo degli individui o dalle categorie toccate da quelle definizioni quasi dei bersagli da colpire (ciò che Bartezzaghi ha felicemente definito “<em>decisionismo linguistico</em>”), dall’altra il PC le sbiadisce, appanna gli oggetti da esse designati, così che passino inosservate e innocenti ai nostri occhi: non guardate alla</span><span style="color:#eeece1;font-family:Tunga;"> </span><span style="color:#a6a6a6;font-family:Tunga;">flessibilità</span><span style="font-family:&quot;"> (leggi <em>precariato</em>), guardate ai </span><span style="color:#ff0000;font-family:&quot;">bamboccioni</span><span style="font-family:&quot;">; non guardate al </span><span style="color:#a6a6a6;font-family:Tunga;">peace keeping</span><span style="font-family:&quot;"> (leggi <em>guerra</em>), guardate ai </span><span style="color:#ff0000;font-family:&quot;">terroristi</span><span style="font-family:&quot;">; non guardate ai </span><span style="color:#a6a6a6;font-family:Tunga;">ragazzi repubblichini </span><span style="font-family:&quot;">(leggi <em>fascisti</em>), guardate ai </span><span style="color:#ff0000;font-family:&quot;">clandestini</span><span style="font-family:&quot;">; non guardate </span><span style="color:#a6a6a6;font-family:Tunga;">qui</span><span style="font-family:&quot;">, guardate </span><span style="color:#ff0000;font-family:&quot;">qui</span><span style="font-family:&quot;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Ed ecco la nuova scala di priorità: non guardate a questioni di lana caprina come fascismo e antifascismo, guardate al lavoro che c’è da fare (in cima alla lista per importanza, un disegno di legge contro i graffitari, la nuova “</span><span style="color:#ff0000;font-family:&quot;">emergenza</span><span style="font-family:&quot;">”). Fino ad arrivare ancora oltre, a chi, ben conscio della portata del simbolo della parola “fascista” e delle conseguenze legali, pur di non disconoscere le proprie origini di fronte al proprio nero elettorato, riesce ad usare improbabili giochi di negazioni reciproche come </span><span class="MsoIntenseEmphasis"><strong><em><span style="color:#4f81bd;font-family:Calibri;">anti-anti-fascista</span></em></strong></span><span style="font-family:&quot;">. Essere “contro” è più facile e meno rischioso che essere “per”: quindi se sono “per” è meglio non dirlo e dichiararmi piuttosto “contro-contro”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Alla faccia del parlar chiaro.</span></span></p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/142/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=142&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Travolti da un insolito destino nell&#8217;azzurro mare d&#8217;agosto</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/24/travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-dagosto/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 08:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[sociolinguistica]]></category>

		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sere fa, come al solito alla solita impossibile ora tarda, hanno passato questo film godibilissimo e amaro, con due mostri sacri in stato di grazia. Come al solito, mi son ficcata gli stuzzicadenti fra le palpebre, e ho resistito fino a notte tarda, per veder ancora una volta realizzarsi i fondati timori di Gennarino Carunchio.
Per chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter" src="http://www.linawertmuller.com/linafilm/travolti4.jpg" alt="" width="394" height="352" /></p>
<p>Sere fa, come al solito alla solita impossibile ora tarda, hanno passato questo film godibilissimo e amaro, con due mostri sacri in stato di grazia. Come al solito, mi son ficcata gli stuzzicadenti fra le palpebre, e ho resistito fino a notte tarda, per veder ancora una volta realizzarsi i fondati timori di Gennarino Carunchio.</p>
<p>Per chi non conoscesse il film, è la storia del sunnominato Gennarino, rozzo mozzo siciliano e comunista a servizio su uno yacht di lusso, e la signora Raffaella Pangetti, ricca industriale milanese e socialdemocratica. Durante un&#8217;uscita in gommone, il motore si rompe e costringe i due a uno sbarco di emergenza su un&#8217;isola deserta. Deserta soprattutto dalle barriere e convenzioni sociali.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/24/travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-dagosto/"><img src="http://img.youtube.com/vi/SuPEEUAEdAo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Laddove il denaro non vale niente, è il lavoro puro, quello manuale, quello di sapersi procacciare il cibo a determinare le nuove gerarchie. E dove gli argini sociali vengono abbattuti, ecco che erompe la passione, pura e feroce, perfino sadomasochistica.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/24/travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-dagosto/"><img src="http://img.youtube.com/vi/J0Ap8WNHn0g/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p> Come Alice, vado a leggermi il Morandini che scrive che &#8220;l&#8217;incapacità di L. Wertmüller nel lavoro di lima e nel controllo della materia le impedisce ancora una volta di lasciare un segno duraturo.&#8221; Mi sembra un giudizio severo e davvero troppo poco argomentato. In me invece è rimasto il segno duraturo della trasfigurazione dei volti ad opera dell&#8217;amore,  dell&#8217;essere umano che esce pian piano dal bozzolo dei suoi clichées, del senso di rivalsa sociale negli schiaffoni di Gennarino a Raffaella, dell&#8217;amarezza della disillusione negli occhi di Gennarino.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/24/travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-dagosto/"><img src="http://img.youtube.com/vi/IsoPYhmGAIo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Ed ecco che le barriere sociali si manifestano anche nel linguaggio, strumento privilegiato di discriminazione sociale:</p>
<blockquote><p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">- Oh amore…il primo, è vero sai: avresti dovuto essere tu il primo.<br />
- Il primo? Si chiama “primo” uno che poi dopo ci sta il secondo eh!<br />
- Il primo e l’unico…voglio dire che mi dispiace non esser vergine, perché dovevi essere tu ad aprirmi, a mettermi il tuo marchio…amore, ti prego…sodomizzami…sodomizzami…ti prego amore…sodomizzami!<br />
<strong>- Mmmhh…nun lo so…nun me va!</strong><br />
- Sì ti prego amore, tu sei il mio primo vero uomo…sodomizzami!<br />
- Senti un po’, brutta fitusa borghese carugnona: ma tu lo fai apposta per farmi sentire ignorante con ‘ste parole difficili! Ma questa cosa che porcheria è, che nun te capisco? ! Che caspita sarebbe?<br />
- Scusa amore…<br />
- Ma scusa ‘na cippa de minchia, che maniera de parlare! Sissignore, io sono ignorante e me ne vanto!<br />
- Te lo giuro amore, te l’ho detto così perché è una cosa difficile da dire.<br />
- Ma poi io ‘ste porcherie vostre non le conosco…che è ‘sta cosa: sotorizzami, sotorazzami…checchè è?!?!</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">(Qui finisce la citazione testuale trovata in rete, ora vado &#8220;a braccio&#8221;)</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">- E&#8217; una cosa d&#8217;amore&#8230;. sodomizzami è&#8230; questo (si gira)</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">- Ahhh&#8230; questo è? Ma ti pare il modo di parlare a un uomo come me?</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">- Ma amore, te l&#8217;ho detto&#8230; è&#8217; una cosa d&#8217;amore, ho detto così, per non essere volgare!</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">- La volgarità! Nell&#8217;amore non c&#8217;è volgarità. Ve la siete inventata voi ricchi, la volgarità.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">________________________________________________________________</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">Gennarino conosce solo un modo di esprimersi: quello di chiamare le cose col loro nome. Se non è sconveniente la cosa in sé (e l&#8217;amore non lo è), non lo è neanche la parola. Non c&#8217;è soluzione di continuità fra le cose e i nomi che le designano. &#8220;Volgare&#8221; è propriamente il &#8220;parlare del popolo&#8221;: non può essere riconosciuto come tale da chi del popolo fa parte. Lo scollamento tra l&#8217;oggetto e il termine, che si fa metaforico e astratto, è frutto di quella stessa opera di astrazione e presa di distanza che spinge a dire &#8221; di colore&#8221; o &#8220;diversamente abile&#8221;. E&#8217; la trasposizione linguistica del gesto di prendere qualcosa con le pinze per disgusto, per non sporcarsi le mani. Le pinze sono appunto la metafora, il ricorso all&#8217;immagine di Sodoma.</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">p.s.</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">Cercando i video, ho scoperto che esiste un remake del film diretto da Guy Ritchie e interpretato nientepopodimenoche da Madonna e Adriano Giannini, figlio di Giancarlo Giannini. Ora io mi domando:  era qualcosa di cui il mondo sentiva il bisogno?</span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/24/travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-dagosto/"><img src="http://img.youtube.com/vi/uFe3c-q4rNk/2.jpg" alt="" /></a></span> </span></p>
<p><span style="font-size:100%;font-style:italic;">Comunque Adriano Giannini è bello quasi quanto il padre&#8230; però non ha il suo fuoco negli occhi&#8230;</span></p>
<p> <img class="alignnone" src="http://img525.imageshack.us/img525/4764/travolti4sz5.jpg" alt="" width="640" height="336" /></p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/130/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=130&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>I cinque sensi e ciambelloni parlanti</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/19/i-cinque-sensi-e-ciambelloni-parlanti/</link>
		<comments>http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/19/i-cinque-sensi-e-ciambelloni-parlanti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 10:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[lingua e vita vera]]></category>

		<category><![CDATA[semantica]]></category>

		<category><![CDATA[provocazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

Il mio amico Henning trovava molto comico il verbo sentire, poiché dopo averne fatto la prima conoscenza nel significato di &#8220;udire&#8220;, ha dovuto scoprire con suo sommo stupore e divertimento che si applicava anche alla sfera olfattiva (&#8221;senti che odore&#8221;), a quella tattile (&#8221;senti com&#8217;è liscio&#8221;), a quella gustativa (&#8221;senti che buono&#8221;).
Nessuna meraviglia dello stupore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.gingerandtomato.com/wp-content/uploads/2008/04/ciambellone.jpg"><img class="aligncenter" title="ciambellone" src="http://www.gingerandtomato.com/wp-content/uploads/2008/04/ciambellone.jpg" alt="" width="400" height="253" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Il mio amico Henning trovava molto comico il verbo <strong><em>sentire</em></strong>, poiché dopo averne fatto la prima conoscenza nel significato di &#8220;<em>udire</em>&#8220;, ha dovuto scoprire con suo sommo stupore e divertimento che si applicava anche alla sfera olfattiva (&#8221;senti che odore&#8221;), a quella tattile (&#8221;senti com&#8217;è liscio&#8221;), a quella gustativa (&#8221;senti che buono&#8221;).</p>
<p>Nessuna meraviglia dello stupore di Henning, quandi si pensi che il tedesco ha un verbo diverso per ogni percezione sensoriale: &#8220;hoeren&#8221; per quella uditiva, &#8220;riechen&#8221; per quella olfattiva, &#8220;fuehlen&#8221; per quella tattile, e &#8220;schmecken&#8221; per quella gustativa. Il tedesco è una lingua molto distintiva, molto più dell&#8217;italiano, nel quale solo il senso della vista ha un suo verbo specifico, e a tutti gli altri è assegnato un generale &#8220;percepire coi sensi&#8221;. In italiano il verbo &#8220;sentire&#8221; non si riferisce solo ai cinque sensi, ma anche&#8230; &#8220;al sesto&#8221;, vale a dire &#8220;percepire con la mente, giudicare&#8221;; in tedesco, dove i <em>Sinne</em> sono per l&#8217;appunto i cinque sensi, il verbo &#8220;<em>sinnen</em>&#8221; ha solo quest&#8217;ultimo significato di &#8220;percepire con la mente, giudicare, soppesare&#8221;.</p>
<p>Questo esempio è una delle possibili dimostrazioni del fatto che la lingua non è un repertorio di parole traducibili 1:1, e che i traduttori elettronici (neppure il Babelfish!) non saranno mai in grado di sostituire interpreti, e che ci sarà - volesse il Cielo - sempre bisogno di insegnanti di lingue in carne ed ossa, imperfetti ed irrazionali come le lingue che parlano.</p>
<p>Ma torniamo al nostro &#8220;sentire&#8221;: si è visto come il primo e più importante significato appreso da Henning sia stato quella di &#8220;udire&#8221;, e per questo abbia trovato divertente le altre applicazioni, ma d&#8217;altra parte, riflettendoci, chiunque di noi, interrogato sul significato di &#8220;sentire&#8221;, darebbe come prima questa definizione senza pensarci su. Si direbbe che in italiano esista un rapporto privilegiato fra l&#8217;udire e il comprendere, come se l&#8217;udito fosse il più importante dei cinque sensi, tant&#8217;è vero che &#8220;sentire&#8221; vale anche per il tedesco &#8220;sinnen&#8221;, comprendere con l&#8217;intelletto.</p>
<p>L&#8217;altra sera, a cena a casa delle famiglia del mio compagno, il nonno, vedendo che prendevo una seconda fetta di ciambellone, mi ha chiesto  &#8220;hai inteso quant&#8217;è bono?&#8221; !!!! <strong><em>Intendere</em></strong>,  un altro verbo che vale per &#8220;comprendere&#8221; e funziona anche per &#8220;udire&#8221;, qua addirittura assume tanta importanza che si estende secondariamente anche alla sfera gustativa! Ho avvicinato l&#8217;orecchio alla fetta e ho detto &#8220;no, non sento niente&#8221;; lui ha fatto lo stesso e ha detto &#8220;neanche io&#8221;, e giù a ridere. Anche perché il nonno è quasi sordo.</p>
<p>L&#8217;udito dunque come canale privilegiato per comprendere&#8230;. curioso! Specie dal momento che ogni giorno che passa mi rendo conto che la gente <span style="color:#ff0000;"><em>non sa ascoltare</em></span>. Davvero, è una specie di malattia contagiosa che mina il nostro vivere sociale: la gente parla, parla, parla, e quando arriva il momento di ascoltare&#8230;. se ne va. Cambia discorso. Ti interrompe continuando il proprio sproloquio ignorandoti. Ogni volta sono colta dalla tentazione di uscirmene con quella vecchia provocazione: &#8220;sai perché abbiamo due orecchie e una sola bocca?&#8221;. Ma poi me ne resto lì ad annuire sconsolata, sperando che il cattivo interlocutore si tolga presto dai piedi.</p>
<p>Ah, un&#8217;ultima cosa: quando parliamo, il nonno corruga la fronte e si sporge verso di noi cercando di cogliere ben bene i movimenti labiali.</p>
<p>Lui lo sa quant&#8217;è importante ascoltare.</p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/119/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=119&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">ciambellone</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Omaggio alla Sicilia</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/17/omaggio-alla-sicilia/</link>
		<comments>http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/17/omaggio-alla-sicilia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 13:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[dialetto]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Non ho tempo: mi sto perdendo fra gli scatoloni e nei ricordi di una vita che riemerge dai cassetti, nel tantativo (vano) di vagliare ciò di cui dovrei liberarmi, e ciò con cui vale la pena istituire una linea di continuità. In due parole: sto traslocando. E mi sto arrendendo all&#8217;evidenza: le &#8220;cose&#8221; sono più forti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.girodivite.it/IMG/jpg/the-trinacria-the-symbol-of-sicilia_1.jpg" alt="" width="292" height="292" /></p>
<p> </p>
<p>Non ho tempo: mi sto perdendo fra gli scatoloni e nei ricordi di una vita che riemerge dai cassetti, nel tantativo (vano) di vagliare ciò di cui dovrei liberarmi, e ciò con cui vale la pena istituire una linea di continuità. In due parole: sto traslocando. E mi sto arrendendo all&#8217;evidenza: le &#8220;cose&#8221; sono più forti di me. DIttatrici, mi possiedono, mi ricordano chi ero e chi sono, e mi minacciano con il fascino dei ricordi color seppia del passato. Allora le prendo, le incarto semplicemente, e le butto così come sono negli scatoloni, che li traghetteranno verso un nuovo caos, prima che trovino il loro posticino dove venir dimenticate per i prossimi 10 anni. Decisamente la mia non sarà mai una casa minimalista.</p>
<p>Salutandovi dunque non so per quanto tempo, vi lascio con un piccolo omaggio musicale alla Sicilia, da cui sono da poco tornata, nelle voci di due dei miei cantanti preferiti. Buon ascolto!</p>
<h2><span style="color:#ff0000;">Stranizza d&#8217;amuri - (Franco Battiato)</span></h2>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/17/omaggio-alla-sicilia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/-JY386pKRHc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<h2><span style="color:#ff0000;">Strade Parallele (Aria siciliana) - (Giuni Russo - Franco Battiato)</span></h2>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/09/17/omaggio-alla-sicilia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/bMQj8vY_oh4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#0000ff;">Testo di &#8220;Strade Parallele&#8221;</span></h3>
<p style="text-align:center;"><em>Duminica jurnata di sciroccu<br />
Fora nan si pò stari<br />
Pi ffari un pocu ‘i friscu<br />
Mettu ‘a finestra a vanedduzza<br />
E mi vaju a ripusari<br />
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri<br />
Ah! Ah! ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti<br />
nan pozzu ripusari.<br />
‘U suli ora trasi dintr’o mari<br />
e fannu l’amuri<br />
‘un c’è cosa cchiù granni<br />
tu si la vera surgenti<br />
chi sazia i sentimenti<br />
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi turmenta<br />
Ah! Ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana<br />
‘ndo mo’ jardineddu mi piaci stari sula.<br />
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi tormenta<br />
Ah! Ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana<br />
‘ndo mo jardineddu mi piaci stari sulu<br />
mi piaci stari sula</em></p>
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		<title>Un punto di vista</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 16:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[glottodidattica]]></category>

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		<description><![CDATA[Le valigie sono pronte: tempo di fare un bagnetto e si parte per la Sicilia&#8230; finalmente! A 31 anni vado a scoprire per la prima volta questa terra meravigliosa. Sarò di ritorno fra 10 giorni, spero con osservazioni sul magnifico dialetto siculo.
Nel frattempo, visto che mi è ripassato per le mani, vi lascio con questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Le valigie sono pronte: tempo di fare un bagnetto e si parte per la Sicilia&#8230; finalmente! A 31 anni vado a scoprire per la prima volta questa terra meravigliosa. Sarò di ritorno fra 10 giorni, spero con osservazioni sul magnifico dialetto siculo.</p>
<p>Nel frattempo, visto che mi è ripassato per le mani, vi lascio con questo che è lo svolgimento di un compito assegnatoci durante il corso. Ci si chiedeva cosa volesse dire per noi &#8220;insegnare una lingua&#8221;. Questo il mio punto di vista.</p>
<p>Non che sia chissà cosa, ma dove schiaffarlo se non qui?</p>
<p>A presto.</p>
<p>______________________________________________________________________________________</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:0;line-height:normal;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:18pt;font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="color:#ff0000;">Che significa insegnare una lingua?</span></span><span style="font-size:18pt;font-family:'Calisto MT','serif';"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">Amo le parole, il loro suono, le sensazioni che evocano. Soprattutto amo la loro storia, perché so che la lingua vive e si evolve in funzione delle necessità comunicative, in conseguenza di eventi storici, culturali e di costume. Per questo trovo spesso utile ricorrere all’etimologia per riflettere sul senso di qualcosa, in una sorta di ricerca archeologica che porti ad esplorare i vari strati sedimentali di una parola e coglierne il valore nella sua interezza, vedere cosa è rimasto di quel valore iniziale, o in che modo si è trasformato. E però, come in questo caso, a volte la ricerca rimane per l’appunto solo archeologica, e non si può che prendere atto che il termine in esame non è che un rigido e fossilizzato contenitore in cui si agitano istanze diverse da quelle che hanno primariamente dato vita a quella forma. “Insegnare”, infatti, proviene dal latino tardo </span></span><span class="MsoBookTitle"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">insignare</span></span></span><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">, “incidere segni nella mente”, e appare in tutto e per tutto figlia del suo tempo. Il valore quasi brutale di un concetto come “incidere” suggerisce un processo univoco in cui l’insegnante prende la mente dello studente, la apre, e con lo scalpellino della sua erudizione vi incide segni permanenti. Nella più ottimistica delle interpretazioni, poi lo studente potrà prendere tali segni come delle linee guida e costruirci sopra. Ma la domanda da cui siamo partiti è comunque “che significa insegnare <em>una lingua</em>?”. Continuando a percorrere la strada di ricerca che ho intrapreso, sembrerebbe che la buona riuscita dell’attività di insegnamento dipenda totalmente o per la maggior parte dal grado di preparazione tecnica, dunque grammaticale, dell’insegnante stesso. Ma allora in cosa differisce un insegnante di lingue da un buon libro di grammatica?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">E’ evidente che devo abbandonare per il momento questo cammino etimologico e scavare nel mio vissuto, per capire cosa accese in me, a mio tempo, la voglia di fare questo lavoro: mi concedo pertanto una piccola parentesi personale, che ha molto a che vedere con la mia posizione di allora di studentessa alle prese con una lingua straniera. A quei tempi studiavo filologia classica, e trovandomi già a metà del percorso, s’imponeva la necessità dello studio del tedesco per poter poi affrontare l’ampia bibliografia in quella lingua al momento della tesi. Poiché trovavo i corsi organizzati dal mio dipartimento troppo “freddi” e pedanti, incentrati soprattutto sulla comprensione dello scritto, nonché troppo minimalisti (due ore a settimana), preferii frequentare, da “esterna”, il corso della facoltà di Scienze Politiche, che sapevo avere un ottimo dipartimento linguistico. Il nostro insegnante, Herr Senf, si presentò da par suo: un tipo alquanto sopra le righe. La sua prima lezione mi prese del tutto alla sprovvista: portò in classe un videoregistratore con un VHS, e ci mostrò la celeberrima ed esilarante conferenza stampa di Trapattoni nelle vesti di allenatore del Bayern München; meglio conosciuta come quella – per intenderci – in cui un furibondo Trapattoni sbatte violentemente il palmo della mano sul banchetto ripetendo “Strunz!”. <span> </span>Ma non era allo “Strunz” (che altro non è che il nome del giocatore) che Herr Senf voleva arrivare. Trapattoni stava polemizzando sulla scarsa serietà professionale di alcuni suoi calciatori che continuavano a darsi per malati, a non allenarsi, a far festa, e a dare di conseguenza un modesto rendimento sul campo. Il suo tedesco, come Herr Senf ci fece notare, era al limite dell’imbarazzante, ma Trapattoni disse qualcosa destinato a lasciare il segno:<span>  </span>paragonò questi giocatori a una bottiglia vuota, “eine Flasche leer”, letteralmente, invertendo tra l’altro l’ordine obbligatorio aggettivo-sostantivo, ponendo quell’aggettivo indeclinato, e dunque quasi iconico, alla fine. L’effetto fu una sollevazione generale dei tifosi, che alla domenica successiva contestarono la squadra sventolando enormi sagome di bottiglia che recavano su la scritta “eine Flasche leer!”. Trapattoni, pur violentando la grammatica, era riuscito in un’impresa non facile per un discente alle prime armi: entrare nell’immaginario linguistico popolare dei tedeschi, per i quali l’immagine di una bottiglia vuota evidentemente ben suggerisce l’idea di qualcosa di inutile, inservibile, debole. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">Herr Senf quel giorno ha insegnato: ha insegnato che la forza comunicativa viene prima della grammatica, che bisogna penetrare nell’anima della cultura di un popolo – di cui la lingua è espressione funzionale – e tradurla in immagini. Soprattutto ha insegnato che non bisogna aver paura di provare ad esprimersi in una lingua straniera perché non se ne conoscono compiutamente tutte le risorse grammaticali. Colui che impara una lingua straniera è come un bambino che cerca di comunicare con i genitori con gli scarsi messi a propria disposizione, costruendo e implementando la propria lingua giorno per giorno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">Fu l’esperienza personale di apprendere una nuova lingua in un modo nuovo, sperimentarla quasi da subito “sul campo” (in Germania), e anche quella di convivere con studenti stranieri alle prese con i primi rudimenti di italiano - con conseguenti e divertenti effetti di interferenza linguistica – a risvegliare in me l’interesse per l’apprendimento delle lingue e a spingermi a spostare il mio oggetto di studio dalla letteratura antica alla linguistica. La letteratura attiene infatti alla funzione poetica del linguaggio, una funzione ovviamente necessaria e presente in ogni lingua naturale, ma che comunque è secondaria rispetto a quella della comunicazione in sé. E anche restando nell’ambito di questa funzione, la correttezza della grammatica – intesa comunque come descrittiva e non prescrittiva – viene dopo rispetto all’esigenza di comunicare: “dopo” non in termini temporali, bensì di priorità. Imparare una lingua è anzitutto riuscire a comunicare fin da subito, almeno a provarci, e migliorare passo passo, tramite l’apprendimento della grammatica, la propria interlingua, per moltiplicare le possibilità espressive.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">Un libro di grammatica, per quanto ben scritto, poco o nulla potrebbe dire sull’anima di un popolo, su ciò che per esso è importante o viceversa offensivo. Una lingua non è un repertorio di parole da imparare e regole da applicare. Per questo è fondamentale che l’insegnante di una lingua straniera sia di madrelingua e con un’attenta sensibilità verso i processi culturali che la sua lingua veicola. Insegnare una lingua significa fornire la più importante chiave di accesso all’anima della comunità che tramite quella lingua si esprime. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;"><span> </span>Ma per ottenere questo è necessario che l’insegnante faccia un passo indietro sul terreno della propria erudizione e fornisca allo studente solo gli strumenti davvero necessari a poter compiere il proprio cammino da solo, ché lo studente non è certo una<em> tabula rasa</em> su cui trasferire nozioni, né una cartella vuota in cui scaricare un programma. Sarebbe forse più facile ma molto meno divertente, e con minori soddisfazioni da ambo le parti. E’ opportuno tener presente che nel processo di insegnamento-apprendimento è lo studente, e non l’insegnante, il protagonista, ed è perciò ogni singolo studente a dover sfogliare il bagaglio nozionistico dell’insegnante, alla ricerca di quel qualcosa in più di cui lui e solo lui ha bisogno per costruire la propria lingua; se poi c’è qualcosa che l’insegnante può “incidere”, questo qualcosa consiste in associazioni di fatti espressivi e culturali, che lo studente potrà riutilizzare a suo piacimento e rielaborare sposandole al proprio vissuto personale e al proprio quadro di riferimento culturale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:'Calisto MT','serif';"><span style="font-size:small;">Cercando di ricollegare queste conclusioni all’etimologia della parola, da cui ho tratto spunto per questa riflessione, l’immagine che ora mi sembra più appropriata è quella del contadino che ara e coltiva la terra: egli può tracciare dei buoni solchi e utilizzare ottime sementi, ma la qualità del raccolto dipenderà in ultima analisi dalla composizione del terreno e dal clima.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;ipocrisia delle parole</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/29/lipocrisia-delle-parole/</link>
		<comments>http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/29/lipocrisia-delle-parole/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 13:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[lingua e vita vera]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempi di tedio da blogosfera e pensieri di cancellazione, riprendo la parola solo ed esclusivamente perché ho ricevuto l&#8217;appello di Coccoina, per il quale - se non si fosse notato - ho un debole, quasi un amore virtuale-intellettuale che sfida conoscenza diretta ed età. Una &#8220;corrispondenza d&#8217;amorosi sensi&#8221;, un&#8217;affinità elettiva.
Dicevo del tedio da blogosfera: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In tempi di tedio da blogosfera e pensieri di cancellazione, riprendo la parola solo ed esclusivamente perché ho ricevuto l&#8217;appello di Coccoina, per il quale - se non si fosse notato - ho un debole, quasi un amore virtuale-intellettuale che sfida conoscenza diretta ed età. Una &#8220;corrispondenza d&#8217;amorosi sensi&#8221;, un&#8217;affinità elettiva.</p>
<p>Dicevo del tedio da blogosfera: mi par un gioco narcisistico al chi è più intellettuale, chi più impegnato, chi più indignato, chi più informato, chi più colto, chi più politicamente corretto. Tutto questo dalla posizine protetta e privilegiata dietro un monitor, su una tastiera, senza un riscontro reale. Sono davvero pochi in grado di sapersi raccontare, sapersi scambiare opinioni. E&#8217; tutto un dare lezioni, ed è questo che mi ha portato a riflettere anche sulla natura di questo blg, il mio. Ho voluto tematizzarlo per parlare dell&#8217;unica cosa su cui mi senta di sapere qualcosa in più della media: la linguistica. Ma a che giovano queste lezioncine, quest&#8217;inutile sfoggio di sapere settoriale? Tanto vale iscriversi ad un forum di linguistica, di cui la rete pullula, ma mi darebbe soddisfazione? Non credo, visto che rifuggivo questi &#8220;circoli degli Scipioni&#8221; già all&#8217;università. Allora, per renderlo appetibile ai lettori, non mi resta che farne un contenitore di gaffes, errori, lapsus come nel post precedente. Un calderone atomistico di curiosità. E poi a me non sono mai piaciute le luci della ribalta, sto meglio dietro le quinte. E preferisco fare l&#8217;ospite che la padrona di casa: da ospite posso starmene in un angolo e ascoltare gli altri, e parlare solo quando voglio. Da padrona di casa mi corre l&#8217;obbligo di preparare un salotto abbastanza accogliente da favorire il dialogo, e stimolarlo io per prima.</p>
<p>Ma io come padrona di casa sono sempre stata un disastro: compro patatine e snack, ma poi mi dimentico di offrirle. Poi quando me ne ricordo, anziché aprirle e metterle sul tavolo, mi esce un &#8220;volete per caso delle patatine?&#8221;, domanda a cui un ospite educato e con poca confidenza con la padrona di casa risponde &#8220;no, no, grazie&#8221;. E poi me le pappo il giorno dopo da sola.</p>
<p>Insomma, non so ancora se e per quanto questo blog continuerà ad esistere.</p>
<p>Ma ora veniamo all&#8217;ipocrisia delle parole.</p>
<p>Ieri mi è capitato, durante una delle mie visite in blog altrui, di assistere ad una discussione nata a proposito di un articolo su una violenza sessuale. L&#8217;autore del post (che non linko perché indegno) in sostanza ribadiva che nessuno ha il diritto di abusare di una donna, ma poi aggiungeva &#8220;per quanto troia&#8221; sia. Proseguiva raccontando di un episodio in cui ha preso eroicamente (!) le difese di una donna che veniva pesantemente importunata da alcuni uomini, a causa del suo comportamento da vera mignotta, ancheggiante e con minigonna e tacco 12. Ora lascio a voi il compito di tirare le somme sul rispetto delle donne che un tale personaggio può avere, pur evitando - vivaddio! - i toni da &#8220;se l&#8217;è cercata&#8221;. Il tizio in questione ribadisce più volte nella sua presentazione il suo amore per le donne, molto circostanziato, a dire il vero, visto che specifica accuratamente l&#8217;organo che più attira la sua attenzione, e l&#8217;uso che gli piace farne. Una blogger che molto stimo, <a href="http://alicesu.splinder.com/" target="_blank">Alice</a>, l&#8217;ha rimesso al suo posto come le riesce tanto bene fare, e da lì si è scatenata una bagarre molto poco educata (da parte del tipo e dei suoi ospiti, certo non di Alice che ha ben altre frecce al suo arco). Mi sono inizialmente limitata ad un&#8217;osservazione sul significato di &#8220;omofobia&#8221;, visto che il tipo ignorante, per affermare che Alice è una femminsita che odia gli uomini, ha parlato di&#8230; omofobia! Ho spiegato cosa sia l&#8217;omofobia, e, come mi piace fare, cercato di spiegare anche la natura del suo scivolone linguistico: il fatto è che mentre per l&#8217;odio per le donne esiste il termine &#8220;misoginia&#8221;, il termine &#8220;misandria&#8221; è tardo, misconosciuto, ed è un termine riflesso, legato alla sfera femminista-estremista. Mi è venuto spontaneo osservare che tale &#8220;buco&#8221; nella nostra lingua la dice lunga sulla cultura maschilista (non sono femminista, ma rilevo che non esiste ancora una effettiva parità, nei fatti) di questa società. L&#8217;odio per gli uomini non è previsto, è una &#8220;conquista&#8221; del femminismo, se l&#8217;odio può definirsi conquista. Il fatto è che quando c&#8217;è una situaizone di forte squilibrio, gli estremismi sono necessari per riportare i piatti della bilancia in sostanziale parità. Il tizio ha ritenuto opportuno informarmi che anche l&#8217;equivalente femminile di &#8220;frocio&#8221; non esiste, e che dunque è pari e patta. Col cavolo! Ma qui siamo di nuovo nel campo della coniazione tutta maschile: un&#8217;offesa per &#8220;donna gay&#8221; non esiste perché l&#8217;omosessualità femminile è considerata più arrapante che disdicevole, basti solo vedere un porno a caso. Il mito della virilità porta a vedere come fumo negli occhi pratiche di sodomia, e allo stesso tempo a vedere come funzionali alla propria eccitazione le pratiche saffiche. Ora, io non ho mai avuto simpatia per quel tipo di lesbiche che odiano gli uomini, li cacciano dalle loro assemblee, vorrebbero tagliar loro il pene. Ma in sincerità arrivo a capire che deve essere irritante essere considerate oggetti sessuali da chi per te ha un appeal pari a uno zerbino. E immagino debba esserci una ragione se i gay uomini hanno solitamente amiche donne, muoiono dietro ad icone superfemminili come Mina o Madonna, mentre le lesbiche guardano gli uomini con diffidenza: sarà perché io non ho mai chiesto ai miei amici gay di baciarsi per arraparmi, mentre ho sentito fare questa richiesta a delle donne, al punto che perfino adolescenti disinibite sanno che il miglior metodo per attirare l&#8217;attenzione maschile in discoteca è strusciarsi l&#8217;una all&#8217;altra e assumere atteggiamenti ambigui?</p>
<p>La lingua, come forse è scontato ribadire, è lo specchio della nostra mentalità. E la mentalità italiana, oltre che maschilista, è pure ipocrita.</p>
<p>Così accade anche che, per aver detto che che il suddetto tipo va rispettato come minoranza, in quanto &#8220;diversamente intelligente&#8221;, mi sia beccata da un tale concentrato di ignoranza e volgarità gratuita una accorata critica a difesa dei diversamente abili che secondo lui avrei insultato.</p>
<p>Diversamente abili, capite? Ma quant&#8217;è bella quest&#8217;espressione! <strong><span style="color:#ff0000;">DIVERSAMENTE ABILI</span></strong>. Cioè non <em>disabili</em>, no, diversamente abili. E&#8217; così che la nostra società si scarica delle colpe verso i disabili, delle macchine parcheggiate davanti agli scivoli per le sedie a rotelle, con sanzionamento che avviene una volta su mille, dopo che 999 disabili hanno dovuto fare il giro del palazzo per scendere dal marciapiede; dei marciapiedi alti 20 cm, degli autobus senza pensilina per carrozzelle, dei palazzi senza ascensore e senza scivolo.</p>
<p>Una giornata media per un disabile è un pentathlon, ma forse è per questo che li chiamiamo &#8220;diversamente abili&#8221;: perché devono inventarsi nuove abilità per poter sopravvivere, quali quelle di far lievitare la propria carrozzella, o comprimersi per poter passare fra le macchine parcheggiate; i ciechi sviluppano un sesto senso per sapere quando scatta il verde pedonale, o un sonar per individuare gli ostacoli. Per i benpensanti, l&#8217;espressione &#8220;diversamente abili&#8221; equivale a riconoscere che essi sono in grado di fare tutto quello che facciamo noi &#8220;normodotati&#8221;. Va bene, comunque sicuramente chi è su una carrozzella non può camminare, quindi per favore togliete quelle cazzo di macchine dai posti a loro riservati o da davanti agli scivoli! Preferisco riconoscere anche semanticamente che una persona ha OGGETTIVAMENTE un problema, e facilitargli la vita, anziché far finta di niente con un falso ed ipocrita atteggiamento da pari a pari.</p>
<p>Altri atteggiamenti di perbenismo linguistico:</p>
<p>Non si dice <strong><span style="color:#ff0000;">FROCIO</span></strong>, ma OMOSESSUALE!</p>
<p>Io i miei amci gay posso anche chiamarli affettuosamente e scherzosamente &#8220;brutte checche&#8221; o &#8220;brutti froci&#8221;, in loro presenza, con l&#8217;ironia e la fiducia reciproca che connota i nostri rapporti. Poi però vado a manifestare per le unioni gay anche se non è un probelma che mi riguarda direttamente (come spesso mi fanno notare i perbenisti), mentre chi si prende la briga di riprendermi poi dice che &#8220;poverini, non è colpa loro, devono curarsi&#8221;. Questa gente, proprio per la poca o nulla frequentazione di queste &#8220;persona malate&#8221;, non sa che alcune parole sono tollerate nelle cerchie di coloro che da queste parole sono toccati, o da quelli che con essi hanno abbastanza confidenza. I perbenisti educati riconoscono l&#8217;omosessualità e la tollerano, a patto però di non vederla per le strade, di non vedere mani maschili che si stringono teneramente. Sempre i perbenisti non dicono &#8220;frocio&#8221;, no, però ritengono che il matrimonio non possa estendersi agli omosessuali, perché ci sono &#8220;altre priorità&#8221;.</p>
<p>Non si dice <strong><span style="color:#ff0000;">NEGRO</span></strong>, si dice DI COLORE!</p>
<p>Ah sì? E di che colore? Anche i puffi sono di colore. Blu.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.cartonionline.com/gif/CARTOON/puffi/immagini/Puffi_03.jpg" alt="" width="254" height="302" /></p>
<p> </p>
<p>La parola NEGRO è trasparente: aggettivo dal latino NIGRU(M) &gt; &#8220;negro&#8221;, di colore nero. Almeno specifica quale sia questo colore. Semanticamente è identico a &#8220;nero&#8221;. Però è ritenuto offensivo per la carica negativa messa nell&#8217;espressione da chi riteneva i negri prossimi a animali o strumenti da lavoro. Io questa carica negativa nella parola non ce la metto, e a dire il vero mi sento un po&#8217; pedante e stupida nel dire &#8220;di colore&#8221;, mi fa sentire a disagio&#8230;. ma purtroppo mi tocca fare attenzione, se non voglio dilungarmi in interminabili spiegazioni di fronte ad occhi scettici ed accusatori di gente che poi magari chiama tutti gli africani &#8220;marocchini&#8221;, o sulla spiaggia parla loro come fossero dementi, usando parole dialettali e di difficile intellegibilità, ma omettendo però gli articoli.</p>
<p>Non sarà che chi male pensa, male fa?</p>
<p>Le parole sono innocenti, sono strumenti come i coltelli: non sono cattivi di per sé, si possono usare per sminuzzare aglio e prezzemolo, o per recidere una giugulare. Le parole sono anche contenitori di sentimenti o di giudizi, di ironia, di disprezzo, di amore. Una parola non può uccidere, ma il disprezzo che ci metti dentro sì, il menefreghismo di parcheggiare sul posto invalidi perché così sei più vicino a casa logora.</p>
<p>Io non ho nulla da nascondere, e perciò mi riservo il diritto di usare le parole nude, svelate, come le poppe di quella verità che il Tiepolo volle nuda, così come alla verità si conviene, e che solo chi ha qualcosa da nascondere può pensare di coprire con un reggipetto.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.thecityreview.com/tiepolo.gif"><img class="aligncenter" src="http://www.thecityreview.com/tiepolo.gif" alt="" width="432" height="340" /></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/glottorellando.wordpress.com/109/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/glottorellando.wordpress.com/109/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/109/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=109&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>lapsus freudiano</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/29/lapsus-freudiano/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 10:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[lingua e attualità]]></category>

		<category><![CDATA[strafalcioni]]></category>

		<category><![CDATA[stupidate]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa la definizione datane da Wikipedia:
L&#8217;espressione si riferisce ad un errore apparentemente casuale, bizzarro o privo di senso (inclusi errori linguistici e vuoti di memoria) che, secondo la teoria freudiana, il soggetto compie sull&#8217;impulso di un&#8217;istanza inconscia e che diventa il canale per esprimere pensieri che altrimenti la censura, legata alla coscienza vigile, rimuoverebbe.

  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Questa la definizione datane da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lapsus_freudiano" target="_blank">Wikipedia</a>:</p>
<blockquote><p>L&#8217;espressione si riferisce ad un errore apparentemente casuale, bizzarro o privo di senso (inclusi errori linguistici e vuoti di memoria) che, secondo la teoria freudiana, il soggetto compie sull&#8217;impulso di un&#8217;istanza <a title="Inconscio" href="http://glottorellando.wordpress.com/wiki/Inconscio">inconscia</a> e che diventa il canale per esprimere pensieri che altrimenti la <a class="new" title="Censura (psicoanalisi) (pagina inesistente)" href="http://glottorellando.wordpress.com/w/index.php?title=Censura_%28psicoanalisi%29&amp;action=edit&amp;redlink=1">censura</a>, legata alla <a class="new" title="Coscienza vigile (pagina inesistente)" href="http://glottorellando.wordpress.com/w/index.php?title=Coscienza_vigile&amp;action=edit&amp;redlink=1">coscienza vigile</a>, rimuoverebbe.</p></blockquote>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/29/lapsus-freudiano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/78KsfspX7D4/2.jpg" alt="" /></a></span><a href="http://it.youtube.com/watch?v=78KsfspX7D4"></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/glottorellando.wordpress.com/107/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/glottorellando.wordpress.com/107/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/107/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=107&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La parola ai bambini</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/04/la-parola-ai-bambini/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 13:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[strafalcioni]]></category>

		<category><![CDATA[analogia]]></category>

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		<description><![CDATA[Assieme agli stranieri, sono loro le vittime più divertenti dell&#8217;analogia (di cui già si è parlato qui).

____________________________________________________________
[bimba alle prese con un aggettivo specifico troppo difficile e troppo simile a una parola più semplice e che tutto sommato manco ci sta troppo male.]
Dialogo fra mamma e bambina di 6/7 anni, in risalita dal lago di Martignano. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3>Assieme agli stranieri, sono loro le vittime più divertenti dell&#8217;analogia (di cui già si è parlato <a href="http://glottorellando.wordpress.com/2008/03/26/analogia-e-anomalia/" target="_blank">qui</a>).</h3>
<p><img class="alignnone" src="http://www.guidaacquisti.net/_immagini/guida/libri-bambini.jpg" alt="" width="354" height="300" /></p>
<p>____________________________________________________________</p>
<h4>[bimba alle prese con un aggettivo specifico troppo difficile e troppo simile a una parola più semplice e che tutto sommato manco ci sta troppo male.]</h4>
<p><em>Dialogo fra mamma e bambina di 6/7 anni, in risalita dal lago di Martignano. La bimba ha molto più fiato della mamma e si lancia in un racconto dettagliato di qualche - suppongo - gita scolastica:</em></p>
<blockquote><p>bambina: e poi sotto c&#8217;era un piccolo fiume pulito pulito pulito e fresco, e intorno tanto verde&#8230;</p>
<p>mamma: e l&#8217;avete bevuta l&#8217;acqua?</p>
<p>bambina: no, penso che si poteva bere, ma non siamo scesi perché la discesa era troppo <em><span style="color:#ff0000;">ruvida</span></em>.</p></blockquote>
<p>(<em>l&#8217;aver sentito questo ha reso quel chilometro di salita per tornare al parcheggio molto meno ruvido anche a me</em>) <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>_________________________________________________</p>
<h4>[bimbo di 3 anni - n ipote di una mia collega di corso - che inciampa nei verbi irregolari e che evidentemente non esce molto spesso a piedi.]</h4>
<blockquote><p>bimbo: Papà, voglio <em><span style="color:#ff0000;">escere</span></em>!</p>
<p>papà: Non si dice così. Si dice: &#8220;Papà, voglio u&#8230; u&#8230; ?&#8221;</p>
<p>bimbo: &#8220;Voglio&#8230; u&#8230; u&#8230; <strong>una macchina</strong>!&#8221;</p></blockquote>
<p>____________________________________________________</p>
<h4>[bimbo di 2/3 anni che fa i capricci per strada, e si dibatte nelle difficoltà dei verbi modali irregolari e nelle regole della buona educazione. Il tutto davanti al mio amico Henning alla seconda settimana di studio dell'italiano]</h4>
<blockquote><p>bimbo: <em><span style="color:#ff0000;">vuoi</span></em> un gelato, <em><span style="color:#ff0000;">vuoi</span></em> un gelato!!!!</p>
<p>mamma: no.</p>
<p>bimbo: No, <strong>io </strong><em><span style="color:#ff0000;">vuoi</span></em> un gelato!</p>
<p>mamma: come: &#8220;io <em><span style="color:#ff0000;">vuoi</span></em> un gelato&#8221;? Come si dice? &#8220;Io&#8230;?&#8221;</p>
<p>bimbo: io&#8230; <em><span style="color:#ff0000;">vuoi</span></em> un gelato&#8230; <strong>per favore!</strong></p></blockquote>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/glottorellando.wordpress.com/86/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/glottorellando.wordpress.com/86/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/86/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=86&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">skakkina</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Un brillocco è per sempre</title>
		<link>http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/04/un-brillocco-e-per-sempre/</link>
		<comments>http://glottorellando.wordpress.com/2008/08/04/un-brillocco-e-per-sempre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 13:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>skakkina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[post non linguistici]]></category>

		<category><![CDATA[stupidate]]></category>

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		<description><![CDATA[Estate.
Leggerezza.
Mollo per un attimo i racchettoni e questo posto meraviglioso dove sguazzo gaiamente per fuggire la calura, per onorare il mio primo award bloggettaro, l&#8217;ambitissimo brillante weblog tributatomi da Tanuccio, con la motivazione
Perché mi insegna la lingua italiana che a me è sconosciuta.
Alla qual cosa aggiungerei che dichiaro di non aver ricevuto manco mezzo euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://sventurato.files.wordpress.com/2008/08/premiobrillanteweblog.jpg?w=200&#038;h=122" alt="" width="200" height="122" />Estate.</p>
<p>Leggerezza.</p>
<p>Mollo per un attimo i racchettoni e questo posto meraviglioso <img class="alignright" src="http://images.ciao.com/iit/images/products/normal/324/product-659324.jpg" alt="" width="200" height="138" />dove sguazzo gaiamente per fuggire la calura, per onorare il mio primo award bloggettaro, l&#8217;ambitissimo brillante weblog tributatomi da <a href="http://sventurato.wordpress.com/" target="_blank">Tanuccio</a>, con la motivazione</p>
<blockquote><p>Perché mi insegna la lingua italiana che a me è sconosciuta.</p></blockquote>
<p>Alla qual cosa aggiungerei che dichiaro di non aver ricevuto manco mezzo euro dal caro Tanuccio che prende lezioni a scrocco. Ma vabbè, lo perdono solo perché grazie a lui è giunto finalmente quel giorno tanto atteso in cui Angelina Jolie sta crepando di invidia per la sottoscritta: siediti sulla riva e aspetta che passi il cadavere del tuo nemico. Mi risulta infatti che ella non sia l&#8217;orgogliosa detentrice di un siffatto premio.</p>
<p> <img class="alignleft" src="http://telefilmland.files.wordpress.com/2006/11/kidman3.jpg?w=233&#038;h=360" alt="" width="233" height="360" /></p>
<blockquote><p>Questo è solo il primo passo. Il prossimo sarà vendere l&#8217;esclusiva di questo post a &#8220;People&#8221; e ovviamente devolvere il ricavato a favore dei bambini vietnamiti, dai quali mi recherò presto per rendere la mia famiglia colorita ed etnica, mettendone in fila una centinaio e indicandone uno &#8220;quello va bene! Mi faccia un pacchetto&#8221;; perché io e il mio uomo, Brad Cynsk, siamo filantropi e moderni, e non ci sposeremo finché tutti i gay non potranno farlo e la fame nel mondo non sarà sconfitta. Il primo pannolino sporco di cacca verdognola dei nostri piccoli sarà altresì messo all&#8217;asta da Sotheby&#8217;s, e il ricavato devoluto in favore dell&#8217;associazione &#8220;regala un ipod a un bambino africano&#8221;.</p>
<p>Ringrazio la mia famiglia perché se sono come sono lo devo al loro abbandono e menefreghismo; ringrazio anche quei quattro gatti di commentatori che fan lievitare il mio ego e ancora circolano in queste lande desolate in cui si sente solo il canto delle cicale, e i miei due gatti. Vi amo!</p></blockquote>
<p> </p>
<p>_______________________________________________________________________ </p>
<p>Ma ora è giunto il momento si passare il brillocco ad altri 7 sventurati:</p>
<p><a href="http://twiga52.blog.kataweb.it/" target="_blank">Twiga</a>: perché con due parole ti ricrea un mondo, e il dono della sintesi e dell&#8217;incisività è qualcosa che mi lascia sempre sgomenta: dovevo essere a casa con l&#8217;influenza il giorno che l&#8217;hanno distribuita.</p>
<p><a href="http://twiga52.blog.kataweb.it/category/il-blog-di-coccoina/" target="_blank">Coccoina</a>, hosted by Twiga: perché è il Pennac italiano. Sul brillante award ci doveva stare la sua faccia sorniona. Chi non lo capisce e non si sforza di farlo, ci perde.</p>
<p><a href="http://urdals.blog.kataweb.it/" target="_blank">MaoBao</a>: per le arie da sfascione che ama darsi, per le sue doti grafiche e musicali, e per la sottile capacità d&#8217;analisi socio-geo-politica che gli invidio.</p>
<p><a href="http://alicesu.splinder.com/" target="_blank">Alice Suella</a>: per le brillanti doti scrittorie, nonché per l&#8217;originalità delle associazione di immagini e parole. E&#8217; perché è una blogger cui non interessa nulla, ma veramente nulla, di risultare simpatica ai suoi lettori. I quali d&#8217;altra parte si lasciano insultare di buon grado. Ammirevole.</p>
<p>Gli altri 3: non ce l&#8217;ho, sono in ferie, sono spariti dalla blogosfera, o sono già stati insigniti prima di me, o fortunati loro!</p>
<p>E poi il mio blogroll non è ancora così lungo da poterlo scrivere su un rotolone di scottex a misura Divina Commedia.</p>
<p>Saluti brillanti</p>
<p>Ska</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/glottorellando.wordpress.com/84/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/glottorellando.wordpress.com/84/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glottorellando.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glottorellando.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glottorellando.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glottorellando.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glottorellando.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glottorellando.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glottorellando.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glottorellando.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glottorellando.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glottorellando.wordpress.com/84/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glottorellando.wordpress.com&blog=3105443&post=84&subd=glottorellando&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">skakkina</media:title>
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